Die Liebe zu den drei Orangen

Die Liebe zu den drei Orangen

Ljubow k trjom apelsinam
L'amour des trois oranges
Oper in einem Prolog und vier Akten

Libretto

Sergej Prokofjew
(nach Carlo Gozzi)

Uraufführung

30. Dezember 1921, Chicago (Lyric Opera)

Besetzung

KÖNIG TREFF (Bass)
DER PRINZ, sein Sohn (Tenor)
PRINZESSIN CLARISSE, seine Nichte (Alt)
LEANDER, erster Minister (Bariton)
TRUFFALDINO, ein Spassmacher (Tenor)
PANTALON, Vertrauter des Königs (Bariton)
TSCHELIO; ein Magier, Beschützer des Königs (Bass)
FATA MORGANA, eine Zauberin, Leanders Beschützerin (Sopran)
LINETTA, NICOLETTA, NINETTA, in Orangen verzauberte Prinzessinnen (Alt, Mezzosopran, Sopran)
DIE KÖCHIN (Bass)
FARFARELLO, ein Teufel (Bass)
SMERALDINA, eine Negerin (Mezzosopran)
DER ZEREMONIENMEISTER (Tenor)
DER HEROLD (Bass)
CHÖRE DER LYRISCHEN (Sopan und Tenor)
CHÖRE DER KOMISCHEN (Tenor)
CHÖRE DER TRAGISCHEN (Bass)
CHÖRE DER LÄCHERLICHEN Tenor und Bass)
CHÖRE DER HOHLKÖPFE (Alt und Bariton)

Hofgesellschaft, Ärzte, Soldaten, Wachen, Betrunkene, Teufel, Geister, Ungeheuer

Ort

Der Hof des Kreuz Königs

Zeit

Märchenzeit

Prokofjew, Sergej

Prokofiev, Sergey Sergeyevich
27.4.1891 Sontsovka (Ekaterinoslav) - 5.3.1953 Moskva


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Velikan (1900; np)
Pir vo vremya chumi (1903; np)
Undina (1907; np)
Pir vo vremya chumi [rev] (1909; np)
Maddalena (1913; 25.3.1979 BBC*; 28.11.1981 Graz) [+ Downes]
Lyubov k tryom apelsinam (30.12.1921 Chicago)
Ognennïy angel (1927; 25.11.1954 Paris CE*; Venezia 14.9.1955)
Igrok (29.4.1929 Bruxelles)
Semyon Kotko (23.6.1940 Moskva)
Obrucheniye v monastïre (1941; 3.11.1946 Leningrad)
Voyna i mir (16.10.1944 Moskva AS*; 25.6.1948 Praha)
Povest' o nastoyashchem cheloveke (3.12.1948 Leningrad K*; 8.10.1960 Moskva)
Voyna i mir [rev] (1952; 8.11.1957 Moskva)
rev = Bearbeitung / np = keine Aufführung / * = konzertant - Radio



PROLOG
Die Anhänger der Tragödie, Komödie, des lyrischen Dramas, des Schwankes und die Gruppe der Lächerlichen vertreten lautstark ihre Ansichten und versuchen, mehr oder weniger erfolglos, den Ablauf der Handlung zu beeinflussen.

ERSTER AKT
Der König und sein Vertrauter Pantalon sorgen sich um den schwer an Hypochondrie erkrankten Erbprinzen. Als Pantalon behauptet, nur Lachen könne diese Krankheit heilen, soll der Spassmacher Truffaldino helfen, doch Leander, der den Tod des Prinzen wünscht, intrigiert. Die böse Zauberin Fata Morgana, in Leanders Diensten, und der gute Magier Tschelio spielen um das Schicksal des Königs und Premierministers Karten. Tschelio verliert. Clarisse, die Nichte des Königs, und Leander wollen den Prinzen beseitigen, um selbst den Thron besteigen zu können; dies geht Clarisse nicht schnell genug. Beide werden von der Sklavin Smeralda belauscht, die ihnen die Hilfe der Zauberin Fata Morgana in Aussicht stellt.

ZWEITER AKT
Vergeblich versucht Truffaldino, den Prinzen zum Lachen zu bringen; schliesslich schleppt er ihn auf ein Fest. Alle Bemühungen, den Prinzen aus seiner Lethargie zu reissen, sind gescheitert. Da entdeckt Truffaldino die Fee, kommt mit ihr ins Handgemenge und verjagt sie mit Fusstritten, worüber der Prinz lachen muss. Fata Morgana, umgeben von vielen kleinen Teufeln, rächt sich und verdammt ihn, sich in drei Orangen zu verlieben und keine Ruhe mehr zu finden, bis er diese entdeckt habe. Der Fluch wirkt, und der Prinz macht sich mit dem furchtsamen Truffaldino, begleitet von den Segenswünschen seines Vaters, auf den Weg, um die drei Orangen zu suchen, die von der bösen Zauberin Kreonta bewacht werden.

