I Puritani

I Puritani

Melodramma seria in drei Akten

Libretto

Carlo Pepoli

Uraufführung

24. Januar 1835, Paris (Théâtre Italien)

Besetzung

LORD WALTER WALTON, Generalgouverneur, Puritaner (Bass)
ELVIRA, seine Tochter (Sopran)
SIR GEORGE, Oberst a.D., Waltons Bruder, Puritaner (Bass)
OBERST RICHARD FORTH, Puritaner (Bariton)
SIR BRUNO ROBERTON, Puritaner (Tenor)
LORD ARTHUR TALBOT, heimlicher Anhänger der Stuarts (Tenor)
HENRIETTE VON FRANKREICH, Witwe Charles des I.,
unter dem Namen Dame von Villaforte (Sopran)

Puritaner, Soldaten, Wachen, Edeldamen, Pagen, Dienerschaft

Ort

Plymouth (England)

Zeit

um 1635, während der Bürgerkriege

Bellini, Vincenzo

Bellini, Vincenzo (Salvatore Carmelo Francesco)
3.11.1801 Catania - 23.9.1835 Puteaux (Paris)


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Adelson e Salvini (12.2.1825 Napoli)
Bianca e Gernando (30.5.1826 Napoli)
Il pirata (27.10.1827 Milano)
Bianca e Fernando [rev. Bianca e Gernando] (7.4.1828 Genova)
La straniera (14.2.1829 Milano)
Zaira (16.5.1829 Parma)
I Capuleti e i Montecchi (11.3.1830 Venezia)
La sonnambula (6.3.1831 Milano)
Norma (26.12.1831 Milano)
Beatrice di Tenda (16.3.1833 Venezia)
I puritani di Scozia (24.1.1835 Paris)
rev = Bearbeitung



Die Puritaner


ERSTER AKT
Lord Walton, Puritaner und überzeugter Anhänger Cromwells, ist Gouverneur einer Festung bei Plymouth, in der Henriette, die Witwe Charles I., unter falschem Namen gefangengehalten wird. Zwei Männer lieben Waltons Tochter Elvira: Lord Arthur, ein Partelgänger der entmachteten Stuarts, und der puritanische Oberst Forth. Elvira liebt Arthur, obwohl ihr Vater sie Forth versprochen hat. Dieser ist unglücklich, als er hört, dass Elvira mit Hilfe ihres Onkels durchsetzen konnte, Arthur zu heiraten. Alle Vorbereitungen zur Hochzeit sind getroffen, die Gäste versammelt, als Arthur vom Schicksal der verwitweten Königin erfährt. Schweren Herzens verlässt er Elvira und flieht mit der Königin, die zum Tode verurteilt worden ist und von Walton nach London gebracht werden soll. Arthur konnte keinem, auch nicht Elvira, seinen Plan anvertrauen. Es glückt ihm, die Festung zu verlassen. Dabei begünstigt ihn Forth, der zunächst glaubte, Arthur wolle Elvira entführen. Als er sieht, dass Arthur die gefangene Dame mit sich führt, lässt er ihn passieren. Er hofft so seinen Rivalen, der sich als Verräter erwiesen hat, losgeworden zu sein. Die Hochzeitsgesellschaft verflucht Arthur; Elvira wird wahnsinnig.

ZWEITER AKT
Die Fliehenden sind entkommen. Die verlassene Elvira wird von allen beklagt. Forth bringt die Nachricht, dass Arthur zum Tode durch das Beil verurteilt wurde und Walton rehabilitiert worden sei. Elvira erscheint, von Wahnvorstellungen geplagt, und sucht vergebens ihren Geliebten. Die Puritaner kämpfen gegen die erneut rebellierenden Royalisten und wollen sich auf dem Schlachtfeld an Arthur rächen.

DRITTER AKT
Die Truppen der Stuarts sind vernichtet worden. Drei Monate später kommt Arthur sehnsüchtig nach England zurück, um Elvira um Verzelhung zu bitten. Kaum sieht sie ihren Geliebten, bessert sich ihr Zustand. Arthur erklärt ihr, dass er nur sie liebe und die Gefangene, mit der er floh, Königin Henriette war. Sie hören Stimmen, doch Arthur weigert sich zu fliehen, auch wenn es um sein Leben geht. Er wird festgenommen und soll hingerichtet werden. Als sie die Schreckensnachricht hört, wird Elvira wieder völlig gesund. Während Arthur zum Schafott geführt wird, trifft ein Bote Cromwells ein, der den endgültigen Sieg der Puritaner und eine Amnestie für alle Gefangenen verkündet. Arthur kann jetzt seine Braut zum Altar bringen.
--> Highlights
The Puritans
PART I
Plymouth, England, during the Civil War.
Charles l's widow, Queen Henrietta (Enrichetta), is being held captive in a fortress governed by the Puritan Lord Walton. His daughter Elvira loves Lord Arthur (Arturo) Talbot, a Cavalier. Although they are given permission to marry, Elvira is secretly loved by the Puritan enemy of Arthur, Sir Richard (Riccardo) Forth. Arthur helps the widowed queen to escape by dressing her in Elvira's bridal veil. Elvira, believing she has been betrayed, loses all reason.

PART II
Lord Walton's brother George (Giorgio) enters with news of Elviras ravings. He s followed by Richard, who announces that Arthur has been sentenced to death by Parliament.
The mad Elvira arrives, singing of her lost love. George urges Richard to save Arthur's life, for if he and Elvira are not soon reunited, she will surely die.
Richard reluctantly agrees, but swears that, should Arthur join the Royalist ranks in battle the following day, he will exact revenge for the pain Arthur has caused Elvira.

PART III
Arthur, though aware of the danger, returns to Elvira. They embrace, but Elvira, terrified that he will again disappear, cries out.
Her screams bring Richard and a group of Puritan soldiers to the scene. Richard pronounces Arthur's death sentence, but this brings Elvira back to her senses and the two are united for what seems the final time. At the last minute, soldiers announce the Stuarts' defeat and the end of the war. A universal pardon is issued, leaving Arthur aand Elvira free to marry.
--> Highlights
ATTO PRIMO
Sul terrapieno di una fortezza dei puritani, presso Plymouth. Al sorgere dell’alba, i soldati si raccolgono in preghiera sotto la guida di Sir Bruno Robertson. Dame e cavalieri che abitano la fortezza annunciano i festeggiamenti per le nozze di Elvira, figlia del governatore Lord Gualtiero Valton, con Arturo Talbot, seguace degli Stuart. Riccardo se ne sta, afflitto, in disparte: ama la fanciulla e sperava di sposarla, sebbene il suo amore non sia ricambiato (“Ah, per sempre io ti perdei”). Nelle stanze di Elvira, Giorgio, fratello di Valton, incontra la nipote, che teme di essere costretta a sposare Riccardo per volontà paterna (“Sai com’arde in petto mio”); ma Giorgio la rassicura, dicendole di aver convinto il padre a non frapporre ostacoli alle sue nozze con l’amato Arturo. Quando l’arrivo di quest’ultimo è annunciato dal suono di corni in lontananza, Elvira s’abbandona alla gioia. Arturo fa il suo ingresso, salutato dal tripudio generale, nella sala d’armi. Saluta esultante Elvira (“A te, o cara, amor talora”) e riceve da Valton un salvacondotto per sé e per la sposa. Il governatore non potrà assistere alle nozze, dovendo scortare a Londra una prigioniera, creduta spia degli Stuart, che sarà processata davanti al parlamento anglicano. La prigioniera è condotta nella sala; non appena resta sola con Arturo gli rivela di essere la regina Enrichetta di Francia, vedova di Carlo I. Sapendo che se fosse riconosciuta sarebbe immediatamente giustiziata, Arturo decide di salvarla e promette che l’aiuterà a fuggire: ma è interrotto dall’arrivo di Elvira, in veste nuziale, che dà sfogo alla sua esultanza per le nozze imminenti (“Son vergin vezzosa”). Depone il velo sul capo di Enrichetta, per ammirarne l’effetto, ed esce di scena. Arturo decide di sfruttare il velo per dissimulare l’identità della regina e condurla così fuori della fortezza. Ma entra Riccardo, deciso a battersi col rivale. Accortosi che Arturo ha con sé la prigioniera realista, e, intuite le sue intenzioni, permette ai due d’allontanarsi, promettendo di non dare l’allarme finché saranno in salvo. Come viene a sapere della fuga di Arturo, Elvira cade in preda alla disperazione e inizia a vaneggiare.

ATTO SECONDO
Dame e cavalieri compiangono la sorte di Elvira: Giorgio narra come la fanciulla vaghi, priva di senno, invocando l’amato (“Cinta di fiori e col bel crin disciolto”). Riccardo annuncia che Arturo è stato condannato a morte dal parlamento. Giunge Elvira; in una scena di follia (“Qui la voce sua soave”) immagina di udire la voce di Arturo e ne lamenta la lontananza. Commosso, Giorgio prega Riccardo d’intercedere in favore di Arturo (“Il rival salvar tu dei“), poiché la morte dell’amato ucciderebbe di dolore la fanciulla; Riccardo dapprima si oppone, ma poi finisce per cedere. I due convengono però che Arturo morrà se all’alba si troverà fra gli assalitori della fortezza (“Suoni la tromba, e intrepido”).

ATTO TERZO
Nella loggia di un giardino presso la casa di Elvira, compare Arturo, sfuggito ai suoi nemici mentre infuria un uragano. Sente Elvira cantare una canzone che egli stesso le aveva insegnato un tempo (“A una fonte, afflitto e solo”): risponde alla fanciulla, ma è interrotto da un drappello d’armigeri. Si nasconde, poi prosegue nel canto; compare Elvira, che lo riconosce e si getta nelle sue braccia (“Nel mirarti un solo istante”). Ascoltato il racconto delle sue peripezie, la fanciulla sembra riacquistare la ragione. Ma un rullo di tamburo, che annuncia l’arrivo dei nemici di Arturo, compromette nuovamente il suo fragile equilibrio. Irrompono Riccardo, Giorgio e i soldati puritani, che riconoscono Arturo e gli comunicano la condanna a morte. A queste parole Elvira, per l’emozione, recupera definitivamente la ragione e dichiara di voler condividere la sorte dell’amato. Mentre i soldati reclamano l’esecuzione della sentenza è annunciato un araldo, che reca un messaggio di Cromwell: gli Stuart sono stati sconfitti e per i loro seguaci è proclamata una generale amnistia. Fra l’esultanza generale, Arturo si ricongiunge all’amata.
--> Highlights


Personen:
Lord Arthur Talbot, von Stuart's Partei (Tenor)
Elvire, Tochter des Lord Valton (Sopran)
Sir Richard Forth, Obrist, Puritaner (Bariton)
Lord Valton, General-Gouverneur, Puritaner (Bass)
Sir Georg Valton, sein Bruder, Obrist, vom Dienst zurückgezogen, Puritaner (Bass)
Sir Bruno Roberton, Offizier, Puritaner (Tenor)
Henriette v. Frankreich, Witwe von Carl I. (Mezzosopran)
CHOR
Soldaten Cromwell's, Herolde und Waffenträger Arthur's und Valton's Puritaner.
Damen. Pagen. Diener und Dienerinnen des Schlosses.

Die Handlung des ersten Aktes ist in einer Festung, in der Nähe von Plymouth; der zweite und dritte Akt in einer ländlichen Gegend, in der Nähe der Festung.



ERSTER AKT
Platz in der Festung.

ERSTE SZENE
Roberton und Soldaten. Schildwachen

ERSTE SCHILDWACHE
Seyd wachsam!

ZWEITE SCHILDWACHE
Seyd wachsam!

ALLE
Es schwand schon die Nacht!

ERSTE SCHILDWACHE
Die Trommel –

ZWEITE SCHILDWACHE
Schallt begrüssend –

ALLE
Des Tages Pracht! –

CHOR
Wenn Schlachttrompeten klingen,
Beseelet Muth den Krieger!
Den Lorbeer zu erringen,
Stürmt er zum Sieg hinan.
Schwinget die Schwerdter zum Streiten,
Den Feinden Tod zu bereiten,
Tilget in Feuergluthen
Stuart und seine Brut!

ROBERTON
O Cromwell's fromme Söhne,
Erhebt zu Gott das Herz!
Des Morgenliedes Töne
Steigen nun himmelwärts!

CHOR der Puritaner in der Festung
Laut künden Mond und Sonne
Uns Gottes Allmacht an!
O Herr! lobpreisend nah'n
Wir Deinem Throne!
Der Himmel und die Erde
Erschallt von Deinem Ruhm!
Froh steigt Gesang empor,
Dich hoch zu ehren.

ERSTER SOLDAT
Sie schweigen.

ZWEITER SOLDAT
Zu End' –

ALLE
Ist das Gebet!

ROBERTON
Der Reinen Lobgesang
Der sich zum Himmel schwang,
Ist nun verhallt.

ZWEITE SZENE
Die Vorigen. Diener und Dienerinnen des Schlosses.

ERSTER
Zum Feste!

ZWEITER
Zum Feste!

ALLE
Zum Feste!
Die Freude belebe
Heut jedes Herz!
Es winken Lust und Scherz!

CHOR
Kein Jüngling kann den Blicken
Elvirens widerstehen!
Er weilet mit Entzücken,
Die Holde anzusehen.
In reiner Unschuld Blüthe
Schmückt Reiz und Seelengüte
Den engelgleichen Blick –
Der Schöpfung Meisterstück!

EINIGE
Zum Feste!

ANDERE
Zum Feste!

ALLE
Zum Feste!
Freut Euch Elvirens Wonne!
Auf, singe mit heiterm Blick,
Die Liebe führt zum Glück!

Alle ab. Roberton bleibt.


DRITTE SZENE
Roberton. Richard.

