La Vestale

La Vestale

Die Vestalin
Oper in drei Akten

Libretto

Victor-Joseph Etienne de Jouy

Uraufführung

15. Dezember 1807, Paris (Opéra)

Besetzung

LICINUS, ein römischer Feldherr (Tenor)
CINNA, Kriegstribun, sein Freund (Tenor)
DER PONTIFEX MAXIMUS (Bass)
DIE OBERSTE DER VESTA-PRIESTERINNEN (Alt)
JULIA, eine junge Vestalin (Sopran)
EIN AUGUR (Bass)

Priester und Priesterinnen, Vestalinnen, Wachen, Soldaten, Volk

Ort

Rom

Zeit

Antike

Spontini, Gaspare

Spontini, Gaspare (Luigi Pacifico)
14.11.1774 Maiolati, (Iesi) - 24.1.1851 Maiolati


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Li puntigli delle donne (1796 Roma; Firenze)
Il finto pittore (1797/8 Roma?)
Adelina Senese, o sia L'amore secreto (10.10.1797 Venezia)
L'eroismo ridicolo (1798 Napoli)
Il Teseo riconosciuto (1798 Firenze)
La finta filosofa (1799 Napoli)
La fuga in maschera (1800 Napoli)
I quadri parlante (1800 Palermo)
Gli Elisi delusi (26.8.1800 Palermo)
Gli amanti in cimento, o sia Il geloso audace (3.11.1801 Roma)
La metamorfosi di Pasquale, o sia Tutto è illusione nel mondo (1802 Venezia)
La finta filosofa [rev] (11.2.1804 Paris)
La Petite maison (12.5.1804 Paris)
Milton (27.11.1804 Paris)
Julie, ou Le Pot de fleurs (12.3.1805 Paris)
Tout le monde a tort (17.3.1806 Paris)
La Vestale (15.12.1807 Paris)
Fernand Cortez, ou La Conquète du Mexique (28.11.1809 Paris)
Pélage, ou Le Roi et la paix (23.8.1814 Paris)
Les Dieux rivaux ou Les Fêtes de Cythère (21.6.1816 Paris)
Fernand Cortez, ou La Conquète du Mexique [rev] (8.5.1817 Paris)
Olimpie (22.12.1819 Paris)
Olympia [rev. Olimpie] (14.5.1821 Berlin)
Nurmahl, oder Das Rosenfest von Caschmir (27.5.1822 Berlin)
Lalla Rûkh (27.5.1822 Berlin)
Alcidor (23.5.1825 Berlin)
Agnes von Hohenstaufen (1827; np?)
Agnes von Hohenstaufen [rev] (12.6.1829 Berlin)
Fernand Cortez, ou La conquète du Mexique [rev 2] (2.1832 Berlin)
Agnes von Hohenstaufen [rev 2] (6.12.1837 Berlin)
rev = Bearbeitung / np = keine Aufführung



ERSTER AKT
Der junge Feldherr Licinus kehrt im Triumph von Gallien nach Rom zurück, für seinen Empfang wird feierlich gerüstet. Licinius ist trotz des Sieges bedrückt. Er gesteht seinem Freund Cinna, dass er immer noch Julia, eine Vesta-Priesterin liebt, die einst mit ihm verlobt war, aber, als er in Gallien weilte, in Vestas Dienst getreten ist. Julia bittet die Oberpriesterin, während der Ehrung des Feldherrn nicht anwesend sein zu müssen. Ihre Bitte wird abgelehnt, und Julia überreicht unter dem Jubel des Volkes Licinius den goldenen Lorbeerkranz. Im allgemeinen Trubel versucht Licinius, der auf Julia nicht verzichten will, sie zur Flucht in der kommenden Nacht zu bewegen.

ZWEITER AKT
Julia ist für diese Nacht als Wache der heiligen Flamme, die niemals erlöschen darf, bestimmt und bleibt allein im Vesta-Tempel zurück. Vergebens bittet sie die Gottheit um Erlösung von ihrer sündigen Liebe, öffnet aber schliesslich das Tor, so dass Licinius sich ihr nähern kann. Während ihrer leidenschaftlichen Aussprache erlischt die heilige Flamme. Cinna, der in der Nähe wacht, bemerkt dies und rät zur Flucht. Schon hört man Stimmen. Der Pontifex Maximus erscheint, klagt Julia der Pflichtverletzung an und will von ihr den Namen des Liebhabers wissen. Julia gibt Licinius' Namen nicht preis, wird verflucht, ihrer Priestergewänder beraubt und zum Tode verurteilt.