DRITTER AKT
Tschelio beschwört in der Wüste den Windgeist und Teufel Farfarello und erfährt, dass sich der Prinz und Truffaldino in der Nähe von Kreontas Schloss befinden. Der Zauberer macht beide darauf aufmerksam, dass die drei Orangen von einer Köchin bewacht werden, gibt dem Prinzen ein Zauberband und rät, die Orangen nur am Wasser zu öffnen. Glücklich im Schloss angekommen, lenkt Truffaldino mit Hilfe des Zauberbandes die Köchin ab, während der Prinz die Orangen nimmt und mit ihnen davonläuft. Auf der Flucht durch die Wüste sind der Prinz und Truffaldino durstig geworden, Truffaldino öffnet zwei Orangen, die inzwischen so gross wie Menschen geworden sind. Zu seinem Entsetzen springen Linetta und Nicoletta aus den Früchten und verdursten, weil sie nichts zu trinken erhalten. Als der Prinz die dritte Orange öffnet, findet er die schöne Prinzessin Ninetta, die ebenfalls am Verdursten ist, aber von den mitleidigen »Lächerlichen« durch einen Eimer Wasser gerettet wird. Der Prinz verliebt sich in die Schöne und will sie auf das Schloss seines Vaters mitnehmen. Während er neue Kleider für sie holt, verwandelt Fata Morgana Ninetta in eine Ratte und schmuggelt Smeraldina in Ninettas Rolle. Der Hofstaat erscheint, der Prinz merkt den Betrug, doch der König besteht darauf, dass sein Sohn Smeraldina, die sich für Ninetta ausgibt, heiratet.

VIERTER AKT
Tschelio und Fata Morgana streiten sich von neuem; wiederum gewinnt die böse Zauberin, die jedoch von den »Lächerlichen« in einen Turm gesperrt wird. Tschelio ist in der Lage, die bedrängten »Guten« zu retten. Die Ratte wird in Ninetta zurückverwandelt, die »Bösen« Clarisse, Leander und Smeraldina sind entlarvt und zum Tode verurteilt. Fata Morgana, aus dem Turm entwichen, rettet ihre Schützlinge und versinkt mit ihnen in der Erde. Nun steht einer Hochzeit des Prinzen mit Ninetta nichts mehr im Weg.

PROLOGO
Impersonati da diverse sezioni del coro, i Tragici, i Comici, i Lirici e le Teste vuote disputano sullo spettacolo che sta per iniziare, reclamando intrecci eroici e sentimentali. Ma intervengono gli Originali (nei quali si coglie la proiezione del compositore nella sua lotta contro le convenzioni teatrali) a proclamare che l’autentico teatro è quello che ora si rappresenterà, ‘l’amore delle tre melarance’. Per tutta la durata dell’opera, i vari gruppi corali resteranno in scena collocati su due alte torri con balconate e intervenendo nell’azione, talvolta in modo risolutivo.

ATTO PRIMO
Nel palazzo del re di Coppe i medici di corte pronunciano il loro verdetto sull’ipocondria che affligge il principe Tartaglia: guarirà solo se riuscirà a ridere. Il re è afflitto dalla prospettiva della perdita del figlio e dell’ascesa al trono della detestata nipote Clarissa; Pantalone propone allora che si proclamino feste e mascherate per risollevare l’animo di Tartaglia. ‘Scena infernale’, fiamme e fumo: il mago Celio gioca a carte con la fata Morgana la sorte del principe, ma ne è sconfitto. Intanto Clarissa e Leandro tramano contro il principe e si accordano per succedergli al trono come regina e principe consorte. Per sopprimere Tartaglia, Leandro propone di aggravare la sua ipocondria con un metodo che reputa infallibile: dal momento che il principe andrebbe curato a colpi di allegria, gli toglierà ogni speranza di sorriso inondandolo di prosa ampollosa, tragica e antiquata. Ma la trovata suscita l’ironia degli Originali e di Clarissa: meglio, obietta la perfida nipote, ricorrere al veleno o a una pallottola. Alla loro congiura si unisce Smeraldina.