RICHARD
Wohin soll ich entflieh'n? Wie soll ich bergen
Der Seele herbes Leiden? Die Jubeltöne –
Durchbeben die Brust mit Höllenqualen!
Elvire! Elvire! Dir soll ich entsagen –
Auf ewig von Dir mich trennen!
Wie kann ich ohne Dich das Leben tragen?
Mein Dasein ist zerstört, wem sollt' ich es weih'n

ROBERTON
tritt vor
Dem Vaterlande! –

RICHARD
Was hör' ich! Du fühlst mit mir Erbarmen?

ROBERTON
Oeffne Dein Herz dem Freunde –
Du findest Trost in seinen Armen.

RICHARD
Vergebens!
Ach, auf ewig muss ich entsagen
Meiner Liebe Blüthentagen,
Und ein Leben sollt' ich tragen,
Das nur Qual und Schmerz mir beut?
Statt ersehnter Liebe Freuden,
Naht mir drohend banges Leiden,
Hoffnungslos muss ich verzagen –
Ach, Verzweiflung ist mein Loos!
Trost nur beut für herbes Scheiden
Mir der Erde dunkler Schvoss.

Eine Abtheilung Soldaten marschirt über die Bühne.

ROBERTON
Auf! zieh' Deinen Kriegern
Als Führer voran!

RICHARD
Mit schloss sich auf ewig
Die ruhmvolle Bahn!

ROBERTON
Ha, glühe nicht für Ehre
Und Vaterland Dein Herz?

RICHARD
Mir glühet im Busen
Nur Rache, Wuth und Schmerz!

ROBERTON
Entsage der Rache,
Zu Thaten erwache,
Wo Ehre Dir winkt!

RICHARD
Ihr seligen Träume
Von Frieden und Wonne –
Ihr starbet im Keime,
Dahin ist mein Glück!
Gelähmt sind die Schwingen,
Umsonst ist mein Streben,
Nicht Thaten erringen,
Was mir das Schicksal raubt.

Ab.


VIERTE SZENE
Zimmer der Elvire.
Elvire. Georg.


ELVIRE
Mein theurer Oheim! O Du, mein zweiter Vater!

GEORG
Was beweget Dein Herz? O sprich, Elvire!

ELVIRE
Ach, nenne Tochter mich!

GEORG
Ja – Tochter – der Name
Sei meines Alters Freude. Die heil'gen Rechte,
Die er verleihet, will ich erfüllen.
Wie sehr Dein Glück mir theuer, wird bald sich Dir enthüllen.
Mit hoher Wonne wird der Tag Dich krönen –
Dem Vater-Auge entlockt er Freudenthränen.
Ja, Dich geliebte Tochter,
Seh ich heut' noch als Gattin.

ELVIRE
Gattin! – Nein! Nimmermehr! –
Ach, Du kennst die sanften Triebe,
Kennst des Herzens heil'ge Flammen.
Schuldlos nährt' ich die reine Liebe,
Ihr wollt' ich mein Dasein weih'n.
Willst Du so Dein Kind verdammen,
Schleppst Du mich zum Traualtare,
Schmückt der Brautkranz meine Haare
Nur im Tode dann allein.

GEORG
O verbanne den Gedanken!

ELVIRE
Meine Treue kann nicht wanken!

GEORG
Kündet Ahnung nicht Deinem Herzen,
Welchen Gatten ich Dir erwählt?

ELVIRE
Gott! o rede! nenne ihn!

GEORG
Ja, bald nah't er –

ELVIRE
Himmel! – Wer?

GEORG
Dein Arthur!

ELVIRE
Ist es Wahrheit?

GEORG
Ja, ja ich schwöre!

ELVIRE UND GEORG
Ist es Wahrheit –?
Ach, Arthur – welch Glück!
Es ist Wahrheit –
Dir lächelt das Glück!

GEORG
Fliesst am treuen Vaterherzen
Sanfte Thränen reiner Wonne,
Deines neuen Glückes Sonne
Leuchtet strahlend durch die Nacht.
Spende Segen, o Gott der Gnade,
Nimmer wanke vom Tugendpfade,
Die Dein Auge treu bewacht,
Güt'ger Gott, durch Deine Macht!

ELVIRE
Ach, der Trennung Qual und Schmerzen
Lösen sich in reiner Wonne.
Meines neuen Glückes Sonne
Leuchtet strahlend durch die Nacht.
Wer stimmte für mein Glück,
Des Vaters Herz?

GEORG
O höre!
Es deckte Erd' und Himmel
Die Nacht mit ihrem Schleier –
Da blickt' in stiller Feier
Ich auf zur Sternenbahn.
In dieser hehren Stunde
Gedacht ich Deiner Thränen
Ich kannte Deines Busens heisses Sehnen –
Voll Mitleid eilt' ich zum Vater dann.

ELVIRE
O edelmüth'ger Mann!

GEORG
Rasch trat ich ein – mit Rührung
Ergriff ich seine Hand –
Benetzte sie mit Zähren –
Der Bruderliebe Band
Bewog ihn, mich zu hören:
»Für Arthur nährt Elvire
Im Herzen reine Triebe –
Verdammst Du ihre Liebe –
Sinkt diese Blume in's frühe Grab.«

ELVIRE
Dich sendete vom Himmel
Die Gottheit mir herab! –
Doch weiter! –

GEORG
Nach ernstem Schweigen –

ELVIRE
O Gott!

GEORG
Sprach er endlich: »Sir Richard
Hab' ich mein Wort gegeben,
Ihm wird der Tochter Hand!«

ELVIRE
Gott! mich fasset Angst und Beben!
Und dann –

GEORG
Ich wiederholte:
»So sinkt Dein Kind in's frühe Grab.«
»Sie lebe! ja, sie lebe!«
Rief laut sein Vaterherz!
»O eile, sie zu trösten,
Besänft'ge ihren Schmerz!«

ELVIRE
Höre! – das Horn erschallet!

GEORG
Fürchte nichts!
Dieser Ruf gilt den Soldaten.

CHOR
Heil dem Tapfern! Dem edlen Grafen
Arthur Talbot!

GEORG
Nun, sprach ich Wahrheit?

ELVIRE
O theurer Vater!

GEORG
Fasse Dich!

CHOR
Bald erreicht er uns're Mauern!
Lasst mit Ehrfurcht uns ihn empfangen!

GEORG
Deinem Glück darfst Du vertrauen,
Auf die Hoffnung gläubig bauen!
Dieser Tag gewährt nach Leiden
Deiner Seele Himmelslust!

ELVIRE
Kaum wag' ich dem Glück zu vertrauen;
Darf ich gläubig auf Dich bauen
Süsse Hoffnung, Trost im Leiden,
Du gewährst mir Himmelslust.

Ab.

CHOR
Heil dem Tapfern! Dem edlen Grafen
Arthur Talbot! – In Jubel – Chören
Lasset uns den Helden ehren,
Unsers Heeres Stolz und Ruhm!

Ab.

FÜNFTE SZENE
Gothischer Saal.
Lord Arthur Talbot. Ritter. Pagen. Dann Elvire. Lord Valton. Georg. Damen. Diener und Dienerinnen. Soldaten mit Roberton


CHOR DER MÄNNER
Heil dem edlen Arthur!

DIE FRAUEN
Rufet Heil Elviren!

ALLE
Hoch verehrt Schönheit und Muth!

DIE DAMEN
Alle Jungfrau'n überstrahlet
Sie durch Anmuth, Reiz und Würde,
Und aus jedem Munde schallet
Ihrer hohen Tugend Lob.

DIE RITTER
Männlich schön und stark im Streite,
Würdig seines Heldenstammes,
Nennet Jeder ihn mit Freude
Zierde uns'rer Ritterschaft.

ARTHUR
Heissgeliebte! Die reinsten Flammen
Boten uns bisher nur Qualen;
Aber heut, wo Glück und Wonne strahlen,
Reicht der Gatte Dir die Hand!
Fern, o Theure, sind jene Zeiten,
Die das Herz erfüllt mit Bangen!
Dich darf liebend mein Arm umfangen –
Neidet, Götter, meine Lust und Seligkeit!

ELVIRE
Ach, mein Arthur!

ARTHUR
Ach, Elvire!

ELVIRE
Ich bin Dein!

ARTHUR
Du bist die Meine!

ALLE
Segne, Gott, der Liebe Flammen,
Segne ihrer Ehe Band!


SECHSTE SZENE
Vorige, dann Henriette

VALTON
Die heil'ge Handlung vollziehet ohne mich.
Mit diesem Blatt versehen,
Könnt ungehindert Ihr zur Kirche gehen.
zu Georg
Du wirst sie hingeleiten,
Ihr, edle Dame,
Sollt vor Englands hohem Parlamente,
Wohin ich Euch begleite, schnell erscheinen.

HENRIETTE
(Weh' mir! was hör' ich?) Wozu berief man mich?

VALTON
Nur zu gehorchen und zu schweigen,
Heischt Pflicht und streng Gebot.

ARTHUR
Ist sie von Stuart's Partei?

GEORG
Seit vielen Monden
Hält man sie gefangen. Ein Jeder glaubt, dass sie
Der Stuart's Freundin sei, weil sie verkleidet
Sich dieser Festung nahte.

ARTHUR
(Güt'ger Himmel
Ihr Geschick ist entschieden, sie ist verloren! –
O Unglücksel'ge!)

HENRIETTE
(Mitleid spricht aus dem Blicke!)

VALTON
Eilet nun! Zur Feier festlicher Vermählung
Bereitet Euch. Mit dem Brautgèwande
Und dem Kranz im Haar mögt Ihr sie schmücken.
Sorg', dass im Thale die Rosse uns'rer harren.
Zu schneller Reise verpflichtet mein Befehl.
Mit Gott und meinem Segen
Geht Eurem Glück entgegen!


SIEBENTE SZENE
Henriette, und Arthur

HENRIETTE
(Ja, den edlen Zügen vertrau' ich!)
O Ritter! –

ARTHUR
Sprecht! Wenn meines Rathes,
Meiner Hülfe Ihr bedürft, schenkt mir Vertrauen.

HENRIETTE
Und wenn mein schuldlos Leben
Von Gefahr bedrohet?

ARTHUR
O redet! lasst mich wissen, was Ihr fürchtet?

HENRIETTE
Ich sterbe nach wenig Stunden. Doch Ihr erbebet –

ARTHUR
Für Euch – für mich! –
Fiel nicht mein Vater, der treu dem Königblieb,
Unter dem Henkersbeil? Doch sprecht – wer seid Ihr?
Redet – wer seid Ihr – ich rette Euch!

HENRIETTE
Unmöglich! –
Heinrich's Tochter – Carl's Gemahlin –
Wird das Schicksal der Edlen theilen!

ARTHUR
Ha! Ihr die Königin!

HENRIETTE
Ja! – Tod harret meiner!

ARTHUR
Retten, retten werd' ich Euch! –
Ihr müsst fliehen aus diesen Mauern –
Ja, ich selbst will Euch geleiten –
Auf geheimen, sichern Wegen –

HENRIETTE
Ach, nur dem Beil entgegen, –
Ohne Rettung bin ich verloren.

ARTHUR
Noch ist Hoffnung – ich will Euch retten!
Oder mit Euch sterben.

HENRIETTE
O lass ab von dem Gedanken!
Liebend harret Dein Elvire.
Könnte Dein Entschluss noch wanken?
Ihr gehörest Du allein.

ARTHUR
Ach, nicht ihren Namen nenne,
Raube mir nicht meinen Muth.

HENRIETTE
Ueberlass mich meinem Unglück,
Dass mein Schicksal sich erfülle.
Meines Lebens Stern sinkt nieder,
Doch Dein Morgenroth geht auf.

ARTHUR
Bei der Theuren Angedenken
Sinkt dahin mein ganzer Muth.
Rettend Dein Geschick zu lenken,
Opfr' ich heut' mein höchstes Gut.


ACHTE SZENE
Elvire, Georg, die Vorigen.

ELVIRE
Es nahet die Jungfrau im bräutlichen Kleide,
Gleich einfach, bescheiden, der Lilie im Mai
Die Rosen und Myrten, die lieblich mich kränzen –
Die Perlen, die glänzen, sind Pfänder der Treu.

GEORG, HENRIETTE, ARTHUR
Hell strahlt im heitern Glanze
Der Unschuld lieblich Bild.
Bezauberndes Wesen,
So reizend und mild.
Seh' ich die holde Jungfrau.
Geschmückt mit dem Kranz,
Fühlt sich von ihrer Schönheit Glanz
Die Seele hochentzückt.

ELVIRE
Liebreich wirst Du mich belehren –

HENRIETTE
Holde, was ist Dein Begehren?

ELVIRE
Für ihn nur, der mir theuer,
Möchte ich reizend sein.
O schmücke mit dem Schleier
Mein Haupt, ich bitte Dich –
Zur hehren Feier.

HENRIETTE
Ja, gern schmück' ich Dich für ihn.

ARTHUR, GEORG
Das Uebermaass, die Freue,
Entschuld'ge ihr Vergeh'n;
Wer kann ihr widerstehn,
So reizend und so schön.

ELVIRE
Doch lass zuerst den Schleier
Auf Deinem Haupt mich seh'n;
Er wird von Deinen Zügen
Die Reize noch erhöh'n.

HENRIETTE
Du lieblich holdes Wesen,
Gern lass ich es gescheh'n.

ELVIRE
Es berge der Schleier
Die wallenden Locken,
Zur heiligen Feier
Fein sittsam zu geh'n.
Wer Dich so erblicket,
Vom Schleier geschmücket,
Glaubt die Braut
In Dir zu seh'n.

HENRIETTE
Zu bergen jedem Blick
Des Busens Angst und Schmerz,
Dient jetzt der Schleier mir.
Du kennst, o Gott, mein Herz,
O wende mein Geschick,
Beschütz' mein schuldlos Haupt,
Lass mich, o Herr, nicht untergeh'n.

ARTHUR
Sie steht im Missgeschick,
Erhaben selbst im Schmerz,
Gleich einer Heil'gen im Schleier hier.
O stärke, Gott, mein Herz,
Zu wenden ihr Geschick.
O nimm mein Leben hin,
Nur sie lass mich gerettet seh'n.