DRITTER AKT
Wachen bringen Julia, die lebendig begraben werden soll, herbei. Vergebens bitten Licinius und Cinna den Pontifex Maximus um Gnade. Licinius gesteht in seiner Verzweiflung, an allem schuld zu sein, doch Julia behauptet, ihn nicht zu kennen. Die ehemalige Priesterin wird trotz der Warnung Augurs vor den Altar geführt und ihr Schleier dort niedergelegt. Dann bringt man Julia an das offene Grab, wo sie von der Welt Abschied nimmt und hinuntersteigt. Plötzlich verdunkelt sich der Himmel, ein Blitz entzündet den am Altar liegenden Schleier. Vestas Wille ist klar: Das heilige Feuer brennt wieder, der Schuldigen wurde verziehen. Licinius nimmt seine Geliebte an die Hand, führt sie zum Altar und lässt sich mit ihr vermählen.

ATTO PRIMO
Il generale Licinius è tornato nel Foro romano, dove si sta preparando il trionfo per le sue campagne vittoriose. Tuttavia Licinius è infelice: innamorato corrisposto di Julia, ha scoperto che la ragazza è destinata a diventare una vestale (“La nuit achève sa carrière”). Raggiunto dall’amico Cinna, spiega a quest’ultimo la situazione e ne riceve una calda testimonianza di amicizia virile (“Dans le sein d’un ami fidèle”). Scambiatisi una promessa di mutuo aiuto, i due si preparano a sfidare il destino (“Quand l’amitié seconde mon courage”). Intanto il coro delle vestali, prima di dirigersi al tempio della dea, intona un inno sacro (“Fille du ciel, éternelle Vesta”, ‘inno del mattino’). Julia è turbata all’ascolto del canto, che promette un destino terribile a chi infranga i voti. La gran vestale, allora, la prende in disparte e le comunica che toccherà proprio a lei l’onore di incoronare il vincitore, mettendola in guardia dalle insidie nefande dell’amore, «monstre barbare» seduto su un trono di sangue (“L’amour est un monstre barbare”). Sconvolta, Julia assapora il momento in cui incontrerà Licinius (“Licinius, je vais donc te revoir”), mentre le compagne la richiamano al tempio. Giunge intanto il corteo del vincitore, attorniato da due ali di folla e dalle somme autorità romane, mentre Cinna guida le truppe e Julia custodisce il sacro fuoco di Vesta (“De lauriers couvrons les chemins”). Tra canti festivi avviene l’incoronazione di Licinius, che sussurra a Julia, mentre questa gli pone la corona sul capo, un appuntamento segreto per quella stessa notte nel tempio, quando verrà per rapirla. Tra i sospetti degli altri personaggi e l’oscurarsi della fiamma sull’altare (“Son ésprit tourmenté”), l’atto si conclude tra giochi, danze e cori di festa.

ATTO SECONDO
Nel tempio di Vesta le sacerdotesse recitano la preghiera serale (“Feu créateur, âme du monde”, ‘inno alla sera’), prima di affidare la custodia del fuoco sacro a Julia, cui la gran vestale consegna, con parole severe, il bastone d’oro per attizzare la fiamma. Julia si raccoglie in preghiera, rivelando alla dea la sua angoscia (“Toi que j’emplore avec effroi”). Turbata, in una sorta di delirio, corre a spalancare le porte del tempio per accogliere l’amato (“Impitoyables dieux!”). Giunge Licinius, che le offre di liberarla dalla ‘schiavitù’ e si dichiara fiducioso nella compassione degli dèi (“Les dieux prendront pitié du sort qui nous accable”). Entusiasti, i due si giurano eterna fedeltà (“Quel trouble... Quels transports... Je suis auprès de toi”). Improvvisamente, però, il sacro fuoco si spegne, lasciando la scena nell’oscurità. Nel tempio compare Cinna, che riferisce dell’imminente irrompere del popolo sdegnato per il sacrilegio e trascina con sé Licinius, mentre questi cerca invano di convincere Julia a seguirlo (“Ah! Si je te suis chère”). La ragazza sviene ed è raggiunta da vestali e sacerdoti disperati per la collera della dea (“Les dieux demandent vengeance”). Di fronte alle accuse del sommo sacerdote, Julia si dichiara pronta a morire e confessa di essere innamorata. Condannata alla pena capitale, la ragazza prega per la salvezza di Licinius (finale “Sa bouche a prononcé l’arrêt”; Julia: “O des infortunés déesse tutélaire!”). Si rifiuta tuttavia di rivelare il nome dell’amato e, spogliata degli ornamenti del culto, viene condotta al suo supplizio: sarà sepolta viva nella tomba (“De son front que la honte accable”).