ATTO SECONDO
Il principe Tartaglia è in preda all’ipocondria. Il menestrello Truffaldino lo invita inutilmente a prender parte ai festeggiamenti in suo onore finché, esasperato, getta tutti i medicinali dalla finestra. Truffaldino ha infine convinto il principe ad assistere alle feste di corte (Marcia e Interludio). Sopraggiunge Morgana, travestita da vecchia signora. Truffaldino la riconosce e si adopera per scacciare l’indesiderata intrusa. Messa in fuga, la fata inciampa e cade a gambe levate, suscitando le sospirate risa di Tartaglia. Ma presto l’allegria è raggelata dalla maledizione che la fata lancia contro il principe. Stregato dall’amore di tre melarance prigioniere della maga Creonta, Tartaglia dovrà liberarle se desidera avere pace. Il principe accetta la sfida; invano trattenuto dal re, parte alla loro ricerca accompagnato da Truffaldino.

ATTO TERZO
Nel deserto, il mago Celio cerca di proteggere Tartaglia e Truffaldino; ma il diavolo Farfarello gli ricorda che essendo stato sconfitto alle carte da Morgana, i suoi poteri sono inefficaci. Celio appare ai suoi protetti: consegna loro un anello da usare contro la maga Creonta e li ammonisce ad aprire le melarance solo dove troveranno acqua in abbondanza. Farfarello accetta di portare i due eroi in volo fino al castello della maga Creonta (Scherzo). Davanti al castello di Creonta, appare la maga sotto le spoglie di una gigantesca cuoca, che è pronta a uccidere le tre melarance con un colpo del suo cucchiaio da minestra. Grazie all’anello donato da Celio e mostratole da Truffaldino, la cuoca non si accorge del principe, che si introduce nella cucina impossessandosi delle tre melarance, ognuna delle quali ha le dimensioni di una testa umana. I due fuggono dal castello (ripresa dello Scherzo). Tartaglia e Truffaldino sono in fuga da Creonta, nel mezzo del deserto. Truffaldino è tormentato dalla sete; approfittando del sonno del principe, disubbedisce all’ordine del mago Celio e apre una delle melarance, che nel frattempo hanno raggiunto le dimensioni di una persona. Ne esce Linetta che chiede disperatamente da bere, o per lei sarà la morte. Preso dalla disperazione, Truffaldino apre la seconda melarancia e appare Nicoletta: entrambe spirano per la sete mentre il menestrello fugge. Al suo risveglio il principe apre la terza melarancia e ne esce la principessa Ninetta, la più bella delle tre, di cui subito s’innamora venendone altrettanto prontamente ricambiato. Anche Ninetta sarebbe destinata a morire di sete se in suo soccorso non giungesse l’intervento ex machina degli Originali – alias Prokof’ev – che entrano in scena e offrono alla principessa un provvidenziale secchio d’acqua. Ninetta e Tartaglia si abbandonano allora alle effusioni sentimentali di un duetto d’amore in piena regola, suscitando i commenti entusiastici dei Lirici: «Dramma, dramma lirico! Amore romantico!». Su richiesta di Ninetta, il principe si allontana dall’amata lasciandola sola nel deserto per procurarle le vesti adatte a presentarsi al palazzo del re di coppe. Approfittando della sua assenza sopraggiungono la fata Morgana e Smeraldina, gettando nella disperazione gli spettatori che assistono dalle balconate. Conficcandole uno spillone nella testa, Smeraldina tramuta la povera Ninetta in un grosso topo e prende il suo posto nell’incontro con il re. Al ritorno di Tartaglia con tanto di corteo regale, l’impostora reclama di essere Ninetta, la sua promessa sposa. Tartaglia naturalmente rifiuta, ma suo padre lo obbliga a rispettare il dovere di inalterabilità della parola regale.

ATTO QUARTO
Il mago Celio e la fata Morgana si scontrano di nuovo, scambiandosi accuse e invettive. Celio sta per soccombere ma gli Originali lasciano i loro posti e intervengono in suo favore rinchiudendo Morgana nella torre. Nella sala del trono del palazzo del re di Coppe. Giunto il corteo regale, si scopre il drappo che cela il trono riservato alla principessa ma, tra lo sconcerto generale, vi appare seduta Ninetta in forma di grosso topo. Mentre sta per essere scacciata dalle guardie del re, Celio interviene e con la sua magia le restitusce le vere fattezze umane. La congiura di Clarissa, Leandro e Smeraldina è allora smascherata: il re condanna i traditori all’impiccagione, ma questi si danno alla fuga e vengono inseguiti invano finché la fata Morgana non interviene a salvarli dalla punizione scomparendo per incanto insieme a loro. Insieme agli Originali, tutti festeggiano in coro il principe Tartaglia e l’autentica principessa.

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