GEORG
Elviren's Zauberblick
Besieget jedes Herz,
Und Alle huld'gen ihr
Der schuldlos heit're Scherz
Erhöhet noch ihr Glück.
Ein Engel scheinet sie,
Gesandt von jenen Himmelshöh'n.

VALTON UND CHOR
Elvire! Elvire!
Schon nahet die Stunde!

ELVIRE
Leicht zürnet der Vater,
Hinweg muss ich eilen!
Schnell kehr' ich zurücke,
Nicht lang' will ich weilen.

ARTHUR, GEORG, HENRIETTE
Ach, leicht zürnt der Vater Dir,
Ja, Du musst jetzt eilen!
Und kehrst Du zurück,
Schmückt der Schleier Dich.

Elvire und Georg ab.


NEUNTE SZENE
Henriette. Arthur.

HENRIETTE
Hinweg mit diesem Schleier! –
Nur die vom Schicksal Beglückte darf ihn tragen;
Mir ziemt er nicht.

ARTHUR
Halt' ein!
Ein Zeichen ist's von Gott! Durch ihn verhüllet,
Kann es gelingen, die Wachen zu täuschen,
Dass für die Braut sie Dich halten.
Folg' mir! –

HENRIETTE
Was willst Du wagen?
Zu schrecklich ist das Loos, das Dich bedrohet.

ARTHUR
Folg' mir, weile nicht! Dich rett' ich vom sichern Tode.


ZEHNTE SZENE
Die Vorigen. Richard.

RICHARD
Halt' ein! – Nicht sollst Du ungestraft mir rauben
Das höchste Gut des Lebens;
Nehmen werd' ich blut'ge Rache,
Zitt're heut vor meiner Wuth!

ARTHUR
Ha, Dein Trotz soll hald sich legen,
Ich verlache Deine Wuth;
Muthig tret' ich Dir entgegen –
Bald strast dieses Schwerdt den Uebermuth! –

HENRIETTE
Haltet ein! Lebt in Frieden!
Nicht um mich fliess' Euer Blut!

ARTHUR
O Gott! was thust Du?

RICHARD
Ha, die Gefang'ne! –

HENRIETTE
Ja, ich bin's!

ARTHUR
Komm! Dein stolzes Drohen
Mit dem Schwerte nun zu bewähren!

RICHARD
Nein! – Mit ihr gehst Du von hinnen –

ARTHUR
Mit ihr?

HENRIETTE
(Was hörte ich!)

RICHARD
Unverwehrt sei Euch zu geh'n.

CHOR
hinter der Scene
Zur Kirche eilt! Auf, eilt zum frohen Feste!

ARTHUR
Lass uns eilen! Schon nahen Leute.

RICHARD
Schnell entfliehet! Gott schütz' Euch Beide!

ARTHUR
Und Du schweigst, bis wir entronnen
Diesen Mauern?

RICHARD
Ich werde schweigen!

ARTHUR
Wohlan, so schwöre –

RICHARD
Ja, ich schwör' es!

ALLE DREI
Leb' wohl!

Arthur und Henriette ab.


ELFTE SZENE
Richard. Valton. Roberton. Elvire mit den Damen. Wachen. Puritaner. Diener und Dienerinnen.

RICHARD
Schon hob die Brücke sich hinter ihnen –
Schon aus den Thoren trug sie ihr Fuss.

CHOR
Zur Kirche eilt! Auf, zum Feste

ELVIRE
Wo weilt Arthur?

RICHARD
O frage nicht!

ELVIRE
Wo weilt Arthur? Sprich!

RICHARD
Er ist entfloh'n!

ELVIRE, RICHARD, GEORG
Schon fern bei jenen Hütten
Eilt er mit raschen Schritten

CHOR
Ja, mit raschen Schritten
Nah't er jenen Höhen!
Ha, seht die Gefang'ne
Zur Seite ihm gehen.

VALTON
Soldaten, auf, eilet!
Lasst den Donner der Geschütze
Die Lüfte durchhallen!
Schnell rächend, gleich dem Blitze,
Die Schwerdter auf sie fallen!
Ja, rächet den Verrath!

CHOR
Ha, rächet die Frevelthat!
Ergreifet die Waffen!
Ha, zittert, Verräther!
Die Rache naht!

ELVIRE
In Arthur's Geleite? Gehüllt in meinen Schleier
Geht sie an seiner Seite und theure Gattin nennt er sie!
Elvire heisst die Dame – nicht ich bin mehr Elvire!

ALLE
Elvire, was sagst Du?

ELVIRE
Ich Elvire? Nein! Nein!

CHOR
Die Arme ist starr und bleich,
Dem Marmorbilde gleich.
Im Wahnsinn redet sie;
Bedroht ist offenbar
Ihr Leben mit Gefahr!

ELVIRE
Ach, Arthur! Wie, Du kehr'st zu mir zurück?
Liebe lächelt in Deinem Blick;
Ach, Arthur, folge mir zum Altare,
Ja, ew'ge Treu werd' ich Dir schwören.
In reiner Weihe schlägt Dir mein Herz –

CHOR
Ach, am Altare glaubt sie zu stehen,
Noch immer liebt sie den Verräther,
Der ohne Mitleid sie heut verlassen.
Sie wird ihm lieben im Tode noch.

GEORG, RICHARD, CHOR
O mild're, Himmel, der Armen Leiden,
Du wirst die Thränen der Unschuld rächen
Besänftige ihres Busens Schmerz,
O Gott, bestrafe die Frevelthat!

ELVIRE
Treu schlägt für Dich mein Herz! O Gott –
Du entfliehest –
Willst grausam Du verlassen, die ewig Dich liebt?

CHOR
Ach; wehe der Armen!
Von Wahnsinn befangen, erliegt sie dem Schmerz,
In Schönheitblüthe, voll Anmuth und Güte,
Fluch jener Stunde, wo die Verbrecher entfloh'n!

ELVIRE
Der Hölle Gluthen gähren im Busen!
Ach, die Flamme wird mich verzehren!
In Nebel entfalten sich Schreckensgestalten –
Ihr Blick, der mir droht, verheisset mir Tod.

CHOR
Fluch sei der Stunde, wo Beide entfloh'n!
Durch Wälder und Schluchten, von Menschen verlassen,
Ein Abscheu dem Himmel, soll Reue euch fassen.
So irrt, ihr Verfluchten, von Stürmen umgeben,
Verstossen durchs Leben, oh'n Obdach und Ruh
In Qual und Beschwerde, in Thränen und Leiden,
Soll Himmel und Erde nie Trost Euch bereiten.
Die Rache verfolge Euch selbst im Tod'!

ZWEITER AKT
Saal mit offenen Seitenthüren.

ERSTE SZENE
Diener und Dienerinnen. Puritaner, Roberton, Georg. Später Richard.

CHOR
Bringt Ihr Kunde?

GEORG
Die Aermste schlummert.

CHOR
Labung bringe ihr die Stunde;
Ihr Herz erfället –?

GEORG
Bald Freude, bald Kummer.

CHOR
Ach! Sie vergehet!

GEORG
Dieser Wechsel von Schmerz und Freude
Hat die Sinne umhüllet.

CHOR
Wird die Arme nie genesen?

GEORG
Ach, dieses Hoffen ist vergebens!
Sie, die Freude meines Lebens,
Erliegt dem Schmerz.

CHOR
Ach, so rede!

GEORG
O theuren Freunde.
Lasst mich schweigen.

CHOR
Ach, lass unsre Angst Dich rühren,
Theilen lass uns Deinen Schmerz.

GEORG
Wohlan, so vernehmt ihr Leiden!
Noch schmückt ihr Haupt die Rosenkrone,
Noch prangt sie im Brautgewande;
Verzweifelnd schreit sie hinauf zu Gottes Throne:
»Wo ist Elvire? Ach sie kehrt nie zurück!«
Oft wähnt zur Trauung sie zu gehen,
Schwört ew'ge Treue mit heiterm Blicke,
Dann schreit sie plötzlich auf: »Er ist entflohen!
O theurer Arthur! Ach, kehre zurück!«

CHOR
Ach welch grauenvoll Geschick!
Sein Verrath bricht ihr das Herz!

GEORG
Bald träumt sie von Glück und Freude,
Bald wähnt sie sich des Todes Beute,
Dann klanget sie beim Klang der trauten Harfe
Der stillen Nacht des Busens Schmerz;
Oft glaubet sie in fremden Zügen
Den heissgeliebten zu erblicken.
Schaudernd sieht sie dann, dass sie sich täuschte
Und flehet weinend zu Gott um den Tod.

CHOR
Ach, weh der Armen! Sie wird erliegen,
Ein Gott erbarme sich ihrer Noth.

RICHARD
kommt
Schon ereilte die Rache den Verräther.
Arthur Talbot ist verfallen dem Heukerbeile,
Durch ein Urtheil vom hohen Parlamente -
Gerecht ist die Strafe!

CHOR
Der Fluch der That erreicht ihn noch im Leben,
O möge er Allen ein schaudernd Beispiel geben.
Es entgeht Gottes Händen
Kein Missethäter.

RICHARD
Lord Valton, dessen Unschuld anerkannt,
Ist vom Parlamente zu hohen Würden ernannt.

CHOR
O armer Vater! Was wirst Du empfinden,
In Wahnsinns Nacht das theure Kind zu finden?

RICHARD
Ist keine Hoffnung mehr?

GEORG
Alle Aerzte stimmen ein:
Nur ein Uebermaass von Freude oder jäher Schrecken
Könnte den Geist vom Wahnsinn befrei'n.

CHOR
Keine Busse o Arthur, sühnet den Frevel! –

RICHARD
Durch mich, der ihm ergeben,
Spricht Cromwell heute: verfolgt auf Tod und Leben
Sei Arthur, von England ausgestossen;
Es theilt sein Missgeschicke, wer Schutz ihm leiht.
Wagt er frevelnd, dem Lande zu nahen,
Fällt ohne Gnade sein treulos Haupt.

Alle entfernen sich, bis auf Georg.


ZWEITE SZENE
Georg. Richard. Elvire.

ELVIRE
Jede Hoffnung ist entschwunden,
Nur im Grabe lächelt Ruhe.

RICHARD UND GEORG
Schon naht die Arme!
Wie rührend sind ihre Klagen

ELVIRE
Seiner Stimme sanften Töne
Riefen zärtlich hier meinen Namen –
Hier vernahm ich einst die Schwüre
Ew'ger Treue, die aus seinem Herzen kamen.
Kehrt zurück, ihr Wonnestunden,
Führt den Theuren mir zurück!
Ist die Hoffnung mir entschwunden,
Find' ich im Grabe die ersehnte Ruh'.

RICHARD, GEORG
Ach, ihr Herz wahr't treue Liebe
Noch dem undankbaren Mann.

ELVIRE
Wer bist Du?

GEORG
Kenn'st Du mich nicht, theure Tochter?

ELVIRE
Ja, ja, mein Vater! Und Arthur, mein Geliebter?
Rede, wo weil't er? Ach! wie Du lächelst?
Hinweg, ihr Thränen! – Zum Altar willst Du mich führen? –
Zum Tanze, zum heitern Feste –
Sind schon versammelt die Hochzeitgäste.
Ja, mit dem Kranze naht schon die Braut zum Tanze.
Ja, auch Du darfst mit mir tanzen!
Komm zum Feste!

RICHARD, GEORG
(O Gott!)

ELVIRE
Warum weint er?
Liebt er wohl? – Er weint? – er liebt –

RICHARD, GEORG
Ach, nichts kann die Thränen hemmen!

ELVIRE
Sage – hast jemals Du treu geliebt?

RICHARD
Blick, o Theure, mir in's Auge,
Lies im Antlitz, was mich betrübt.

ELVIRE
Ja, Du liehst, doch stets zu Thränen,
Zu herben Leiden ist vom Schicksal
Die getreue Liebe verdammt.

GEORG
Schweig', o schweige, theure Tochter,
Deine Seele wird genesen.

ELVIRE
Niemals!

RICHARD, GEORG
Gott hört unser Fleh'n.

ELVIRE
Niemals!

RICHARD, GEORG
Vergessen wirst Du ihn.

ELVIRE
Ach! ich werd' ihn nimmer wiederseh'n.

RICHARD, GEORG
Heil', o Gott, des Herzens Wunde,
Wende gnädig ihr Geschick.

ELVIRE
Nehmt, o nehmet hin mein Leben,
Oder gebt den Theuren mir zurück.

RICHARD, GEORG
Doch sie lächelt –
Freude strahlt aus ihrem Blick.

ELVIRE
Mir wird gelingen, zu versöhnen
Des strengen Vaters Herz
Unsre Wünsche wird er bald krönen,
Und vergessen ist jeder Schmerz.

GEORG
Ihn, der treulos sie verlassen,
Sucht im Wahn sie liebend hier.

RICHARD
Welche edle schöne Seele
Raubte der Verräther mir.

ELVIRE
Hier bei Luna's sanftem Scheine,
Unbelauscht im stillen Haine,
Lass im traulichen Vereine
Treuer Liebe uns erferu'n. –
Theurer Arthur, nicht länger weile,
Dein harret Elvire Eile, o eile!
Lass Dich meine Thränen rühren,
Komm, o theile meine Seligkeit!

RICHARD, GEORG
Möge bald der Tag erscheinen,
Wo, befreit von bangen Qualen,
Deine Augen nicht beweinen
Ihn, der unwerth Deiner Wahl.
O gönne Ruhe Deinem Herzen,
Tröstend nahet schon die Nacht.

Elvire ab.


DRITTE SZENE
Georg. Richard.

GEORG
Richard, Du musst Arthur retten,
Sein Geschick vermagst Du zu wenden.

RICHARD
Ha! unmöglich! –

GEORG
Du kannst ihn retten!

RICHARD
Nein! –
GEORG

Du willst nicht?