ATTO TERZO
Nel ‘campo scellerato’, dove si compirà l’esecuzione, tra i macabri resti delle vestali punite prima di Julia. Licinius giura di salvare l’amata dalla condanna (“Julia va mourir!... Non, non, je vis encore”). Cinna, che frattanto ha riunito un manipolo di fedelissimi sul Quirinale, conforta l’amico e lo invita a piegare la volontà del sommo sacerdote (“Ce n’est plus le temps d’écouter”). Invano, tuttavia: lo scontro con quest’ultimo termina con la conferma della condanna (“C’est à toi de trembler”). Neanche l’intervento del capo degli aruspici vale a differire il sacrificio. Giunge allora il corteo dell’esecuzione: Giulia compare tra parenti e fanciulle, compianta da queste e dalle vestali, ma oltraggiata dal popolo (“Périsse la vestale impie”). La gran vestale si congeda commossa da lei (duetto “Adieu, mes tendres soeurs. O vous que je révère”). Quindi la moritura rivolge all’amato innominabile il suo «dernier soupir» (“Toi que je laisse sur la terre”). Si prepara intanto il rito funebre officiato dal sommo sacerdote, mentre le vestali sospendono il velo di Julia sull’altare spento, attendendo che la dea l’incenerisca con un fulmine, se vorrà perdonare la colpevole (“Vesta, nous t’implorons pour la vierge coupable”). Irrompono allora, discesi dal Quirinale, i soldati con Cinna e Licinius: quest’ultimo confessa la sua colpa e si offre al castigo divino. Julia però lo smentisce recisamente ed entra nel sotterraneo, che viene subito sbarrato dai littori. Le truppe di Licinius e i partigiani del sommo sacerdote sono pronti a scontrarsi quando «il cielo si oscura all’improvviso, il tuono mugghia con fragore; la scena resta illuminata soltanto dal bagliore dei lampi» (finale “O terreur! ô disgrace!”). Un fulmine incenerisce il velo di Julia e accende il fuoco sacro. Mentre il popolo è preso dal panico, Licinius e Cinna scendono nella tomba e portano in salvo Julia svenuta. Riconosciuto l’intervento della dea, il sommo sacerdote si ritira con le vestali. Julia è dunque libera dai suoi voti. Con un cambio di scena s’apre allora il tempio di Venere Ericina, presso il circo di Flora: sacerdoti e sacerdotesse vi accolgono i giuramenti di fedeltà dei due amanti (coro “Chants d’alégresse”; Julia e Licinius: “Sur cet autel sacré, viens recevoir ma foi”).


Personen

LICINIUS, römischer Feldherr
CINNA, Befehlshaber einer Legion
DER OPBERPRIESTER JUPITERS
DER OBER-ZEICHENDEUTER DES OPFERDIENSTES
JULIA, eine junge Vestalin
DIE OBER-VESTALIN
EIN CONSUL

CHOR
Priester, Vestalinnen, Matronen und junge Mädchen, Krieger, Volk, Geweihte



ERSTER AUFZUG

Der Schauplatz ist das Forum. Linker Hand das Atrium, oder die Wohnung der Vestalen, das durch
einen Säulengang mit dem Tempel der Vesta zusammenhängt. – Dem Atrium gegenüber ein Theil
eines den Pallast des Numa umgebenden heiligen Hains.


ERSTER AUFTRITT
Licinius anfangs allein, in schwermüthiger Stellung an eine der Säulen des Atriums gelehnt.
Cinna kommt, erblickt erstaunt Licinius, und nähert sich theilnehmend.


CINNA
Hier, neben Vesta's Tempel, an heiligem Ort,
Licinius, find ich dich, da kaum der Morgen taget? –
Scheucht etwa stiller Harm von dir die Ruhe fort? –
Vertraue, theurer Freund, mir den Gram, der dich naget!
Da Licinius sich entfernen will.
Ich folge, wenn du fliehst! – Weise so mich nicht ab!

