Le pauvre matelot

Le pauvre matelot

Complainte (Wehklage) in drei Akten

Libretto

Jean Cocteau

Uraufführung

16. Dezember 1927, Paris (Opéra-Comique)

Besetzung

DER ARME MATROSE (Tenor)
SEINE FRAU (Sopran)
SEIN SCHWIEGERVATER (Bass)
SEIN FREUND (Bariton)

Ort

Hafenschenke

Zeit

unbestimmt

Milhaud, Darius

Milhaud, Darius
4.9.1892 Aix-en-Provence - 22.6.1974 Génève


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

La Brebis égarée (1915; 10.12.1923 Paris)
Le Pauvre matelot (12.12.1927 Paris)
Les Malheurs d'Orphée (7.5.1926 Bruxelles)
Esther de Carpentras (1925; 1.2.1938 Radio Rennes*)
L'Enlèvement d'Europe (17.7.1927 Baden-Baden)
L'Abandon d'Ariane (20.4.1928 Wiesbaden)
La Délivrance de Thésée (20.4.1928 Wiesbaden)
Christophe Colomb (5.5.1930 Berlin)
Maximilien (4.1.1932 Paris)
Médée (7.10.1939 Antwerpen)
Bolivar (1943; 12.5.1950 Paris)
Le Jeu de Robin et Marion (28.10.1951 Wiesbaden)
David (1.6.1954 Jerusalem)
Fiesta (1958 Berlin)
La Mère coupable (13.6.1965 Genève)
Saint Louis, roi de France (14.4.1972 Rio de Janeiro)



ERSTER AKT
Die Frau wartet auf ihren Ehemann, den Matrosen, der seit fünfzehn Jahren verschollen ist. Immer noch zögert sie, an seinen Tod zu glauben, und lehnt deshalb einen Heiratsantrag seines Freundes ab, obwohl ihr Vater sie dazu drängt.

ZWEITER AKT
Eines Tages kehrt der Matrose zurück, wird aber von niemandem erkannt. Erst als er seinem Freund sagt, wer er ist, nimmt ihn dieser bei sich auf. Der Matrose geht zu seiner Frau und erzählt, dass ihr Mann bald heimkommen werde. Dann bittet er seinen Schwiegervater um Obdach und erwähnt, dass er wertvolle Perlen bei sich hat.

DRITTER AKT
Während der Matrose schläft, dringt seine Frau, die ihn immer noch nicht erkannt hat, ins Zimmer und erschlägt ihn mit einem Hammer. Ihrem Vater gesteht sie, dass sie den Mord verübt hat, um die Zukunft ihres Mannes, der nach dem Bericht des Fremden arm geblieben sei, zu sichern. Beide schleppen die Leiche hinaus und werfen sie ins Meer.

ATTO PRIMO
Sulle anguste strade di un porto si affaccia una misera osteria di marinai, gestita con fatica dalla moglie (i personaggi non sono indicati con nome proprio) e dal suocero di un marinaio, partito quindici anni prima per cercare fortuna e di cui non si sa più nulla. La donna (“Malgré ma tristesse”) non vuole convincersi che il marito sia morto in mare e rifiuta, malgrado le insistenze e i rimproveri del padre, la proposta di matrimonio dell’amico, che ha dirimpetto la sua rivendita di vini. Ella è certa che un giorno il marito tornerà, tanto ricco da poter comprare il Café du Commerce; ma anche se tornasse povero ella lo accoglierebbe con lo stesso entusiasmo. Nella notte il marinaio ricompare, come riemerso dal passato; ma, nell’incertezza di ciò che lo aspetta a casa, si fa riconoscere prima dall’amico (“Notre rue est toute petit”), al quale fa promettere il silenzio sul suo ritorno per poter verificare meglio, da sconosciuto, la fedeltà della moglie.

ATTO SECONDO
La sera successiva il marinaio bussa alla porta dell’osteria e, senza farsi riconoscere, dice alla moglie che è venuto a portarle notizie del prossimo ritorno del marito, ancora trattenuto lontano da certi debiti. Lui invece, le racconta, è diventato enormemente ricco nei suoi viaggi: le mostra delle perle di incalcolabile valore (“On préparait mon sacrifice”), quindi le chiede di rimanere a dormire vicino a lui.

ATTO TERZO
A notte inoltrata, mentre il marinaio dorme profondamente, la moglie rientra con una candela in una mano e un martello nell’altra; dopo qualche esitazione, lo colpisce alla testa due volte, ammazzandolo. Quindi racconta l’accaduto al padre, che nel frattempo è sopraggiunto (“Avec le marteau j’ai frappé”) e che accondiscende senza troppe remore (“Il doit avoir une ceinture pleine d’or”). Mentre i due portano fuori il cadavere per sbarazzarsene, la moglie ripete di averlo dovuto fare per la salvezza del marito.

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