RICHARD
Nein! Ihm werde Tod!

GEORG
Denkst Du nimmer an jene Stunde,
Wo entflohen die Gefang'ne?

RICHARD
Ja! –

GEORG
Sprich, war Arthur allein der Schuld'ge?

RICHARD
Deiner Worte Sinn –

GEORG
Ist Wahrheit.

RICHARD
Rede offen! –

GEORG
Ich sprach genug.

RICHARD
Ich gehorche dem Parlamente,
Dem Befehl beugt sich mein Wille,
Ja, es zitt're der Rebelle! –
Englands Richter verdammen ihn allein.
Schwere Pflichten muss ich erfüllen,
Den Verräther darf ich vom Tod nicht befrein.

GEORG
Des Hasses wilde Triebe
Nährst Du im Herzen; doch erbebe! –
Ja, die Qualen zu später Reue
Folgen drohend Dir durch's Leben;
Muss durch Dich einst Arthur sterben,
Folgt Elvire bald dem Theuren nach.

RICHARD
Ha! –

GEORG
Ein Tag stürzt Beide in's Verderben!
Und wo Dein Fuss auch weilt hienieden,
Folgt Dir dann die blut'ge That.
Wenn Dir Abends beim Mondenscheine
Bleich und seufzend ein Schatten erscheint –
Ist's Elvire, ach sie weint –
Klagt in Dir ihren Mörder an.
Wenn der Sturm sich in Nächten erhebt,
Und Dich blutend ein Schatten umschweht –
Es ist Arthur mit Wuth in dem Blicke,
Der aus dem Grabe Dir drohend naht

RICHARD
Wenn Elvirens Gestalt mir erscheint,
Mich als Mörder vor Gott anzuklagen,
Wird mein Seufzen und mein Sehnen,
Mir, dem Reinen, Vergebung erfleh'n!
Doch wenn Arthur's verhasster Schatten
Aus der Hölle mir drohend auch naht,
Stürze ihn, der Elviren verrathen,
Wuth und Rache in den Abgrund zurück! –

GEORG
O Richard, lass durch diese Thränen
Dein edles Herz besiegen! –

RICHARD
Kannst Du mich fühllos wähnen?

Sieh' mich im Kampf erliegen!

BEIDE
Ein Herz, getreu der Ehre und Ritterpflicht,
Versagt dem Unglück Mitleid nicht.

GEORG
Noch fühl' ich Muth und Kräfte,
An Deiner Seite zu kämpfen.

RICHARD
Drohend nahet vielleicht der Veste
Arthur mit unsrer Feinde Schaar.
Dann treffe ihn –

GEORG
Der Tod!
Unser Schlachtruf sei:
Alles für Ehre und Vaterland!

GEORG, RICHARD
Wenn Schlachttrompeten tönen,
Eil' ich zum blut'gen Streite!
Muthig dem Tod entgegen
Für Freiheit und Vaterland!
Siegend lacht Englands Söhnen
Ruhmvoll des Lorbeers Beute:
Dann lohne, was ich leide,
Mir jener Augenblick!




DRITTER AKT
Kleiner Garten – Pavillon.

ERSTE SZENE
Arthur. Dann Elvire.

ARTHUR
Endlich bin ich gerettet! Die Feinde täuschte ich
Und sie verloren die Spuren meiner Schritte. –
O sel'ge Wonne! Der hoffnungslos Verbannte
Wird endlich die Theure wiedersehen!
Irrend von Strand zu Strande,
Darf ich heute, heil'ge Heimath,
Auf deinem Boden stehen.

ELVIRE
Einsam an der Silberquelle,
Sass einst trauernd ein Troubadour,
Klagte leis' der stillen Welle
Seiner Liebe Leiden nur.

ARTHUR
O himmlisch – süsse Klänge! Elvire! Elvire!
Wo weilest, Theure, Du? Doch wie? Du schweigest!
O Gott! – Einst tönten hier im Haine
In holder Eintracht uns're Gesänge!
Wüsstest Du, dass Arthur liebend Dir nahe weilet –
Ja, der Verkannte kehrte treu zurücke!
Tröstung find' er heut in Deinem Blicke
O Gott! – Es nahen Leute!

CHOR
Ohne Weilen folget seiner Spur!

ARTHUR
Weh' mir, ich bin verloren!

CHOR
Sucht ihn genau an jedem Ort!

ARTHUR
O Himmel! Wo mich verbergen!

CHOR
Sucht nur genau, er kann nicht fort!

ARTHUR
Auf's Neu verfolgen mich Cromwell's Schergen!
Schon sind sie ferne! Dürft' ich Unglückseliger es wagen,
Der Geliebten mich zu nahen –
Dürst' ich ihr meinen Schmerz, meine Leiden klagen!
Doch nein! – Ich stürzte sie mit mir in's Verderben!
Doch wird Dir, Heissbeweinte,
Meiner Stimme Klang zum Herzen dringen,
Wie einst in schönen Tagen,
Wo uns Liebe und Glück
In Wonne vereinten. –
Ueber Berge, Thal und Glüfte,
Wallt der Pilger rastlos hin,
Nur sein Schmerz erfüllt die Lüfte
Nichts erheitert seinen Sinn.
Ach, vergebens sacht sein Aug' den Schlummer,
Nirgend findet der Verbannte Ruh'.
Rastlos verfolget ihn der Kummer,
Ewig trägt sein Sehnen ihn dem Vaterlande zu.
So vergehet Tag und Stunde
Dem verbannten Troubadour,
Seines Herzens tiefe Wunde
Heilt im dunkeln Grabe nur.


ZWEITE SZENE
Arthur. Elvire.

ELVIRE
O Gott! Er schweiget! Ach, wie die sanften Töne
In die Seele mir drangen – doch wehe mir!
Er schweigt! –
Die Stimme erwecket hier ein heiss Verlangen.
Ach, mein Arthur! Wo bist Du, Theurer!

ARTHUR
Zu Deinen Füssen!
Elvire! kannst Du vergeben?

ELVIRE
Ach, Arthur! Ja, mein Arthur!
O Du, mein Glück, mein Leben! –
Du bist's, Dich seh' ich wieder!

ARTHUR
Ach, Elvire! Selige Wonne sinkt auf mich nieder!

ELVIRE
Sind geendet all' unsre Leiden?

ARTHUR
Gnädig wird der Gott uns schirmen,
Dessen Macht uns heut' vereint.
Strahlt mir Liebe aus Deinen Blicken,
Was kann höher mich beglücken!
Darf ich, Theure, an's Herz Dich drücken,
Ist vergessen der Trennung Schmerz!

ELVIRE
Wir getrennt – ich war allein? –
Sprich, wie lange warst Du ferne?

ARTHUR
Ach, drei Monden!

ELVIRE
Nein, nein!
Schon drei Jahre! –
Ja, in Qual nicht zu ermessen,
Sind drei Jahre mir entfloh'n.
Ja, beweinend mein Geschick,
Rief ich: Arthur, ach komm' zurück!
Von Dir getrennt, war ewig mir
Entfloh'n des Lebens Glück!

ARTHUR
Konnte Mitleid und Erbarmen
Der Gefang'nen ich wohl versagen?

ELVIRE
Sprich, schwurst Du ihr jemals Liebe?
Lass mich nicht vergebens fragen.

ARTHUR
Welch ein Argwohn! Retten wollt' ich
Sie vom Tode!

ELVIRE
Gott! – o rede!

ARTHUR
Nun, so wisse – es ist die Königin.

ELVIRE
Die Königin?

ARTHUR
Schnell vollzogen an der Armen
Ward das llrtheil, das ihr drohte!

ELVIRE
Sprichst Du Wahrheit? welch strahlend heit'res Licht
Erhellt die Nacht in meiner Seele! –
Und Du liebst mich? –

ARTHUR
O zweifle nicht!

ELVIRE
Und Du schwörest –

ARTHUR
Dir treu zu sein!
Ruhe am treuen Herzen,
O Du, mein süsses Leben!
Liebend, wenn Feinde uns umgeben,
Beschützt Dich dieser Arm.
Du nur warst mein Gedanke
In banger Trennung Tagen!
Lass dieses Aug' Dir sagen,
Was meine Brust beseelt!

ELVIRE
O könnt' ich Worte finden,
Die Wonne auszudrücken!
Liebe wird mich beglücken,
Ewig bist Du nun mein!
Du warst mein Gedanke,
Dir tönten weine Klagen,
Lass dieses Aug' Dir sagen,
Was meine Brust beseelt.

ARTHUR
Auf's Neue kündet dieser Ton
Die Nähe meiner Feinde!

ELVIRE
Ja! – Die Schreckenstöne –
Sind zu gut mir bekannt – nichts soll uns trennen –
Sei ohne Sorgen – Du wirst nicht mehr verbannt!
Dort im Gemache – zerriss ich jenen Schleier
Der sie schmückte, als mit Dir sie entflohen.
Ja, schon morgen erwarten Gäste
Uns bei'm Tanz' – bei'm Feste! –

ARTHUR
O Gott! Was sagst Du?

ELVIRE
Auch Du willst mich nicht verstehen!
Gleich alle Andern willst Du mein Leiden
Durch Dein Staunen noch erhöhen?

ARTHUR
Ach – im Wahnsinn sprichst Du – o Himmel! –

ERSTER SOLDAT
Wer da!

ZWEITER SOLDAT
Getreue Freunde!

ERSTER SOLDAT
Bringt die Losung!

ZWEITER SOLDAT
Cromwell und England!

ALLE
Ehre! Ehr' und Sieg dem Vaterland!

ARTHUR
Komm! wir müssen fort von hier.

ELVIRE
Ha, auf's Neue willst Du fliehen?
Nein, mit ihr darfst Du nicht geh'n.

ARTHUR
Komm!

ELVIRE
Lass meinen Schmerz Dich rühren!

ARTHUR
Schweig!

ELVIRE
Zu Hülfe! er will flieh'n!

ARTHUR
Still!

ELVIRE
Erbarmen! Helft mir!

ARTHUR
Ha!


DRITTE SZENE
Georg. Richard. Roberton. Wachen. Soldaten. Diener und Dienerinnen. Puritaner.

GEORG
Es ist Arthur!

RICHARD
Arthur!

ALLE
Ha, Arthur an diesem Orte!

RICHARD
Gottes Hund führt Dich, Verräther,
In seinem Grimme, zu diesem Strande!

GEORG, FRAUEN
Ach, Unglücksel'ger! Welch Schicksal leitet
Dich Verbannten heut' hierher?

RICHARD, PURITANER
Arthur Talbot! Vom Vaterlande
Bist Du verurtheilt zum Tode!

ELVIRE
Zum Tode!

PURITANER
Zum Tode!

GEORG UND FRAUEN
Unsel'ge That!

PURITANER
Schwer räch't Gott den Hochverrath!

ELVIRE
Weh'! Was hört' ich? –

ALLE
(Es schweigt sein Mund!
Nur sein Blick giebt Leiden kund.)

ARTHUR
zu Elvire
Du wähntest grausam Dich
Von mir verrathen,
Doch schuldlos bin ich
An Deiner Qual.
Trotz biet' ich heute dem Feind',
Der Verräther mich nennet –
Ist Dir zur Seite
Zu sterben mir vergönnet.

ELVIRE
Ach, welche Stimme
Tönet im Herzen,
Aus dunklem Grabe
Zu mir herauf –
Grausam fällt er durch mich
Den Mördern in die Hände!
Mit ihm auch ende
Mein düstrer Lebenslauf! –

GEORG
Ach, seine Stimme
Ertönt im Herzen,
Sie wecket Mitleid
Im Busen auf,
Es schwimmt mein Auge
In heissen Thränen,
Nimm seine Seele,
Gott, gnädig auf!

RICHARD
Ach, seiner Stimme Ton
Dringt mir zum Herzen,
Bald wird ihn decken
Das düstre Grab.
Furchtbar trifft ihn
Des Schicksals Zürnen,
Mitleid regt sich
Im Herzen für ihn.

CHOR DER FRAUEN
Ach, seine Stimme
Erhöht den Schmerz.
Mitleid wecket sie
Im Herzen mir!
Bei seinen Leiden,
Bei seinem Anblick,
Lös't sich meine Seele
In Thränen auf!

CHOR DER MÄNNER
Der Frevler sterbe!
In Qual und Schmerzen!
Ja, Gott wird schrecklich
Sein Leben enden.
Den Landesverräther
Nimmt Gott nicht auf!
Es ende heut' in Schmach
Sein Lebenslauf! –
Säum't nicht länger, führt ihn zum Tode!

GEORG, RICHARD, FRAUEN
Ihr folgt nur des Hasses Trieben,
Nicht dem Gotte, den wir ehren.

PURITANER
Gottes Söhne, die ihn lieben,
Folgen treulich seine Lehren.

ARTHUR
O theure Elvire!

ELVIRE
Du lebst noch für mich? –

ARTHUR
Ja, Heissgeliebte!

ELVIRE
Kannst Du vergeben?
Nur ich bin schuldig an Deinem Tode!

PURITANER
Streng' Gerechtigkeit zu üben,
Schwingen wir das Richterschwert.

ARTHUR
Haltet ein! – Hinweg, Barbaren!
Entfernet Euch!
Seht, wie sie bebet,
Ihr Geist entschwebet! –
Lässt dieser Anblick
Kalt Euer Herz? –
Auf Augenblicke
Bezähmet die Rache,
Dann sättigt Mordlust
Und Grausamkeit! –

PURITANER
Zur Rache! Fort zum Tode!
Gott selbst gebot – fort, fort zum Tod! –

ALLE
Ha! Ein Herold! –

PURITANER
Eine Botschaft! –
ALLE ANDERN
Was geschah?

PURITANER
Lasst uns spähen! –

GEORG
Frohe Kunde, Frohe Kunde!
Stuart's Macht ist besiegt!
Ja, Vergebung, Schutz und Frieden
Kündigt England Jedem an!