LICINIUS
schmerzvoll die Säule fassend
Warum stürzt auf mein Haupt dieser Bau nicht herab!
Ich erliege dem Schmerz! –

CINNA
Du? – beut die Heldensphäre
Dir nicht das höchste Glück? – des Triumphators Ehre?
Hat dein siegreicher Arm, hat nicht dein tapfres Schwerdt
Als Roms Befreyer dich, als Erretter, bewährt?
Will nicht ruhmvollen Lohn das Vaterland dir geben?

LICINIUS
Was sind Triumphe für das Herz? –
Nicht der Lorbeer beglückt, noch ein Prachtbild von Erz!
Was gilt Rom, und die Welt, und der Ruhm, und mein Leben?

CINNA
Ha! welch ein andres Glück reizt dich durch höhern Glanz,
Als der, von dem das Haupt des Imperators glänzet,
Wann im Triumph, mit goldnem Kranz,
Mit dem Lorbeer des Ruhms, die Vestalin ihn kränzet?

LICINIUS
Welch ein Wort sprachst du aus!

CINNA
Was schreckt dich so zurück?
Erschütternd ist dein Ton! – Entsetzenvoll dein Blick! –

Arie

Deines Freundes treuem Herzen
Vertraue deinen Kummer an!
Wer nimmt, gleich mir, Theil daran? –
Könnt' ich je dein Vertrauen verscherzen?
Dieses Schweigen, das mich quält,
Ließe dann sich ertragen,
Wär' es Glück, was der Freund mir verhehlt; –
Doch im Schmerz mit ihm zu klagen,
Dies Recht ist der Freundschaft vermählt!

LICINIUS
schmerzhaft entschlossen, heftig
Wohlan! So nimm auch du an meinem Frevel Theil!
Mitschuld'ger wirst du nun des Verraths, den ich übe!
Vesta's Priesterin ist's, die ich Unseel'ger liebe! –
Nun begreifst du mein Loos!

CINNA
Jedes Wort ist ein Pfeil!
Ich seh' für diesen Schmerz weder Lindrung noch Heil!
Welcher Dämon erweckt diese strafbare Flammen?

LICINIUS
Sie sind die reinste Glut! – Kein Gott kann sie verdammen!
Schon durch ein zartes Band im Lenz der Jugendzeit
Ward Julia's Liebe mir, ward ihr mein Herz geweiht!
Sie zu verdienen, sie durch Thaten zu erwerben,
Kämpft' ich sechs Jahre lang, Roms Feinden zum Verderben! –
Nun kehr' ich ruhmbekränzt zur Vaterstadt zurück! –
Doch welche Nachricht harrt des Siegers zum Empfange!
Verwais't, geopfert eigennütz'gem Zwange,
Birgt Vesta's Heiligthum mein höchstes Lebensglück!

CINNA
Dein Loos ist hart!

LICINIUS
Gieb mir Hülfe, statt Klagen!

CINNA
Wie? – und was hoffst du?

LICINIUS
Nichts! Doch will ich alles wagen!

CINNA
Bekämpfe, theurer Freund, die Wuth der Leidenschaft!
Dem Gesetz und den Göttern ist dein Wunsch Verbrechen!
Verzehrend ist ihr Grimm, wenn sie Entweihung rächen!

LICINIUS
Wohlan! – Verzweiflung giebt mir Kraft!
Die Glut, die mich durchflammt, zeigt nichts mir mehr verwegen!
Sie stellt den Göttern mich entgegen! –
Mich füllt der Liebe Muth, der nur sterbend erschlafft.

CINNA
Mit unsel'ger Gefahr seh' ich zum Kampf dich eilen! –
Doch was die Liebe wagt, heißt mich die Freundschaft theilen!

Duett

LICINIUS
Steht solch ein Freund beschirmend mir zur Seite;
Wie könnte Furcht noch dann dies Herz entweihn?

CINNA
Wo ist die Macht, die Göttern widerstreite? –

LICINIUS
Gieb nicht den Muth der Zweifelsucht zur Beute!
Denk dir mein Glück, o Freund, geliebt zu seyn!

