Die glückliche Hand

Die glückliche Hand

Drama mit Musik in einem Akt

Libretto

Arnold Schönberg

Uraufführung

14. Oktober 1924, Wien (Volksoper)

Besetzung

DER MANN (Bariton)
DIE FRAU (stumme Rolle)
DER HERR (stumme Rolle)
EIN CHOR (sechs Frauen- und Männerstimmen)

Ort

Eine Fabel

Zeit

Eine Fabel

Schoenberg, Arnold

Schoenberg [Schönberg], Arnold (Franz Walter)
13.9.1874 Wien - 13.7.1951 Los Angeles


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Erwartung (1909; 6.6.1924 Praha)
Die glückliche Hand (1913; 14.10.1924 Wien)
Von heute auf morgen (1.2.1930 Frankfurt)
Moses und Aron (1932; 12.3.1954 Hamburg*; 6.6.1957 Zurich)
* = konzertant



EINZIGER AKT
Ein Mann, dem ein ungeheures Fabelwesen im Nacken sitzt, wird vom Chor ermahnt, die Wirklichkeit zu sehen und nicht das Unerfüllbare herbeizuwünschen und den Schmeicheleien der Gefühle zu misstrauen. Das Ungeheuer verschwindet, der Mann ist frei.
Der Mann und die Frau lieben sich. Das Glück ist nur kurz. Ein Herr, das Symbol der kalten Realität der Welt, erscheint und verschwindet mit der Frau.
Der Mann nimmt ein Schwert zur Hand und steigt auf einen Fels mit zwei Höhlen. In der einen verwandelt er durch einen kräftigen Schlag einen Goldklumpen zu Diamanten, die er Arbeitern zuwirft. In der anderen Höhle verlässt der Herr die Frau. Der Mann versucht, sie zurückzuerobern, doch die Frau läuft davon. Sie löst durch einen ihrer Tritte einen Felsbrocken, der den Mann unter sich begräbt. Der Brocken hat sich in ein Ungeheuer verwandelt.
Das Ungeheuer sitzt wieder im Nacken des gefangenen Mannes, der nach Frieden sucht.

Quadro primo.
Su un palcoscenico avvolto nella semi-oscurità, l’uomo ha la faccia rivolta a terra ed è sovrastato da un mostro che si presenta nelle fattezze di una iena con le ali da pipistrello. Il coro, quasi nascosto, è formato da uomini e donne di cui si vedono distintamente soltanto gli occhi, e ammonisce l’uomo a non cedere alle lusinghe dei sensi. Si ode una musica volgare e una risata beffarda.
Quadro secondo.
La luce gialla del finale del quadro precedente si muta in una azzurra al comparire della donna, esile, bellissima, adornata di fiori gialli e rossi tra i lunghi capelli sciolti. L’uomo non riesce a vederla ma ne sente la presenza; beve un filtro luminoso e cade in uno stato di rapimento estatico. La donna sembra ora ostile; giunge l’elegante gentiluomo che la trascina con sé. Ella, riapparendo, si inginocchia presso l’uomo, che allungando la mano sfiora appena quella di lei. La donna scompare, mentre l’uomo è ormai convinto di possederla.
Quadro terzo.
Luci che lasciano il palcoscenico nella semi-oscurità. Da un dirupo situato tra due grotte appare l’uomo, che brandisce una spada insanguinata. Egli entra nella prima grotta, nella quale alcuni operai cercano l’oro; indifferente all’aggressività degli operai, prende un pezzo d’oro e lo pone su un’incudine, alza al cielo la mano sinistra da cui si irradia una luce azzurro-argentea e colpisce con forza. L’incudine si spezza e l’oro sprofonda, rivelando un diadema pieno di gemme, che l’uomo scaglia addosso agli operai. La scena ora si trasforma di nuovo. Ritorna a dominare la luce gialla e si illumina la seconda grotta, nella quale la donna appare con le vesti lacerate; con lei è il gentiluomo, che lancia contro l’uomo brandelli della veste di lei. La donna si avvicina per recuperare le vesti, mentre l’uomo tenta disperatamente, ma invano, di raggiungerla. Sopra il capo di lui vi è una roccia verdastra che, spinta dalla donna, lo travolge nel buio.
Quadro quarto.
Situazione speculare a quella del primo quadro: stessa musica ‘volgare’, stessa risata beffarda e stesse luci. Il coro ammonisce l’uomo, sul quale si accanisce ancora il mostro a forma di iena: si rassegni, cerchi la sua pace in cose durature, se non vuole che gli restino solo tormento e infelicità: sulla scena scende frattanto la più completa oscurità.

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Partitur

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