RICHARD, PURITANER
Heil sei Cromwells tapfern Schaaren,
Preiset hoch des Helden Sieg!

ELVIRE, ARTHUR
Selige Stunde! Vom tiefsten Leide
Hebt sich die Seele zur höchsten Freude
Jede Wunde heilt die Liebe,
Mein bist Du, o süsses Glück!

CHOR
Alle Leiden sind vergessen,
Hohe Freuden Euch beschieden.
Eurer Herzen Treue krönet
Heute segnend das Geschick.

ATTO PRIMO

QUADRO PRIMO
Spazioso terrapieno nella fortezza. Si veggono alcune cinte, torri ad altre specie di fortificazioni, con ponti levatoi, ecc. Da lontano si scorgono montagne, che fanno bellissima veduta; mentre il sole che nasce, va gradatamente illuminandole, siccome poi rischiara tutta la scena.

BRUNO, SENTINELLE
di dentro
All'erta! All'erta! L'alba apparì.
La tromba rimbomba, nunzio del dì.

BRUNO, SOLDATI
sulla scena
Quando la tromba squilla
Ratto il guerrier si desta:
L'arme trememde appresta,
Alla vittoria va!
Pari del ferro al lampo,
Se l'ira in core sfavilla,
Degli Stuardi il campo
In cenere cadrà.

Odesi un suono di campana, poi un preludio di armonia religiosa.

BRUNO
O di Cromwell guerrieri
Pieghiam la mente e il cor
A' mattutini cantici
Sacri al divin Fattor.

I soldati s'inginocchiano.

ELVIRA, ARTURO, RICCARO, GIORGIO
di dentro il castello
La luna, il sol, le stelle,
Le tenebre, il fulgor,
Dan gloria al Creator
In lor favelle.
La terra e i firmamenti
Esaltano il Signor.
A lui dien laudi e onore,
Onor al Creator,
Tutte le genti,
Iden gloria al Creator.

BRUNO
Udesti?

SOLDATI
Udii.

BRUNO
Finì.

SOLDATI
Finì.

BRUNO, SOLDATI
Al re che fece il dì
L'inno dei puri cor
Salì su' venti.

CASTELLANI, CASTELLANE
escono
A festa!
A tutti, a tutti rida il cor,
Cantate un santo amor.
A festa!
Garzon, che mira Elvira,
Sì bella verginella,
L'appella la sua stella,
Regina dell'amor.
Ah! È il riso e il caro viso
Beltà di paradiso;
È rosa sul suo stel,
È un angiolo del ciel.
Se a nozze invita amor
A tutti rida il cor.

Tutti partono: Bruno si ferma in disparte, vedendo Riccardo.

RICCARDO
a se
Or dove fuggo mai? ... Dove mai celo
Gli orrendi affanni miei? Come quei canti
Mi risuonano all'alma amari pianti!
O Elvira, Elvira, o mio sospir soave,
Per sempre, per sempre, io ti perdei!
Senza speme ed amor, in questa vita
Or che rimane a me?

BRUNO
La patria e il cielo!

RICCARO
Qual voce? Che dicesti ... È vero, è vero!

BRUNO
Apri il tuo core intero
All'amistà, n'avrai conforto ...

RICCARO
È vano.
Ma pur t'appagherò. Sai che d'Elvira
Il gentior m'acconsentia la mano,
Quando al campo volai.
Ieri, alla tarda sera,
Qui giunto con mia schiera,
Pien d'amorosa idea
Vo al padre ...

BRUNO
Ed ei dicea?

RICCARDO
"Sospira Elvira a Talbo cavaliero,
E sovra il cor non v'ha paterno impero."

BRUNO
Ti calma, amico.

RICCARDO
Il duol che al cor mi piomba
Sol calma avrà nel sonno della tomba.

Ah! Per sempre io ti perdei,
Fior d'amore, o mia speranza;
Ah! La vita che m'avanza
Sarà piena di dolor!
Quando errai per anni ed anni
In poter della ventura,
Io sfidai sciagura e affanni
Nella speme del tuo amor.

BRUNO
T'appellan le schiere
A lor condottier.

RICCARDO
Di gloria il sentiero
M'è chiuso al pensier.

BRUNO
A patria ed onore
Non arde il tuo cor?

RICCARDO
Io ardo, e il mio ardore
È amore, è furor.

BRUNO
Deh! Poni in obblio
L'età che fioriva
Di speme e d'amor.

RICCARDO
Bel sogno beato
Di pace e contento,
O cangia il mio fato,
O cangia il mio cor.
Oh! Come è tormento
Nel dì del dolore
La dolce memoria
D'un tenero amor.

BRUNO
Vien, vieni, ricorda
La patria e l'onor;
Deh! Poni in obblio
L'età che fioriva
Di speme e d'amor.

RICCARDO
Bel sogno beato, ecc.


Partono.

QUADRO SECONDO
Stanze d'Elvira. Le finestre sono aperte. Si vedono le fortificazioni.

ELVIRA
O amato zio, mio secondo padre!

GIORGIO
Perchè mesta così? M'abbraccia, Elvira.

ELVIRA
Ah! chiamarmi tua figlia.

GIORGIO
O figlia, o nome
Che la vecchiezza mia consola e alletta,
Pel dolce tempo ch'io ti veglio accanto,
Pel palpitar del mio paterno core
E pel soave pianto
Che in questo giorno d'allegrezza pieno
Piove dal ciglio ad inondarmi il seno ...
O figlia mia diletta,
Oggi sposa sarai!

ELVIRA
Sposa! No, mai!
Sai com'arde in petto mio
Bella fiamma onnipossente;
Sai che puro è il mio desio,
Che innocente è questo core.
Se tremante all'ara innante
Strascinata
Un dì sarò ...
Forsennata -
In quell'istante
Di dolore io morirò!

GIORGIO
Scaccia omai pensier si nero.

ELVIRA
Morir, sì ... sposa, non mai!

GIORGIO
Che dirai se il cavaliero
Qui vedrai, se tuo sarà?

ELVIRA
Ciel! ripeti, chi verrà?

GIORGIO
Egli stesso ...

ELVIRA
Egli ... Chi?

GIORGIO
Arturo!

ELVIRA
E fia vero?

GIORGIO
O figlia, il giuro!

ELVIRA
Egli? Arturo?

GIORGIO
Arturo.

ELVIRA
O ciel! E fia vero?

GIORGIO
Sì, oh! sì t'allegra, mia buona Elvira,
Ah! sì, t'allegra.

ELVIRA
O gioia! O gioia! O gioia!

ELVIRA, GIORGIO
Non è sogno ...
O Arturo!/O Elvira!
O amor!

Elvira s'abbandona fra le braccia dello zio.

GIORGIO
Piangi, o figlia, sul mio seno:
Piangi, ah! piangi di contento.
Ti cancelli ogni tormento
Questa lacrima d'amor.
E tu mira, o Dio pietoso,
L'innocenza in uman velo;
Benedici tu dal cielo
Questo giglio di candor.

ELVIRA
Ah! quest'alma, al duolo avvezza,
È sì vinta dal gioire,
Che ormai non può capir
Sì gran dolcezza!
Chi mosse a' miei desir
Il genitor?

GIORGIO
Ascolta.
Sorgea la notte folta,
Tacea la terra e il cielo,
Parea natura avvolta,
Avvotla in mesto vel.
L'ora propizia ai miseri,
Il tuo pregar, tue lacrime,
M'avvalorar sì l'anima
Che volo al genitor.

ELVIRA
Oh! mio consolator!

GIORGIO
Io cominciai: "Germano",
Ne più potei parlar;
Allor bagnai sua mano
D'un muto lagrimar.
Poi ripigliai tra gemiti:
"L'angelica tua Elvira
Pel prode Artur sospira;
Se ad altre nozze andrà ...
Misera, perirà!"

ELVIRA
O angiol di pietà
Sceso dal ciel per me!
E il padre?

GIORGIO
Ognor tacea ...

ELVIRA
E poi?

GIORGIO
Ei dicea: "Riccardo
Chiese e ottenea mia fede ...
Ei la mia figlia avrà!"

ELVIRA
Ciel! Solo a udirti io palpito!
E tu?

GIORGIO
"La figlia misera",
Io ripetea, "morrà"!
"Ah, viva!" ei mi dicea,
E stringemi al cor.
"Sia Elvira felice,
Sia lieta d'amor."

Odesi in lontananza un suono di corni da caccia.

ELVIRA
Odi ... qual suon si desta?

GIORGIO
Ascoltiam!
È il segnal di gente d'arme.

SOLDATI
fuori della fortezza
Vieni il prode e nobil conte.

GIORGIO
Senti?

ELVIRA
Taci.

SOLDATI
Arturo Talbo!

GIORGIO
Ah! non tel dissi?

ELVIRA
Ah, non resisto!

GIORGIO
Deh! ti calma!

SOLDATI
Cavalier!

ELVIRA
abbracciando Giorgio
Ah! padre mio!

SOLDATI
Lord Arturo varchi in ponte.
Fate campo al pro' guerriero.

ELVIRA
A quel nome, al mio contento,
Al mio core io credo appena.
Tanta gioia, o Dio, pavento,
Non ho lena a sostener!

GIORGIO
A quel suono, al nome amato,
Al tuo core or presta fede!
Questo giorno venturato
D'ogni gioia sia forier.

SOLDATI, CASTELLANI, CASTELLANE
Ad Arturo de' cavalier
In giostra e amore
Le donzelle ed i guerrieri
Fanno festa e fanno onor.

ELVIRA
Senti?

GIORGIO
Sei paga?

ELVIRA
Appieno.

GIORGIO
Le grida ascolta di gioia e onore.

ELVIRA
Gli fanno onor!
Lo senti?
A quel nome, al mio contento, ecc.

GIORGIO
A quel suono, al nome amato, ecc.


QUADRO TERZO
Sala d'arme. Dal lato desto esce Lord Arturo con alcuni scuderi e paggi, i quali recano vari doni nuziali, e fra questi si vedrà un magnifico velo bianco. Dal lato sinistro escono Elvira, Valton, Sir Giorgio, damigelle con castellani e castellane, portano festoni di fiorni; che intracciano alle colonne. Dal fondo della scena escono i soldati guidati da Bruno.

CASTELLANI, CASTELLANE
Ad Arturo onore, ad Elvira onore.
Amor unisca beltà e valor!

CASTELLANE
Rosa ell'è di verginelle,
Bella al par di primavera;
Come l'astro della sera
Spira all'alma pace e amor!

CASTELLANI, CASTELLANE
Bello egli è tra cavalieri,
Com'è il cedro alla foresta:
In battaglia egli è tempesta,
È campione in giostra e amor.

ARTURO
A te, o cara, amor talora
Mi guidò furtivo e in pianto;
Or mi guida a te d'accanto
Tra la gioia e l'esultar.

ELVIRA
O contento!

ARTURO
Ah, mio bene!

ELVIRA
Ah! mio Arturo! Or son tua!

ARTURO
Ah, Elvira mia, sì, mia tu sei!

GIORGIO, VALTON
Senza occaso quest'aurora
Mai null'ombra, o duol vi dia,
Santa in voi la fiamma sia,
Pace ogno v'allieti il cor!

CASTELLANI, CASTELLANE
Cielo arridi a voti miei,
Benedici a tanto amor.

ARTURO
Al brillar di sì bell'ora,
Se rammento il mio tormento
Si raddoppia il mio contento,
M'è più caro il palpitar d'amor.

GIORGIO, VALTON
Senza occaso quest'aurora, ecc

CASTELLANI, CASTELLANE
Cielo arridi a voti miei, ecc.

VALTON
Il rito augusto si compia senza me.
ad Arturo
Mercè di questo foglio
Voi sino al tempio libero passo avrete.
a Giorgio
Tu gli accompagnerai.
ad Enrichetta, che esce accompaniata da Bruno
O, nobil dama,
L'alto Anglican sovrano Parlamento
Ti chiama al suo cospetto: io ti son scorta.

ENRICHETTA
a se
Ahimè, che sento!
a Valton
E che si vuol da me?
a se
Mia speme è morta!

VALTON
A me s'addice
Obbedir e tacer. Altro non lice.

ARTURO
a Giorgio in disparte
È de' Stuardi amica?

GIORGIO
È prigioniera
Da moltre lune, e fu da ognun creduta
Amica de' Stuardi e messaggiera
Sotto mentito nome.

ARTURO
guardando pietosamente Enrichetta
O Dio! Che ascolto!
Deciso è il suo fato: essa è perduta.
O sventurata!

ENRICHETTA
accorgendosi d'Arturo
Qual pietade in quel volto!

VALTON
Oh, figli! al rito, alle pompose feste
S'appresti ognun. La nunziale veste
Va, o diletta, a indossar.
alle damigelle
Ite voi seco.
a Bruno
Fuori del vallo i miei destrier sian presti.
ad Enrichetta
La nostra andata c'è forza d'affrettar.
ai figli
Com'io v'unisca il cielo, o coppia amata.

Valton parte colle guardie: Giorgio ed Elvira partono colle damigelle. Arturo fa sembiante di partire, ma guarda attentamente all'intorno, quasi per assicurarsi che tutti sono andati.

ENRICHETTA
guardando attentamente Arturo
Pietà e dolore ha in fronte!
dopo un poco di silenzio
Cavalier!

ARTURO
Se t'è d'uopo di consiglio,
Di soccorso, d'aita, in me t'affida!

ENRICHETTA
Se mi stesse sul capo alto periglio?

ARTURO
Ah! parla ... O Dio! che temi?

ENRICHETTA
Brev'ora e sarò spenta! Ma tu fremi!

ARTURO
Per te, per me, pel padre mio che spento
Cadea fido ai Stuardi.

ENRICHETTA
Ah!

ARTURO
Ma tu chi sei?
Ah! chi tu sii, ti vo' salvar.

ENRICHETTA
È tardi!
Figlia a Enrico, a Carlo sposa,
Pari ad essi avrò la sorte.

ARTURO
s'ingiocchia
Ah! tu, regina!

