Stiffelio

Stiffelio

Oper in drei Akten

Libretto

Francesco Maria Piave
nach Emil Souvestre und Eugène Bourgeois

Uraufführung

16. November 1850, Triest (Teatro Grande)

Besetzung

STIFFELIO, ein Prediger (Tenor)
LINA, seine Frau (Sopran)
GRAF STANKAR, ein alter Oberst, ihr Vater (Bariton)
RAFFAEL VON LEUTHOLD, ein Edelmann (Tenor)
JORG, ein alter Pfarrer (Bass)
FRIEDRICH VON FRENGEL, Linas Cousin (Tenor)
DOROTHEA, Linas Cousine (Sopran)
FRITZ, ein Diener (stumme Rolle)

Dienerschaft, Gläubige

Ort

in Deutschland, in Stankars Schloss

Zeit

19. Jahrhundert

Verdi, Giuseppe

Verdi, Giuseppe (Fortunino Francesco)
10.10.1813 Le Roncole, (Busseto) - 27.1.1901 Milano


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Oberto Conte di San Bonifacio (17.11.1839 Milano)
Un giorno di regno [Il finto Stanislao] (5.9.1840 Milano)
Nabucodonosor [Nabucco] (9.3.1842 Milano)
I lombardi alla prima crociata (11.2.1843 Milano)
Ernani (9.3.1844 Venezia)
I due Foscari (3.11.1844 Roma)
Giovanna d'Arco (15.2.1845 Milano)
Alzira (12.8.1845 Napoli)
Attila (17.3.1846 Venezia)
Macbeth (14.3.1847 Firenze)
I masnadieri (22.7.1847 London)
Jérusalem [rev. I lombardi] (26.11.1847 Paris)
Il corsaro (25.10.1848 Trieste)
La battaglia di Legnano (27.1.1849 Roma)
Luisa Miller (8.12.1849 Napoli)
Stiffelio (16.11.1850 Trieste)
Rigoletto (11.3.1851 Venezia)
Il trovatore (19.1.1853 Roma )
La traviata (6.3.1853 Venezia)
Les Vêpres siciliennes (13.6.1855 Paris)
Giovanna de Guzman [I vespri siciliani] [rev. Les vêpres siciliennes] (26.12.1855 Parma)
Simon Boccanegra (12.3.1857 Venezia)
Aroldo [rev. Stiffelio] (16.8.1857 Rimini)
Un ballo in maschera (17.2.1859 Roma)
La forza del destino (10.11.1862 St. Peterburg)
Macbeth [rev] (19.4.1865 Paris)
Don Carlos (11.3.1867 Paris)
La forza del destino [rev] (27.2.1869 Milano)
Aida (24.12.1871 Cairo)
Don Carlo [rev. Don Carlos] (1872 Napoli)
Simon Boccanegra [rev] (24.3.1881 Milano)
La Force du destin [rev La forza del destino] (14.3.1883 Antwerpen)
Don Carlo [rev. 2 Don Carlos] (10.1.1884 Milano)
Don Carlo [rev. 3 Don Carlos] (29.12.1886 Modena)
Otello (5.2.1887 Milano)
Falstaff (9.2.1893 Milano)
rev = Bearbeitung



ERSTER AKT
Der alte Pfarrer Jorg liest in Klopstocks »Messias«. Er und seine Glaubensbrüder erwarten sehnsüchtig Stiffelios Rückkehr, dessen Führung und Rat die verfolgte Sekte dringend benötigt. Als der längst Erwartete mit einigen Gästen, darunter auch Raffael, eintritt, ist der Jubel gross. Bald herrscht betretenes Schweigen, als Stiffelio eine Brieftasche vorzeigt, die ihm ein Schiffer ausgehändigt hat. Diese Brieftasche habe ein junger Mann verloren, der in der Morgendämmerung mit einer Dame in aller Eile aus dem Schloss davongerannt sei. Stiffelio wirft den Fund ins Feuer, weil er mit dieser Sache nichts zu tun haben möchte. Lina, seine Frau und Raffael aber, die ein Verhältnis haben, können ihre Unruhe kaum verbergen, so dass Linas Vater stutzig wird. Als Lina und Stiffelio allein sind, ist die junge Frau nahe daran, alles zu bekennen, kommt aber nicht dazu, weil Stiffelio von Stankar zu einer Besprechung abgeholt wird. Lina entschliesst sich, ihre Schuld in einem Brief niederzulegen, wird dabei aber von ihrem Vater überrascht, der das Schreiben zerreisst, um Stiffelio zu schonen. Beide verlassen die Halle. Raffael, der einen Brief an Lina geschrieben hat, schleicht herein und versteckt das Schreiben im »Messias«. Kurz darauf erscheint zufällig Friedrich, Linas Cousin, nimmt das Buch an sich und geht. Jorg, der alles beobachtet hat, hält Friedrich für verdächtig und erzählt Stiffelio, was er vermutet. Dieser nimmt das Buch in die Hand, der Brief fällt heraus. Stankar nimmt ihn an sich, zerreisst ihn und fordert Raffaei heimlich zum Duell.

ZWEITER AKT
Lina betet am Grab ihrer Mutter, wo sie von Raffael aufgesucht wird. Lina will nichts mehr von ihm wissen und fordert ihren Ring und ihre Briefe zurück. Stankar ist Raffael nachgegangen und bringt zwei Schwerter mit. Der Zweikampf beginnt. Der Lärm lockt Stiffello herbei, der endlich erfährt, dass Raffael Linas Liebhaber ist. Nun kämpft Stiffelio selbst gegen Raffael, wird aber durch Jorg, der ihn in die Kirche ruft und bittet, seiner Frau zu verzeihen, unterbrochen. Schwankend zwischen Rache und Vergebung fällt Stiffelio in Ohnmacht.