CINNA
Dies Glück schließt Frevel ein!
O! daß dies Glück nicht Verderben dir deute!
O! daß den Wunsch dir die Götter verzeih'n!
Doch ist dein Plan, der strafenswerthe,
Fest bestimmt; – ist er reif zur That; –
Dann weih' ich gern, als Freund, als treuer Kampfgefährte,
Des Freundes kühnem Muth meinen Arm, meinen Rath!

LICINIUS
Ja! mein Entschluß, der strafenswerthe,
Sey vollstreckt! er ist reif zur That!
Und du, geliebter Freund, mein tapfrer Kampfgefährte,
Verleihe meinem Muth deinen Schutz, deinen Rath!

CINNA
Der Freundschaft heil'ger Eid, der vereint uns erklärte,
Führt, untrennbar vereint, und bis zur Gruft den Pfad.

Beide Arm in Arm ab.

ZWEITER AUFTRITT
Die Ober-Vestalin, Julia und die andern Vestalinnen kommen aus dem Atrium, nähern sich dem heiligen Gehölz, und singen die Hymne.
Julia sondert sich etwas von den übrigen ab und scheint in Schwermuth versunken.


Morgen-Hymnus

OBER-VESTALIN UND VESTALEN
ohne Julia
Tochter Saturns! Keusche Vesta! Dein Glanz
Schmückt neu die Welt mit beglückenden Strahlen!
Erhalte rein dem Altar der Vestalen
Dein heil'ges Feuer; zum Glück des Vaterlands!

JULIA
Der Göttin Name füllt mein Herz mit Qualen!
Mich füllt mit Angst der reinen Flamme Glanz!

OBER-VESTALIN
Fern vom Altar, wo deine Flammen lodern,
Sey jede treulose Jungfrau verbannt!
Erlosch'ne Glut macht ihr Vergehn bekannt!
Ihr Loos ist: – im Grabe zu modern!

JULIA
Dies scheint mein Leben zu fordern!
Mein Herz entweihte dies heil'ge Gewand!

CHOR
ohne Julia
Tochter Saturns! keusche Vesta! Dein Glanz
Schmückt neu die Welt mit beglückenden Strahlen!
Erhalte rein dem Altar der Vestalen
Dein heil'ges Feuer, zum Glück des Vaterlands!

JULIA
Der Göttin Name füllt mein Herz mit Qualen!
Mich füllt mit Angst der reinen Flamme Glanz!

OBER-VESTALIN
Ihr Schwestern! – Diesen Tag wird ein Triumph umglänzen!
Roms bewunderter Held, den der Ruhm uns genannt,
Heischt aus unsrer geweihten Hand
Das goldne Diadem, die Siegerstirn zu kränzen! –
Uns verehret der Staat als der Gottheit Organ!
Der Senat und das Volk, des hohen Festes Zeugen,
Werden willig ihr Knie vor unsern Fascen beugen,
Wann sie Vesta's Tempel sich nahn! –
Beginnet im Tempel des Opferdiensts Gebräuche!
Erfleht der Götter Huld – und Segen diesem Reiche.
Indem die Vestalinnen im feierlichen Zuge nach dem Tempel gehen und Julia ihnen nachfolgen will, winkt sie ihr, zurufend.
Julia! – Weiche nicht!

DRITTER AUFTRITT
Julia und die Ober-Vestalin

OBER-VESTALIN
Laß noch, zum letztenmal,
Den Abgrund der Gefahr mich warnend dir enthüllen!
Laß mich dein Herz mit dem Vorsatz erfüllen,
Sich dem zu weihn, was die Pflicht dir befahl.
Du erträgst nur mit Zwang die Fesseln, die uns bindet! –
Selbst am heil'gen Altar zeigt dein gramvoller Blick
Geheimnißvollen Schmerz, der auf Vorwurf sich gründet!
Vor Vesta's reiner Glut bebst du schaudernd zurück;
Verhehlt es gleich dein Mund, was tief dein Herz empfindet!
Ein Geist der Nacht hat mit Trug dich bethört, –
Hat den strafbaren Wunsch dir im Busen entzündet,
Der wider die Gottheit sich frevelhaft empört! –

JULIA
Was ist denn mein Vergehn? – Als Opfer strenger Pflichten,
Die mein Wesen vernichten,
Ehr' ich, folgsam und fromm, doch mit Schmerz ihr Gebot! –

OBER-VESTALIN
Welch ein glorreicher's Loos kann die Menschheit erstreben?
Roms Geschick ist uns übergeben,
Durch Pallas heil'ges Bild, den Schutz in jeder Noth!
Heller Glanz, hoher Ruhm – beseligt unser Leben!

