Herzog Blaubarts Burg

Herzog Blaubarts Burg

A kékszakállú Herceg Vára
Oper in einem Akt


Libretto

Béla Balász

Uraufführung

24. Mai 1918, Budapest (Königliche Oper)

Besetzung

HERZOG BLAUBART (Bariton)
JUDITH (Sopran)
BLAUBARTS FRÜHERE FRAUEN (stumme Rollen)
SPRECHER [Prolog]

Ort

Herzog Blaubarts Schloss

Zeit

gestern und heute

Bartók, Béla

Bartók, Béla
25.3.1881 Nagyszentmiklós [Sinnicolau Mare] - 26.9.1945 New York


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

A Kékszakállú herceg vára (24.5.1918 Budapest)



EINZIGER AKT
Judith ist Eltern und Geschwistern, die sie vor Blaubart warnten, entflohen und dem berüchtigten Manne, den sie glühend liebt, gefolgt. Blaubart lässt sie in seine Burg, die seine Seele ist, ein. Sie ist dunkel, eisig und düster und seufzt nach Erlösung. Judith will sie mit Sonne und Freude füllen und verlangt ungeduldig von ihrem Geliebten, die sieben schwarzen Türen, die Symbole seines Lebens, zu öffnen und so sein Inneres darzulegen.
Blutrotes Licht dringt in die Halle, als sie die erste Tür öffnet, eine Folterkammer, in der Blaubarts eigene Qualen gleichsam verschlossen sind.Die zweite Tür öffnet nun die Waffenkammer, ein Sinnbild des täglichen Lebens, während der dritte Raum die Schatzkammer, gold-leuchtend, enthält. Aber überall klebt Blut an den Kleinodien, so auch im Wundergarten an Erde und Blumen, zu dem die vierte Tür führt. Die fünfte Tür zeigt einen Blick in Blaubarts weites Land, über dem Wolken ziehen, die düsterrote Schatten werfen. Vergebens bittet der Herzog Judith, die zwei letzten Türen nicht zu öffnen. Hinter der sechsten Tür sieht sie einen Weiher, mit Tränen, den Schmerzen des Lebens, gefüllt. Die siebte Tür tut sich zu einem Gemach auf, das Blaubarts frühere Frauen, die Geliebte des Morgens, Mittags und Abends, in prächtigen Gewändern und mit Diademen geschmückt, zeigt. Judith ist entsetzt, als Blaubart auch sie zu schmücken und zu krönen beginnt, denn sie wird nun die Königin der Nacht. Judith folgt den anderen Frauen und erlischt allmählich, während Blaubart allein in seiner verschlossenen und dunklen Burg zurückbleibt.

Un prologo declamato da un bardo introduce la materia dell’azione in chiave simbolica; poi il sipario si leva su una grande sala nel castello del duca Barbablù. Questi entra in scena insieme a Judit e inizia a dialogare con lei nell’oscurità quasi totale, ricordandole l’ostilità di madre, padre e fratello per aver deciso di abbandonare la casa natale. Judit non ha avuto esitazioni nel lasciare tutto quello che le era caro per seguirlo, ma le gelide tenebre del castello, privo di finestre, e l’acqua che traspira dalle mura, quasi lacrimassero, la sgomentano. Altrettanto misteriose e sinistre le paiono le sette porte chiuse che danno sulla sala principale: vorrebbe aprirle per vedere le stanze da esse celate alla sua vista, e portare luce e calore ovunque. Barbablù tenta di dissuaderla, ma Judit insiste sinché ottiene la chiave della prima porta, la camera della tortura, dove il sangue cola dalle pareti. Il marito le chiede di non andare oltre, ma la donna riesce a farsi dare la chiave della stanza successiva, una sala d’armi. Anche sui lugubri ferri Judit intravede delle chiazze di sangue, e a nulla vale la viva resistenza di Barbablù, che è costretto a porgerle la terza chiave. Si spalanca la sala del tesoro, ricca di sfavillanti gioie, ma anche sugli splendidi monili vi sono tracce di sangue, che macchia anche i fiori e le magnifiche piante del giardino del duca, celati dietro la quarta porta. Dietro la successiva si rivela il vasto reame del protagonista, una prospettiva abbacinante, ma ancora una volta Judit vede nubi rossastre che sovrastano il magnifico paesaggio. Un lungo gemito si ode quando la sesta porta viene aperta, e invano Barbablù tenta con sempre maggiore determinazione di impedire che la moglie entri: appare un lago bianco dalla superficie appena increspata dalla brezza. Esso è alimentato dalle sue lacrime, spiega il duca. Resta da svelare l’ultimo mistero. Barbablù è sempre più fermo nel rifiuto, e cede molto a malincuore solo quando Judit dichiara di sapere quel che vedrà: armi, tesoro, giardino, luci filtrate dal sangue preludono al ritrovamento dei corpi senza vita delle precedenti mogli, come vogliono le dicerie carpite nel villaggio. Di fronte a quest’accusa Barbablù consegna la settima chiave, ed è grande lo stupore della donna quando, in luogo di cadaveri, vede sfilare avanti a sé tre donne riccamente addobbate. Sono le mogli del mattino, del mezzogiorno e della sera, spiega l’uomo, e Judit, che egli ha incontrato di notte, sarà la donna della notte. Inutilmente ella chiede pietà, il suo destino è segnato. Barbablù la ricopre di gioielli meravigliosi e la avvolge in un manto stellato; quindi Judit segue le tre compagne sinché la porta non si chiude alle sue spalle. Il duca s’allontana, mentre le tenebre tornano a invadere il suo castello.

Aus Gründen des Copyrights darf dieses Libretto leider noch nicht veröffentlicht werden.

Bitte lesen und beachten Sie die Copyright-Bestimmungen, bevor Sie eine Datei herunterladen!

Klavierauszug

download