DRITTER AKT
Raffael ist geflohen und hat einen Brief hinterlassen, in dem er Lina bittet, ihm zu folgen. Jorg bringt die Nachricht, dass Raffael zurückgekehrt ist, um sich Stiffelio zu stellen. Dieser empfängt ihn und bittet, im angrenzenden Zimmer seiner Aussprache mit Lina zuzuhören. Stiffelio lässt Lina zu sich rufen und legt ihr die Scheidungsurkunde vor, die seine Gattin schliesslich unterzeichnet, aber beteuert, im Herzen stets treu geblieben zu sein. Stiffelio macht sich bereit, mit Raffael zu kämpfen, doch dieser ist inzwischen von Stankar gestellt und getötet worden. Jorg muss den von Entsetzen betäubten Stiffelio in die Kirche führen.
Dort hat sich die Gemeinde bereits versammelt, Stiffelio betritt die Kanzel. Er öffnet die Bibel, ohne hinzusehen, wo und liest aus dem Neuen Testament. Als der Geistliche die Stelle erreicht, bei der Christus der Ehebrecherin vergibt, ist auch Stiffelio bereit, seiner Frau zu verzeihen.

ATTO PRIMO
In Germania al principio del secolo XIX, sulle rive dello Salzbach, presso il castello del conte di Stankar. Stiffelio, alias Rodolfo Müller, capo di una non meglio definita setta assasveriana, già a suo tempo fuggito per le persecuzioni religiose, ha fatto ritorno, dopo la pace, nel castello del suocero Stankar, che ha organizzato una festa di benvenuto. Accolto da famigliari e amici, l’uomo narra un episodio che gli è stato riferito da un barcaiolo: questi percorreva all’alba il fiume quando, da una finestra del castello, scorgeva un giovane che, al culmine di un agitato colloquio con una donna, si gettava nelle acque, perdendo un portafogli (“Di qua varcando sul primo albore”). Stiffelio mostra l’oggetto ai presenti ma, immaginando che l’episodio nasconda qualche tresca amorosa e non volendo accusare nessuno, lo dà alle fiamme. Mentre i presenti commentano l’accaduto, Lina e Raffaele, riconosciutisi nei due amanti, manifestano il loro sgomento. Rimasto solo con Lina, Stiffelio è turbato dal suo comportamento, tanto più quando si accorge che la moglie non porta al dito l’anello nuziale. Stankar, anch’egli insospettito dal comportamento della figlia, la sorprende mentre scrive una lettera di confessione indirizzata a Stiffelio (“Ed io pure in faccia agli uomini”). Per evitare un tale dolore al genero, impone a Lina di distruggerla. Frattanto Jorg ha scorto Raffaele riporre una lettera in un libro, ma poiché esso passa successivamente nelle mani di Federico, cugino di Lina, il sospetto cade su quest’ultimo. Stiffelio, avvertito del fatto, si impadronisce della lettera: ma prima che possa leggerla, Stankar la distrugge. Mentre Stiffelio dà sfogo al suo furore e al suo atroce sospetto, Stankar affronta segretamente Raffaele e lo sfida a duello presso il cimitero.

ATTO SECONDO
È notte. Lina, in preda alla più viva agitazione, si aggira per il cimitero dove, scorta la tomba della madre, si getta in ginocchio implorando il perdono divino (“Ah, dagli scanni eterei”). Sopraggiunge Raffaele, che le dichiara ancora una volta il suo amore. Mentre la donna, pentita, chiede che le venga restituito l’anello nuziale, Stankar li sorprende e inizia a battersi con Raffaele. Stiffelio, richiamato dal clamore, si getta tra i due contendenti per dividerli e, disarmato Raffaele, gli stringe la mano in segno di amicizia. Il gesto suscita lo sdegno di Stankar che, incautamente, rinfaccia a Raffaele la propria improntitudine nello stringere la mano all’uomo che ha tradito. A questo punto Stiffelio vorrebbe vendicarsi; ma Jorg, giunto nel frattempo, gli ricorda la sua missione evangelica e il suo dovere di perdonare. Sopraffatto dall’emozione, Stiffelio perde i sensi.

ATTO TERZO
Raffaele è fuggito: Stankar, consapevole dell’impossibilità di vendicarsi e sopraffatto dalla vergogna, medita il suicidio. Ma quando Jorg gli rivela che ha convinto l’uomo a ritornare e ad affrontare Stiffelio, esulta al pensiero della futura vendetta. Durante il colloquio con il rivale, Stiffelio gli chiede come si comporterebbe se a Lina fosse restituita la sua libertà. Raffaele rimane perplesso; allora Stiffelio lo fa assistere di nascosto a un colloquio con la moglie, durante il quale le propone il divorzio. Disperata, Lina accetta ma, senza poter nascondere il suo intimo strazio, rivela a Stiffelio il suo amore per lui e la sua debolezza di donna abbandonata, della quale Raffaele ha approfittato (“Non allo sposo volgomi”). Sconcertato, Stiffelio vorrebbe vendicarsi del rivale: ma apprende che Stankar lo ha già ucciso. Sconvolto, e desideroso di fuggire da una casa dove si sono consumati il tradimento e il delitto, Stiffelio si reca a celebrare il servizio liturgico. Nella chiesa, con il cuore straziato e come in delirio, il ministro passa tra i fedeli. Tra questi riconosce anche Lina. Poi, aperto il Vangelo di Giovanni e leggendo il passo dell’adultera e le parole di perdono del Cristo, perdona a sua volta la donna che, tra la commozione dei presenti, cade ai suoi piedi.

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