JULIA
Und ein wankender Schritt beut uns qualvollen Tod!

OBER-VESTALIN
In ungestörtem Frieden,
In reiner Unschuld Aufenthalt,
Ist dies preiswürdige Loos uns beschieden;
Furchtlos vor Amors verhaßter Gewalt! –

JULIA
Weh' mir!

OBER-VESTALIN
Ein Unhold ist Amor! ein Dämon der Hölle!
Ein Frevler an Vesta's Altar!
Phlegeton's Glutstrom deckt die Stelle,
Wo ihn Tysiphone gebahr!
Durch Laster, mit Arglist, das Herz zu vergiften;
Dies ist sein genußreichster Lohn!
Triefend von Blut, hoch über Grüften,
Erhebt sich sein furchtbarer Thron! –
Theure Tochter! aus dieser Quelle
Entspringt auch deine Gefahr! –
Ein Unhold ist Amor! ein Dämon der Hölle!
Ein Frevler an Vesta's Altar!
Phlegeton's Glutstrom deckt die Stelle,
Wo ihn Tysiphone gebahr! –

JULIA
Bei aller Götter Thron! – Bei Vesta's ew'ger Ehre!
O Priesterin, erhör' mein Flehn!
Mein Flehn des Grams erhöre!
Verstatte mir's, daß dort, von keinem Blick gesehn,
Vom Triumphzuge fern, ich dieses Fest's entbehre!

OBER-VESTALIN
Was der Götterdienst heischt, muß pflichtgetreu geschehn;
Heischt er gleich oft das Schwere! –
Du weißt: dein ist das Amt, im Schooß des Heiligthums
Diese Nacht die Flamme zu hüten! –
Dein ist die Pflicht, heute dem Sohne des Ruhms
Mit heil'ger Hand den Triumphkranz zu bieten!

Sie geht ab in den Tempel.

VIERTER AUFTRITT

JULIA
allein
O! keine Macht bezähmt dieser Pflicht Grausamkeit!
Von der Götter Schutz bin ich verlassen! –
Vergebens war mein Flehn! – Dem Verderben geweiht,
Soll mich wehrlos sein Grimm erfassen! –
Ach! mit Schmerz that mein Flehn auf die Wonne Verzicht,
Licinius zu sehn, den der Lorbeer umflicht,
Und ihn Selbst ihm zu weihn, den Lohn erhab'ner Siege! –
O Göttin! – Dieser Kampf leiste auch dir Genüge! –
Geliebter Freund, dich soll ich wiedersehn!
Soll deiner holden Stimme Ton noch einmal hören!
Aus deinem Anblick wird mein Auge Trost erspähn! –
Dies Gefühl wird den Gram beschwören,
Der, als Rächer der Gottheit, mir am Leben nagt!
Noch ein Lichtstrahl der Liebe hat dann mir getagt!
Welch ein Wort! – Verrath ist's, es nennen!
Dies Gefühl frevelnd zu bekennen?
An heil'gem Ort hab' ich's gewagt!
Gnade! Götter der Huld!

FÜNFTER AUFTRITT
Vorige. Die Vestalinnen erscheinen in der Thüre des Tempels.

CHOR DER VESTALEN
Laß, Priesterin, dir's sagen,
Das Opfer ist bereit! – Man harret auf dich!
Der Triumphzug beginnt! – Ihm folgend, nähert sich
Des Imperators goldner Wagen.

JULIA
Entsetzen füllt mein Herz!
O Qual! – hülfloser Schmerz! –

CHOR DER KRIEGER
aus der Ferne
Prachtvoll naht sich der Held! auf goldnem' Sitz getragen,
Kehrt, vom Siege bekränzt, Roms Retter und Rächer zurück!

JULIA
Ach! keine Macht versöhnt meiner Pflicht Mißgeschick!
Tod ist mein Wunsch in diesem Augenblick!

Sie eilt zu den Vestalen und mit ihnen in den Tempel ab.