ENRICHETTA
Sì ... Attendo morte!

ARTURO
Taci, taci, per pietà!
Fuor le mura, a tutti ascosa
Ti trarrò per vie sicure.
Tu n'andrai, di qui n'andrai.

ENRICHETTA
Di qui, di qui alla scure!
Scampo e speme, Artur, non v'è.

ARTURO
No, Regina.

ENRICHETTA
No, ah! non v'è speme.

ARTURO
No, Regina, ancor v'ha speme:
o te salva, o spenti insieme.

ENRICHETTA
Cangia, ah cangia di consiglio,
Pensa, o Arturo, al tuo periglio,
Pensa, Artur, pensa a Elvira, il tuo tesor
Che t'attende al sacro altar!

ARTURO
Ah! cessa, per pietà!

ENRICHETTA
Va!

ARTURO
Ah! cessa, per pietà!
Non parlar di lei che adoro;
Di valor non mi spogliar.
Sarai salva, o sventurata,
O la morte incontrerò;
E la vergin mia adorata
Nel morire invocherò.

ENRICHETTA
Pensa, o Arturo, al periglio!

ARTURO
No!

ENRICHETTA
Pensa a Elvira
Che t'attende al sacro altar.

ARTURO
Ah! deh taci!

ENRICHETTA
Pensa, Arturo, al periglio, ecc.

ARTURO
No! Non parlar di lei che adoro, ecc.

ELVIRA
di dentro
Ah! sì!

Escono Elvira e Giorgio. Lei ha il capo coronato di rose, ha un bellissimo monile di perle al collo; si vede peraltro che le manca il compimento della pompa nuziale. Entra in scena avendo nelle mani il magnifico velo bianco regalatole da Arturo.

Son vergin vezzosa
In vesta di sposa;
Son bianca ed umile
Qual giglio d'april;
Ho chiome odorose
Cui cinser tue rose;
Ho il seno gentile
Del tuo monil.

ENRICHETTA, ARTURO
Se miro il suo candore,
Mi par la luna allor
Che tra le nubi appare
La notte a consolar.

GIORGIO
Se ascolto il suo cantare
Un rosignuol mi par,
Che insegni al primo albore
A sospirar d'amor.

ELVIRA
Son bianca ed umile
Qual giglio d'aprile,
Son bianca, sì, sì, sì!
Son vergin vezzosa, ecc.

ELVIRA, ARTURO, GIORGIO
L'ascolto e un rosignuol mi par,
Sì, mi par, sì, sì, sì!
Se miro il suo candore, ecc.

ELVIRA
ad Enrichetta
Dama, s'è ver che m'ami ...

ENRICHETTA
Dimmi, o gentil, che brami?

ELVIRA
Qual mattutina stella
Bella vogl'io brillar:
Del crin le molli anella
Mi giova ad aggraziar.

ENRICHETTA
Sì, son presta al tuo pregar
Diletta fanciulletta, son presta,
Son presta al tuo pregar,
O vera Dea d'april.

ELVIRA
A illegiadrir la prova,
Deh! non aver a vil
Il velo in foggia nuova
Sul capo tuo gentil.

ARTURO
Sull'ali della vita
Comminicia ora volar
Deh! scusa e tu l'aita
Nel semplice aleggiar
Ti presta al suo pregar;
Se miro il suo candor
Mi par la luna allor
Che tra le nubi appar,
La notte a consolar.

GIORGIO
Deh! scusa, l'aita
Nel semplice aleggiar
Ti presta al suo pregar;
Se miro il suo candor
Mi par la luna allor
Che tra le nubi appar,
La notte a consolar.

ELVIRA, ENRICHETTA, ARTURO, GIORGIO
Sì, sì, sì!

Elvira pone il velo sul capo d'Enrichetta.

ELVIRA
O bella, ti celo
Le anella del crin,
Com'io nel bel velo
Mi voglio celar.
Ascosa vezzosa
Nel velo divin
Or sembri la sposa
Che vassi all'altar.

ENRICHETTA
a se
Ascosa dentro il vel,
Or posso almen celar
L'affanno, il palpitar,
L'angoscia del mio cor!
Deh! tu, pietoso ciel,
Raccogli con favor
La prece ch'oso a te levar!

ARTURO
a se
O! come da quel vel
Che le nasconde il crin
Veggio un splendor divin
Di speme a balenar.
Deh! tu, pietoso ciel,
M'accorda il tuo favor
La vittima salvar!

GIORGIO
Elvira col suo vel
Un zeffiretto appar,
Un'iride sul mar,
Un silfo in grembo ai fior.
T'arrida, o cara, il ciel
Col roseo suo favor,
Tal ch'io ti vegga ognor gioir.

VALTON, CASTELLANI, CASTELLANE
di dentro
Elvira, Elvira, il dì, l'ora, avanza!

ELVIRA
Ah! se il padre s'adira
Io volo a mia stanza.

ENRICHETTA
a se
Ascosa dentro il vel, ecc.

ARTURO
a se
Deh tu, pietoso ciel, ecc.

GIORGIO
Deh! riedi a tua stanza;
Sarà il tuo fedele
Che t'orni del vel.

VALTON, CASTELLANI, CASTELLANE
di dentro
Elvira, Elvira, il dì, l'ora, avanza!

ELVIRA
Ah! poscia, o fedel,
Tu posami il vel, ah!
Mi posa il vel.

ENRICHETTA
a se
Deh! tu, pietoso ciel, ecc.

ARTURO
a se, poi a Elvira
Deh! tu, pietoso ciel,
Raccogli con favor
La prece di dolor
Che oso a te levar,
La vittima salvar.
Il tuo fedel sarà
Che t'orni del vel, ecc.

GIORGIO
Deh! riedi a tua stanza, ecc.


Elvira parte con Giorgio.

ENRICHETTA
Sulla verginea testa d'una felice
Un bianco vel s'addice,
A me non già ...
in atto di deporre il velo

ARTURO
T'arresta!
È chiaro don del ciel! Così ravvolta
Deluderai la vigilante scolta!
Mia sposa parrai.
Vieni.

ENRICHETTA
Che dici mai?
Tu corri a tua ruina, a infame sorte!

ARTURO
afferandole la mano in atto di forzarla a partire
Vieni, ah, vieni, per pietà ... t'involo a certa morte.

RICCARDO
colla spada sguainata
Ferma!
Invan, invan rapir pretendi
Ogni ben ch'io aveva in terra!
Invan! Invan! Ferma!
Qui ti sfido a mortal guerra,
Trema, ah! trema del mio acciar!

ARTURO
Sprezzo, audace, il tuo furore;
La mortal disfida accetto!
Vien, vien, vieni!
Questo ferro nel tuo petto
Sino all'elsa io vo' piantar.
No, non ti temo, ti sprezzo, audace;
La tua mortale disfida accetto,
Non temo il tuo furor.

ENRICHETTA
V'arrestate. Pace, ah! pace;
Per me sangue, ah, non versate!

RICCARDO
Va, ti scosta!

ARTURO
Oh! ciel, che fai?

ENRICHETTA
scoprendosi e gettandosi in mezzo ad essi
No, v'arrestate;
Per me sangue, ah! non versate.

ARTURO
Ah! che festi?

RICCARDO
con stupore
La prigioniera!

ENRICHETTA
Dessa io son.

ARTURO
Vien ...
Tua voce altera
Or col ferro sosterrai.

RICCARDO
freddamente
No, con lei tu illeso andrai.

ARTURO
Con lei? E fia ver?

ENRICHETTA
Qual favellar!

RICCARDO
Più non vieto a voi l'andar.

ENRICHETTA
Sogno?

ARTURO
Andiam, andiam.

RICCARDO
Parti.

ARTURO
Andiam.

RICCARDO
a se
O stolto!

ARTURO
a se
Addio, o Elvira,
Addio, mio ben.

CASTELLANI, CASTELLANE
di dentro
Al tempio andiam,
A festa andiam!

ARTURO
Ah! partiam ... alcun s'appressa.

RICCARDO
Sì, n'andate ... il vuole Iddio.

CASTELLANI, CASTELLANE
di dentro
A festa!

ARTURO
Pria che siam oltre le mura
Parlerai?

RICCARDO
No, t'assicura.

ARTURO
Ebben, lo giura.

RICCARDO
Sì, lo giuro.

ENRICHETTA, ARTURO
Addio.

RICCARDO
Addio.

ARTURO
Ah! Elvira mia io lungi e in guai
Sì, t'amerò com'io t'amai.

ENRICHETTA
Ah! sì, n'andrò al figlio accanto.

RICCARDO
Sì, patria, amor, tu perderai,
Sarà la tua vita un mar di guai.

Enrichetta e Arturo partono.

RICCARDO
osservando
È già al ponte, passa il forte,
È alla porta, già ne andò.

Sortono Elvira, Giorgio, Valton, Bruno, castellani e castellane.

ELVIRA
Dov'e Arturo?

RICCARDO
Egli era qui.

ELVIRA, GIORGIO, VALTON
Ove sei, o Arturo?

CASTELLANI, CASTELLANE
Artur! Artur!

GIORGIO, VALTON
Ove sei?

BRUNO
Partì da qui.

GIORGIO, VALTON
Partì?

CASTELLANI, CASTELLANE
Partì!

GIORGIO
Già fuor delle mura.

ELVIRA, CASTELLANE
Laggiù alla pianura.

GIORGIO, CASTELLANI
La tua prigioniera!

ELVIRA, CASTELLANE
La rea messaggiera!

GIORGIO, CASTELLANI
Col vil cavaliero!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ciascun su un destriero
Spronando, volando mirate colà!

ELVIRA
Ah!

RICCARDO, GIORGIO
Soldati, correte, coi bronzi tuonate,
All'arme appellate, correte, volate.
Pel crin trascinate i due traditor!

CASTELLANI
All'arme! All'arme!

CASTELLANI, CASTELLANE
Correte sui traditor.

BRUNO, RICCARDO, GIORGIO, VALTON
Soldati, correte, coi bronzi tuonate,
Pel crin trascinate i due traditor.

CASTELLANI, CASTELLANE
All'arme! All'arme!
Pel crin trascinate i traditor!

ELVIRA
Ahimè! Ahimè! Ahimè!

RICCARDO, VALTON
Ah! come nel seno
Si mesce il veleno
Di sdegno e d'amor!

GIORGIO
Coi bronzi tuonate,
Pel crin trascinate i traditor!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ciel!

ELVIRA
con dolore
La dama d'Arturo è in bianco velate
La guarda e sospira -
Sua sposa la chiama.
Elvira è la dama?
Non sono più Elvira?
La dama?

CASTELLANI, CASTELLANE
La misera è pallida
È immobile e squallida.
Ciel!

ELVIRA
Arturo!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ciel!

ELVIRA
Ahimè!

CASTELLANI, CASTELLANE
Elvira! Che dici?

ELVIRA
Io Elvira! No, no!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ti scuota, o Elvira.
Demente vivrà, demente vivrà.
Dolente morrà!

ELVIRA
nel suo delirio, crede vedere Arturo
Arturo, tu ritorni? T'appressa ancor ... ancor ...
Ah! vieni, ah! vieni.

O! viene al tempio, fedele Arturo,
Eterna fede, mio ben, ti giuro!
Comm'oggi è puro,
Sempre avrò il cor.
Ah! vieni, con te vivrò d'amor,
D'amor morrà.

CASTELLANI, CASTELLANE
O ciel, pietà!

RICCARDO
O come ho l'anima triste e dolente
Udendo i pianti dell'innocente!

GIORGIO
O come ho l'anima triste e dolente
O come perfido fu il traditor!

ELVIRA
O contento! Ah! mio bene! Vieni a me!

BRUNO, CASTELLANI, CASTELLANE
O come ho l'anima triste e dolente!

RICCARDO, GIORGIO
Fia sempre infame il traditor,
Che in tante pene lascia quel cor.

ELVIRA
Ah! vieni al tempio, fedele Arturo, ecc

CASTELLANE
O come ho l'alma lassa e dolente,
Udendo i pianti dell'innocente!
O come crudo fu il traditor
Che in tante pene lasciò quel cor!

CASTELLANI
Si crede all'ara, giura ad Arturo,
Ella sì fida, ei si spergiuro
Ella sì pura, ei traditore!
Misera figlia morrà d'amor.
O traditor!

ELVIRA
Ah! vieni, t'affretta, o Arturo.
Ah! vieni, ah! vieni a me.
Ah! vieni, Artur, vivrò d'amor,
Morrò d'amor, ecc.

RICCARDO
O come ho l'alma triste e dolente,
Udendo i pianti dell'innocente!
O come crudo fu il traditore!
Sì, più la miro, ho più doglia profonda,
E più l'alma s'accende in amor,
Ma più avvampa tremedo il furore,
Contro chi tanto ben m'involò!

GIORGIO
Dio di clemenza, t'offro mia vita
Se all'innocenza giovi d'aita.
Deh sii clemente a un puro core;
Sì, la mia prece pietosa e profonda
Che a te vien sui sospir del dolor,
Tu, clemente, consola, o Signore,
Per la vergin cui l'empio immolò!

CASTELLANE
Si crede all'ara, giura ad Arturo,
Ella sì fida, ei si spergiuro
Ella sì pura, ei traditore!
Misera figlia morrà d'amor!

CASTELLANI
O come ho l'alma triste e dolente,
Udendo i pianti dell'innocente!
O come crudo fu il traditore,
Che in tante pene lasciò quel cor!
Misera figlia morrà d'amor.

ELVIRA
fa un moto, quasi tornando a vedere Arturo, che fugge
Ma tu già mi fuggi? Crudele, abbandoni
Chi tanto t'amò! Ah, crudel!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ahi! dura sciagura!

CASTELLANI
Ahi! lutto e dolore!