SECHSTER AUFTRITT
Der Triumphzug nähert sich. Voran eilendes Volk sammelt sich auf der Bühne. Dann kommen Priester von mehreren Tempeln, unter Anführung des Oberpriesters. Der Ober-Zeichendeuter, dann der Senat, die Consuln, Matronen.
Wenn dieser erste Zug sich geordnet hat, kommen die Vestalen aus dem Tempel. Die Ober-Vestalin trägt das Palladium.
Vor Julia, als Hüterin des heiligen Feuers, wird ein Altar mit brennender Flamme getragen. Indem sie mit vier Lictoren vorbei gehen, verneigt sich der Senat und die Consuln; die Lictoren der Consuln neigen ihre Fascen vor denen der Vestalen, welche auf einer Erhöhung am Atrium Platz nehmen.
Der Triumphwegen mit Licinius erscheint, von gefesselten Ueberwundenen gezogen. Ihm folgen andere feindliche Anführer in Fesseln. Licinius hält den Feldherrnstab in der Hand. Cinna ist Anführer der Truppen. Gladiatoren u.s.w.


ALLGEMEINER CHOR
Schmückt mit Lorbeern die Bahn dem festlichen Glück!
Schmückt Rhea's heil'ge Festaltäre!
Prachtvoll, im Heldenglanz, der Vaterstadt zur Ehre,
Kehrt, vom Siege bekränzt, Roms Rächer glorreich zurück!

CHOR VON PRIESTERN, VESTALEN UND MATRONEN.
Prachtvoll naht sich der Held! Der Vaterstadt zur Ehre,
Kehrt, vom Siege bekränzt, Roms Befreier zurück!

CHOR VON KRIEGERN
Von Verderben, Tod und Schande
Wald, im väterlichen Lande,
Roms erhabnes Volk bedroht!
Da kam Licinius, der Retter!
Sein Schwerdt war die Flamme der Götter!
Schmach traf die Feinde, Verderben und Tod!

CHOR
Schmückt mit Lorbeern die Bahn dem festlichen Glück!
Schmückt Rhea's heil'ge Festaltäre!
Prachtvoll, im Heldenglanz, der Vaterstadt zur Ehre,
Kehrt, vom Siege bekränzt, Roms Rächer glorreich zurück.

LICINIUS
auf dem Triumphwagen
Mars hat, zum Schutze Roms, im Kampfe mit Barbaren,
Sich unsern Adlern zugesellt!
Roms Söhne sind noch, wie die Väter es waren,
Die Lieblinge des Ruhms, die Bewund'rung der Welt!
Reichen Lohn beut die Lorbeerkrone! –
Doch den Göttern bringe man sie dar!
Des Dankes Opfer huld'ge ihrem Throne
Auf ihrem heiligen Altar!

Während des folgenden Chors helfen die Consuln Licinius vom Wagen herab.

CHOR VON PRIESTERN, VESTALEN UND MATRONEN
Der Held gab dem Staat den segnenden Frieden!
Seinen Namen schmücke Ruhm und Glanz!
Er hat, als Sieger, die Herrschaft Roms entschieden!
Ihm gebührt der goldne Kranz.

OBER-VESTALIN
zu Julia, ihr die goldene Lorbeerkrone reichend
Du, die das Schicksal begünstigt vor allen,
Künft'ge Nacht in des Heiligthums Hallen
Der ew'gen Flamme Wächterin zu seyn;–
Dein ist, Julia, das Amt, diesen Lorbeer zu weihn!

Julia empfängt mit zitternder Hand die Lorbeerkrone, und zieht, mit religiöser Feierlichkeit, solche durch das auf dem Altar lodernde heilige Feuer.

LICINIUS
Wohl gemerkt! – diese Nacht hält sie im Tempel Wache!

CINNA
Kein lautes Wort! – Geheimniß heischt die Sache!

OBER-VESTALIN
Roms Beschützer empfang' aus geheiligter Hand
Dies Geschenk dankbarer Staaten!
Dies Diadem, der Preis erhabner Thaten,
Sey unsres Dankes, unsrer Liebe Pfand.

CHOR VON PRIESTERN, VESTALEN, MATRONEN UND VOLK
Vesta's keusche, heil'ge Geweihte!
Schmücke sein Haupt mit goldnem Kranz!
Und unsers Dankes Festlied bereite
Seinem Triumph ewigen Glanz!

Während dieses Chors hat Julia sich mit wankendem Schritt Licinius genähert, der ihr in innerm Kampf entgegen blickt.

JULIA
bei Seite, indem sie sich ihm nähert
Ihr Götter! gewähret mir Stärke!

LICINIUS
Sie kommt! – O Entzücken! – Mein Plan reift zum Werke.