ELVIRA
Qual febbre vorace
M'uccide mi sface.
Ah! qual fiamma,
Ah, qual ira m'avvampa!
Fantasmi perversi,
Fuggite dispersi,
O in tanto furor
Sbranetemi il cor!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ahi! lutto e dolor! ahi!
Ahi dolor! Ella sì pura!
Sì bella, sì pura,
Del ciel creatura!
Ahi! avrà vendetta!
Ahi! dolor!
Ahi! sta maledetta,
Sì, la coppia rea, sì, la figlia avrà vendetta,
Andrà maledetta la coppia fuggente
Vendetta cadrà sul vil traditor, sì!
Non casa, non spiaggia raccolga i fuggenti!
In odio del cielo, in odio ai viventi
Battuti dai venti,
Da orrende tempesta, le odiate
Lor teste non possan posar.
Erranti piangenti
In orrida guerra,
Col cielo e la terra,
Il mar, gli elementi,
Ognor maledetti,
In vita ed in morte,
Sia eterna lor sorte,
Eterno il penar.




ATTO SECONDO

Sala con porte laterali. Vedesi per una di esse il campo ingelese e qualche fortificazioni.

CASTELLANI, CASTELLANE
Ah! dolor! Ah! terror! Ah! terror! Ah! pietà!
Piangon le ciglia si spezza il cor.
L'afflitta morrà d'amor.
Ah! terror! Ah! dolor!
Il duol l'invase.
La vidi errante tra folte piante
Per le sue case gridando va.
Pietà!
Qual dolor!
Si spezza il cor.
Morrà d'amor.
Ahi! qual terror!
a Giorgio
Qual novella?

GIORGIO
Or prende posa.

CASTELLANI, CASTELLANE
Miserella! Miserella!
E ognor dolente?

GIORGIO
Mesta ... e lieta ...

CASTELLANI, CASTELLANE
Ma ... non ha tregua?

GIORGIO
Splende il senno … e si dilegua
Alla misera innocente.

CASTELLANI, CASTELLANE
Come mai? Come mai?

GIORGIO
Dirlo poss'io?
Tanto affanno m'ange il seno
Ch'ogni voce trema e muor!

CASTELLANI, CASTELLANE
Ah! favella.

GIORGIO
Voi chiedete?

CASTELLANI, CASTELLANE
Ten preghiam.

GIORGIO
Ah! cessate.

CASTELLANI, CASTELLANE
Ten preghiam.

GIORGIO
Deh! cessate.

CASTELLANI, CASTELLANE
Ten preghiam per quel dolor
Che soffriamo al tuo dolor.

GIORGIO
Ebben, se volete, v'appressate.

Cinta di fiori e col bel crin disciolto
Talor la cara vergine s'aggira,
E chiede all'aura, ai fior con mesto volto:
"Ove andò Elvira? Ove andò? Ove andò?"

CASTELLANI, CASTELLANE
Misero cor!

GIORGIO
Bianco vestita, e qual se all'ara innante
Adempie il rito, e va cantado: "il giuro";
Poi grida, per amor tutta tremante:
"Ah, vieni, Arturo, ah, vieni, Artur!"

CASTELLANI, CASTELLANE
Ah! quanto fu barbaro il traditor!
Misero cor, morrà d'amor!

GIORGIO
Geme talor qual tortora amorosa,
Or cade vinta da mortal sudore,
Or l'odi, al suon dell'arpa lamentosa,
Cantar d'amor, d'amor.

CASTELLANI, CASTELLANE
Misero cor!

GIORGIO
Or scorge Arturo nell'altrui sembiante,
Poi del suo inganno accorta, e di sua sorte,
Geme, piange, s'affanna e ognor più amante,
Invoca morte, morte.

GIORGIO, CASTELLANI, CASTELLANE
Cada il folgor sul traditor!
Ahi! la misera morrà d'amor!

RICCARDO
entra con un foglio
E di morte lo stral non sarà lento!
Alla scure Artur Talbo è condannato
Dall'Anglican Sovranno Parlamento.
Ecco il suo fato!

RICCARDO, GIORGIO, CASTELLANI, CASTELLANE
Quaggiù nel mal che questa valle serra,
Ai buoni e ai tristi è memorando esempio
Se la destra di Dio possente afferra
Il crin dell'empio.

RICCARDO
Di Valton l'innocenza a voi proclama
Il Parlamento e ai primi onor lo chiama.

CASTELLANI, CASTELLANE
Qual doglia, Valton, se vedran tue ciglia
Insana ancor la tua diletta figlia!

RICCARDO
E non v'ha speme alcuna?

GIORGIO
Medic arte n'assicura che una subita gioia,
O gran sciagura postria sanare la mente sua smarrita.

CASTELLANI, CASTELLANE
Qual mai merita Artur pena infinita!

RICCARDO
Il me, duce primiero, parla Cromvello.
Il vil, che ancora è in fuga,
E di sagnue civil bagnò Inghilterra,
Ite, cercate or voi.
E se sua rea fortuna,
O malizia, lo tragga a questa terra,
Non abbia grazia, nè pietade alcuna.

Partono i castellani e le castellane.

ELVIRA
di dentro
O rendetemi la speme,
O lasciate, lasciatemi morir!

GIORGIO
Essa qui vien … la senti?

GIORGIO, RICCARDO
Oh! com'è grave il suon de' suoi lamenti.

Esce Elvira scapigliata. Il volto, il guardo o ogni passo di Elvira palesano la sua pazzia.

ELVIRA
Qui la voce sua soave
Mi chiamava e poi sparì.
Qui giurava esser fedele,
Qui il giurava,
E poi crudele, mi fuggì!
Ah! mai più qui assorti insieme
Nella gioia dei sospir.
Ah! rendetemi la speme,
O lasciate, lasciatemi morir!

GIORGIO, RICCARDO
Quanto amor è mai raccolto
In quel volto, in quel dolor!

Elvira a poco a poco si avvicina a Giorgio, lo guarda, e sforzandosi di risovvenirsi chi esso sia, gli dice:

ELVIRA
Chi sei tu?

GIORGIO
Non mi ravvisi?

ELVIRA
riconoscendolo con allegrezza
Sì, sì, mio padre … E Arturo? E l'amore?
Parla, parla …
Ah! tu sorridi e asciughi il pianto!
A Imene, a Imen mi guidi … al ballo, al canto!
Ognun s'appresta a nozze, a festa,
E meco in danze esulterà. A festa!
a Giorgio
Tu per meco danzerai?
Vieni a nozze. Vien.
si volge e vede Riccardo, lo prende per mano
Egli piange!

RICCARDO
O Dio!

GIORGIO
O Dio!

ELVIRA
a Giorgio
Egli piange … forse amò.
Piange … amò!

GIORGIO, RICCARDO
Or chi il pianto frenar può?
Chi frenar lo può?

ELVIRA
a Riccardo
M'odi, e dimmi: amasti mai?

RICCARDO
Gli occhi affissa sul mio volto,
Ben mi guarda e lo vedrai …

ELVIRA
Ah! se piangi … ancor tu sai
Che un cor fido nell'amor
Sempre vive nel dolor!

GIORGIO
Deh! t'acqueta, o mia diletta.
Tregua al duol dal cielo aspetta.

ELVIRA
Mai!

RICCARDO, GIORGIO
Clemente il ciel ti fia.

ELVIRA
Mai!

RICCARDO, GIORGIO
L'ingrato obblia, ah, sì!

ELVIRA
Mai!
Ah! mai più ti rivedrò.
Ah! toglietemi la vita
O rendete, rendetemi il mio amor!

RICCARDO, GIORGIO
Ah! sì, fa mia la sua ferita,
Mi dispera e squarcia il cor.

Elvira si volge in atto furente verso Riccardo e Giorgio. Dopo un poco ella sorride e attegia il volto alla maniera de' pazzi.

GIORGIO
Tornò il riso sul suo aspetto.

RICCARDO, GIORGIO
Qual pensiero a lei brillò?

ELVIRA
crede esser con Arturo
Non temer del padre mio,
Alla fine lo placherò.
Ah, non temer, lo placherò.
Ogni duolo si andrà in obblio;
Sì, felice io ti farò.

RICCARDO
Qual bell'alma innamorata
Un rival toglieva a me! sì!

GIORGIO
Ella in pene abbandonata
Sogna il bene che perdè! sì!

ELVIRA
Vien, diletto, è in ciel la luna!
Tutto tace intorno, intorno;
Finchè spunti in ciel il giorno,
Ah, vien, ti posa sul mio cor!
Deh! t'affretta, o Arturo mio,
Riedi, o caro, alla tua Elvira;
Essa piange e ti sospira,
Vien, o caro, all'amore.

RICCARDO, GIORGIO
Possa tu, bell'infelice,
Mercè aver di tanto affetto,
Possa un giorno nel diletto
Obbliare il suo dolor, sì.

ELVIRA
Vien, diletto, è in ciel la luna, ecc
Artur, riedi al primo amor.

RICCARDO, GIORGIO
Ah! Ricovrarti omai t'addice,
Stende notte il cupo orror, sì.

Parte Elvira.

GIORGIO
Il rival salvar tu dêi,
Il rival salvar tu puoi.

RICCARDO
Io nol posso.

GIORGIO
No? Tu nol vuoi.

RICCARDO
con sdegno
No.

GIORGIO
Tu il salva!

RICCARDO
No, ah! no, ei perirà!

GIORGIO
Tu quell'ora or ben rimembri
Che fuggì la prigioniera.

RICCARDO
Sì.

GIORGIO
E d'Arturo fu colpa intera?

RICCARDO
quasi sdegnandosi
Tua favella ormai …

GIORGIO
È vera.

RICCARDO
Parla aperto.

GIORGIO
Ho detto assai.

RICCARDO
Fu il voler del Parlamento,
Se ha colui la pena estrema;
Dei ribelli l'ardimento
In Artur si domerà.
Io non l'odio, io nol pavento,
Ma l'indegno perirà.

GIORGIO
No! Un reo tormento
Or t'invade e acceca … ah! trema!
Il rimorso e lo spavento
La tua vita strazierà.
Se il rival per te fia spento
Un'altr'alma seco andrà.

RICCARDO
Chi?

GIORGIO
Pensa, o figlio!
Due vittime farai!
E dovunque tu n'andrai
L'ombra lor ti seguirà!
Se tra il buio un fantasma vedrai
Bianco, lieve … che geme e sospira,
Sarà Elvira che s'aggira,
E ti grida: io son morta per te.
Quando il cielo è in tempasta più scuro,
S'odi un'ombra affannosa, che freme,
Sarà Arturo che t'incalza, ti preme,
Ti minaccia de' morti il furor.

RICCARDO
Se d'Elvira il fantasma dolente
M'apparisca e m'incalzi e s'adiri,
Le mie preci, i sospiri,
Mi sapranno ottenere mercè.
Se l'odiato fantasma d'Arturo
Sanguinoso sorgesse d'Averno,
Ripiombarlo agli abissi in eterno
Lo ferebbe il mio immenso furor.

GIORGIO
abbracciando Riccardo
Riccardo! Riccardo!
Il duol che si mi accora
Vinca la tua bell'anima.

RICCARDO
Han vinto le tue lacrime …
Vedi, ho bagnato il ciglio.

GIORGIO, RICCARDO
Chi ben la patria adora
Onora la pietà!

RICCARDO
Forse, forse dell'alba al sorgere
L'oste ci assalirà.
S'ei vi sarà …

GIORGIO
S'ei vi sarà? Ei perirà.

RICCARDO
Ei perirà, sì, perirà.

GIORGIO
Mia man non è ancor gelida!
Con te combatterò, sì, sì.

RICCARDO
Se armato ei poi verrà,
Per questa mano ei perirà.

GIORGIO
Sia voce di terror:
Patria, vittoria, vittoria, onor.

Suoni la tromba, e intrepido
Io pugnerò da forte;
Bello è affrontar la morte
Gridando: libertà!
Amor di patria impavido
Mieta i sanguigni allori,
Poi terga i bei sudori
E i pianti la pietà.

RICCARDO, GIORGIO
All'alba!


ATTO TERZO

Un giardino a boschetto, vicino alla fortezza. Entra Arturo pallido, ansante; si toglie il grande mantello che l'avvolge.

ARTURO
Son salvo, alfin son salvo. I miei nemici
Falliro il colpo, e mi smarrir di traccia.
O patria … o amore, onnipossenti nomi!
Ad ogni passo
Mi balza il cor nel seno, e benedico
Ogni fronda, ogni sasso.
O! come dolce è un esule infelice
Vedere il suo tesoro
E, dopo tanto errar di riva in riva,
Baciar alfin la terra sua nativa!
Qual suon!

ELVIRA
di dentro
A una fonte afflitto e solo
S'assideva un trovator,
E a sfogar l'immenso duolo
Sciolse un cantico d'amor.
Ah!

ARTURO
La mia canzon d'amore! O Elvira, o Elvira,
Ove t'aggiri tu? Nessun risponde, nessun.
A te così cantava
Di queste selve tra le dense fronde,
E tu allor eco facevi al canto mio!
Deh! se ascoltasti l'amoroso canto …
Odi quel dell'esiglio,
Odi il mio pianto.

A una fonte afflitto e solo
S'assideva un trovator;
Toccò l'arpa e suonò duolo,
Sciolse un canto, e fu dolor.
Brama il sol allor ch'è sera,
Brama sera allor ch'è sol.
Gli par verno primavera,
Ogni gioia gli par duol!
Odesi il suono di tamburo.
Qual suon!
Alcun s'appressa!
va a coprirsi col suo mantello e cerca di celarsi

SOLDATI
di dentro
Agli spalti. Alle torri andiam.

ARTURO
Ancor di me in traccia?

SOLDATI
Si cercherà … si troverà …

ARTURO
O Dio! Ove m'ascondo?

SOLDATI
No, no, non fuggirà.
Si troverà.
Agli spaldi, alle torri,
Si cercherà, non sfuggirà!

ARTURO
Al altro lato vanno i furenti.
Si ritira, e vedesi un drappello d'armigeri traversare il fondo della scena; appena che sono passati, Arturo esce e guarda lor dietro.
Son già lontani. Perchè mai non posso
Porre il piede entro l'adorate soglie,
Dire a Elvira il mio duol, la fede mia?
per inoltrarsi, poi s'arresta
Ah! no … perder potrei
Me stesso e lei. Or si ripigli il canto.
Forse a me verrà, se al cor le suona
Come ne dì felici,
Quando uniti dicemmo: io t'amo, io t'amo.

Corre a valle, corre a monte
L'esiliato pellegrin,
Ma il dolor gli è sempre a fronte,
Gli è compagno nel cammin.
Cerca il sonno a notte scura
L'esiliato pellegrin;
Sogna, e il desta la sciagura
Della patria e il suo destin.
Sempre eguali ha i luoghi e l'ore
L'infelice trovator.
L'esiliato allor che muore
Ha sol posa al suo dolor.

ELVIRA
si mostra e porge l'orecchio
Finì … me lassa! O! come dolce all'alma
Mi scendea quella voce … O Dio! finì …
Mi parve … Ahi! rimembranze! Ahi! vani sogni!
Ah! mio Arturo, ah! dove sei?

ARTURO
inginocchiandosi
A' piedi tuoi,
Elvira, ah! mi perdona!

ELVIRA
Arturo? Sì, è desso!
Artur! Mio ben! O gioia!

ARTURO
Ah! mia Elvira!

ELVIRA
Mio ben!
Sei pur tu? Or non m'inganni?

ARTURO
Ingannarti? Ah! no, giammai.

ELVIRA
Dunque han fin per me gli affanni?

ARTURO
Non temer … finiro i guai.

ELVIRA
Sì …

ARTURO
Sì, mio ben, finiro i guai;
Ora alfin ci unisce amor.

ELVIRA
O Arturo! Arturo, per mai più lasciarci?

ARTURO
Lo credi, mio ben, per mai più lasciarci;
Mio ben, non temer … finiro i guai …
Ora alfin ci unisce amor!

ELVIRA
Ah! che alfin ci unisce amor!

ARTURO
Nel mirarti un solo istante
Io sospiro e mi consolo
D'ogni pianto e d'ogni duolo
Che provai lontan da te.

ELVIRA
fra se, cercando di risovvenirsi
Che provò lontan da me?
Quanto tempo? Lo rammenti?

ARTURO
Fur tre mesi …

ELVIRA
No, no; fur tre secoli
Di sospiri e di tormenti;
Fur tre secoli d'orror!
Ti chiamava ad ogni istante:
Riedi, Arturo, e mi consola.
Ti chiamava ad ogni istante:
Vieni, ah! vieni, e mi consola,
E rompeva la parola
Il singulto del mio cor!

ARTURO
Ah! perdona … Ell'era misera,
Prigioniera … abbandonata,
In periglio …

ELVIRA
E l'hai tu amata?

ARTURO
Io!

ELVIRA
Non è tua sposa?

ARTURO
Sposa! Chi dir l'osa?
Chi? Parla … Chi?

ELVIRA
Io il chiedo, io il chiedo, Arturo.

ARTURO
Mi credevi sì spergiuro?

Da quel dì che ti mirai
Palpitai per te d'amore,
Da quel giorno all'ultim'ore,
Sì, questo cor per te palpiterà.
La mia vita io ti sacrai
Nella gioia e nel dolore,
Fin la morte in questo amore
Dolce e cara a me sarà.

ELVIRA
O parole d'amor! Lieta son io!
Ei non l'amava dunque? O Arturo mio!
Sì - fede eterna ti giurai,
Ti giurai eterno ardore,
Da quel girono all'ultim'ore
Per te il mio cor avvamperà.
La mia vita ti sacrai
Nella gioia, nel dolor.

ELVIRA, ARTURO
Fin la morte in questo amore
Dolce e cara a me sarà.
Questo giuro sì puro di fede,
O dell'alma motor sempiterno,
Tu l'accogli e consola in eterno,
Benedici e sventura ed amor.

ARTURO
Ah! perdona … Ell'era misera,
Prigioniera … abbandonata …

ELVIRA
Di': se a te non era cara,
A che mai seguir colei?

ARTURO
Or t'infingi, o ignori ch'ella
Presso a morte …

ELVIRA
Chi? Favella.

ARTURO
Tu non sai? La regina!

ELVIRA
La regina!

ARTURO
Un'indugio … e la meschina
Su d'un palco a morte orrenda …

ELVIRA
Ah! E fia ver? Qual lume rapido
Or la mente mi rischiara!
Dunque m'ami?

ELVIRA
E puoi temer?

ELVIRA
Dunque vuoi?

ARTURO
Star teco ognor
Tra gli amplessi dell'amore.

ELVIRA
Dunque m'ami, mio Arturo? Sì?

ARTURO
Vieni, vieni fra queste braccia,
Amor, delizia e vita,
Vieni, non mi sarai rapita
Finchè ti stringo al cor.
Ad ogni istante ansante
Ti chiamo e te sol bramo.
Ah! vieni, vien, tel ripeto t'amo,
Ah, t'amo d'immenso amore.

ELVIRA
Caro, caro, non ho parola
Ch'esprima il mio contento;
L'alma elevar mi sento
In estasi d'amor.
Ad ogni istante ansante
Ti chiamo e te sol bramo,
Ah! caro, vien, tel ripeto, t'amo,
T'amo d'immenso amore,
Sì, tel ripeto, sentilo, Artur, dal mio cor.

ARTURO
Sì, mel ripeti, ah! mio ben!
Ad ogni istante ansante
Ti chiamo e te sol bramo!

ELVIRA
Ad ogni istante ansante, ecc

ARTURO
Ah! mio ben!

ELVIRA
Ah! mio Arturo!

ARTURO
Sempre uniti!

ELVIRA
Sempre insieme!

ARTURO
Sempre insieme!

ELVIRA
Dunque m'ami, mio Arturo, sì!
Caro, caro, non ho parola
Ch'esprima il mio contento, ecc.

ARTURO
Vieni fra queste braccia,
Amor, delizia, e vita, ecc.

ELVIRA
Ad ogni instante ansante
Ti chiamo e te sol bramo.

ELVIRA, ARTURO
Ah! deh! vieni, vien, ti ripeto, t'amo,
T'amo d'immenso amore, ecc.

ELVIRA
Mio ben!

ARTURO
Mia vita!

ELVIRA, ARTURO
Sempre con te vivrò d'amor !

Al suono del tamburo mostra Elvira una fisonomia alterata ed una espressione di derisione.

ARTURO
s'agita e va a spiare
Ancor s'ascolta questo suon molesto.
I miei nemici!

ELVIRA
comincia a vacillare
Sì, quel suono funesto;
Io conosco quel suon … ma tu non sai
Che più nol temo,
Ah! no, io più nol temo ormai.
Arturo cominicia a turbarsi sorpreso dal parlare di Elvira.
Nella mia stanza
Squarciai quel vel di cui ornò sua testa,
Calpestai le sue pompe … ed all'aurora …
Con me tu ancora
Verrai a festa, a danza?

ARTURO
O Dio! che dici?

ELVIRA
Così come tu mi guardi,
Mi guardan essi, e intender non sanno
Il mio parlar … il duol, l'affanno!

ARTURO
spaventato dallo stato di follia che investe Elvira
O, ti scuoti … o ciel!
Vageggi!

ALCUNI SOLDATI
di dentro
Alto là!

ALTRI SOLDATI
Fedel drapello!

ARTURO
Vien, vien!

ALCUNI SOLDATI
E chi viva?

ELVIRA
Ah! tu vuoi fuggirmi ancor?

ALTRI SOLDATI
Anglia, Cromvello!

ARTURO
Ah! no.

SOLDATI
Viva!

ELVIRA
No, no, colei più non t'avrà!

SOLDATI
Vincerà! Vincerà!

ELVIRA
No!

ARTURO
Taci! ah! taci, infelice, ah!
Taci per pietade,
Ah! non ti fuggerò …

ELVIRA
Ah! t'arresti, t'arresti il mio dolore.
Aiuto! O genti!
Aiuto!

Si sente da tutte le parti calpestio di gente che s'avanza correndo.

ARTURO
Ah! taci!

ELVIRA
Pietà! Pietà!

Arturo resta impietrito di dolore, guardando immoto Elvira nè curandosi di tutto ciò che accade d'intorno a lui.

CASTELLANI, CASTELLANE
Arturo? Arturo? Lo sciagurto!

RICCARDO
Cavalier, ti colse il Dio
Punitor de' tradimenti.

GIORGIO, DONNE
Tu qui, o Arturo? Qual destin rio
A tal spiaggia te guidò!

SOLDATI
Pera ucciso fra tormenti
Chi tradiva patria e onor!

ELVIRA
Credi, o Arturo, ella non t'ama;
Sol felice io ti farò, sì.

SOLDATI
Talbo Arturo, la patria e Dio
Te alla morte condannò!

GIORGIO, DONNE
Che orror!

ELVIRA
Morte!

Alla parola "Morte" vedesi che Elvira cangia di aspetto, ed ogni suo moto ed atto palesa che questo avvenimento produsse una commozione nel suo cervello ed un totale cangiamento intelletuale.

RICCARDO, GIORGIO, DONNE
Ah! quel terror!

SOLDATI
Dio raggiunge i traditor.

ELVIRA
Che ascoltai?

CASTELLANI, CASTELLANE
Si tramutò!
Si fè smorta avvampò!

ARTURO
Credeasi, misera!
Da me tradita,
Traea sua vita
In tal martir!
Or sfido i fulmini,
Disprezzo il fato,
Se teco allato
Potrò morir!

ELVIRA
Qual mai funerea
Voce funesta
Mi scuote e desta
Dal mio martir!
Se fui sì barbara
Nel trarlo a morte
M'avrà consorte
Nel suo morir!

GIORGIO
Qual suon funereo
Feral rimbomba
Nel sen mi piomba,
M'agghiaccia il cor!
Non ha più lagrime
Il mio dolor.

ALCUNI SOLDATI
Quel suon funereo,
Ch'apre una tomba,
Cupo rimbomba,
Mi piomba al cor.
E Dio terribile
In sua vendetta
Gli empi saetta
Con rigor.

ALTRI SOLDATI
Quel suon funereo,
Ch'apre una tomba,
Cupo rimbomba,
Mi piomba al cor.
E Dio lo vuol
Senza pietà!

RICCARDO
Quel suon funereo
Ch'apre una tomba
Al cor mi piomba,
Lor sorte orribil
Mi piomba al cor.
Ah, pietà.

DONNE
Quel suon funereo
Di tromba ci piomba al cor.
Pur fra le lagrime
Speme ci affida,
Sì, che Dio
Ci arrida con pietà.

ARTURO
Traea sua vita
In tal martir!
Ah! sì, disprezzo il fato,
Se teco allato
Potrò morir!

I soldati, impazienti, si rivolgono a Giorgio ed a Riccardo, e diconon loro sottovoce.

SOLDATI
Che s'aspetta?
Alla vendetta!

ELVIRA
s'avvicina ad Arturo
Arturo!

ARTURO
Elvira, Elvira!

RICCARDO, GIORGIO, DONNE
Sol ferocia or parla in vol!

SOLDATI
Dio comanda a' figli suoi
Che giustizia ormai si renda
Cada alfin l'ultrice spada
Sovra il capo al traditor!

ELVIRA
lo abbraccia
Artur! Artur, tu vivi ancor!

RICCARDO, GIORGIO, DONNE
La pietade Iddio v'apprenda!

ARTURO
Teco io sono.

ELVIRA
piangendo
Il tuo perdono!
Per me a morte, o Arturo mio!

ARTURO
Ah un amplesso!

ELVIRA
Sì, mio bene.

ARTURO
Ah, un addio!

ELVIRA
Un addio!

ARTURO
Arrestatevi, scostate,
Crudeli, crudeli!
Ella è tremante,
Ella è spirante,
Anime perfide,
Sorde a pietà.
Un solo istante,
Ah, l'ira frenate
Poi vi straziate
Di crudeltà.

RICCARDO, GIORGIO
Cessate, cessate un istante,
Un istante per pietà!
Deh! cessate!

SOLDATI
Vendetta s'affretta, Dio lo vuole,
Non si tardi!

DONNE
Deh cessate per pietà,
Un istante, deh, cessate!

Odesi un suono di corni da caccia.

CASTELLANI, CASTELLANE
Suon d'araldi?
Un messaggio?

ARTURO, RICCARDO, GIORGIO
Che sarà?

SOLDATI
Esploriam.

Fanno un movimento per sortire, ma s'arrestano vedendo entrare un messaggero che reca delle lettere. Riccardo e Giorgio le leggono.

GIORGIO
Esultate!

RICCARDO
Esultate!

GIORGIO
Già Stuardi vinti sono …

RICCARDO
I cattivi han già perdono …

GIORGIO, RICCARDO
L'Anglia terra ha libertà!

CASTELLANI, CASTELLANE
L'Anglia terra ha libertà.
A Cromvello eterna gloria!
La vittoria il guiderà.
Siam liete, alme amorose
Qual già foste un dì dolente
Lunghi dì per voi ridenti
Quest'istante segnerà.

ARTURO
Ah! mia Elvira!

ELVIRA
Oh! contento!

Ah! sento, o mio bell'angelo,
Che poco intera è un'anima
Ad esaltar nel giubilo
Che amor ci donerà.
Benedite le lacrime,
L'ansia, i sospiri,
I gemiti; vaneggerò nel palpito
Di tanta cara voluttà!

RICCARDO, GIORGIO, CASTELLANI, CASTELLANE
Sì, sì, l'amor coronerà di giubilo
Gli spasimi di tanta fedeltà.
Amor pietoso e tenero
Coronerà di giubilo
L'ansia, i sospiri, i palpiti
Di tanta fedeltà.

Bitte lesen und beachten Sie die Copyright-Bestimmungen, bevor Sie eine Datei herunterladen!

Klavierauszug

download