Licinius knieet vor ihr nieder, und indem sie ihn bekrönt, singt sie mit halb erstickter Stimme.

JULIA
Siegreicher Held! Schutz dieser Staaten!
Dir beut den Lorbeer das Vaterland!
Dieser Preis ruhmvoller Thaten
Sei des Danks – der Liebe – Pfand!

CHOR DES VOLKS
zu Licinius
Du warst der Schutz dieser Staaten!
Dir beut den Lorbeer das Vaterland!
Dieser Preis ruhmvoller Thaten
Sey des Danks, der Liebe Pfand.

JULIA
einer Ohnmacht nahe, bei Seite
Ach! was dies Herz empfand,
Macht meine Kraft ermatten!
Fruchtloser Widerstand! –
Meinen Blick decken Schatten!

OBER-VESTALIN
bei Seite, Julia beobachtend
Ihr Ton voll Unbestand,
Ihrer Kräfte Ermatten
Macht innern Gram bekannt!
Bleich ist sie, wie ein Schatten!

CINNA
heimlich zu Licinius
Dein Blick, von Glut entbrannt,
Wird deinen Wunsch entschatten!
Zum Plan, den Muth erfand,
Muß die Klugheit sich gatten.

OBERPRIESTER
bedenklich die Flamme des Altars beobachtend
Der heil'gen Flamme Brand
Decken dämmernde Schatten!
Welch trübes Nachtgewand
Macht ihren Glanz ermatten!

LICINIUS
heimlich zu Julia, die ihn anfangs nicht hört
Vernimm mich, Julia! vernimm den Schwur des Gatten! –
Er kommt in mitternächt'gem Schatten! –
Sein Arm führt dich fort! Harre des Gatten!
Sein Arm führt dich fort! –

JULIA
Welch ein Wort!

EIN CONSUL
Heil dir, ruhmvoller Held!
Der Staat dankt dir sein Glück, dem Rächer, dem Befreier!
Neuen Friedensgenuß dankt dir Rom und die Welt!
Sey nun des Festes Schmuck! Sey der Held seiner Feier!

Julia hat wieder am Altar Platz genommen. Licinius wird vom Consul zu den Ehrensitzen geführt, wo er zwischen beiden Consuln Platz nimmt. –
Das Ballet beginnt.


CHOR
während des Ballets
Der Staat dankt dir sein Glück, dem Rächer, dem Befreier!



Neuen Friedensgenuß dankt dir Rom und die Welt!
Sey nun des Festes Schmuck! Dir huldigt seine Feier!
Preis und Ehre dir, Held!

Tanz. Ringer und Gladiatoren-Uebungen u.s.w.

OBERPRIESTER
vortretend
Römer! Schließt das Fest! – dem Volkserretter: Zeus,
Laßt uns im Capitol das Opfer nun bereiten!
Und die Beute, des Sieges Preis,
Sey seines Tempels Schmuck für die späteste Zeiten!

Der Zug entfernt sich in der Art, wie er aufgetreten ist, im Abzuge nach dem Capitol.


ZWEITER AUFZUG
Das Innere des Tempels der Vesta. Das heilige Feuer brennt auf einem Altar.

ERSTER AUFTRITT

Abend-Hymnus im Chor

DIE OBER-VESTALIN, JULIA UND DIE VESTALINNEN
Seele der Welt! Schaffendes Feuer!
Alles Lebens ew'ges Symbol!
Deiner Glut sey fern der Entweiher!
Ihr Glanz beschirmt des Staates Wohl!

OBER-VESTALIN
indem sie feierlich Julia eine goldene Ruthe zum Opferdienst bei der Pflege des Feuers überreicht
Dies Zeichen priesterlicher Weihe
Vertrau ich deiner Hand für die Dauer der Nacht!
Durch dein glorreiches Amt verbürgt uns deine Treue
Der Götter gnäd'gen Schutz, Roms Erhaltung und Macht!
Ja, diese heilige, furchtbare Stunde
Macht nahe dich mir Göttern vertraut!
Kein frevelhafter Seufzer entfliehe deinem Munde,
Wo Vesta's Blick dein Herz durchschaut!

Sie geht mit den Vestalen ab.

ZWEITER AUFTRITT
JULIA allein

Tief erschüttert wirft sie sich knieend auf die Stufen des Altars, und bleibt eine Weile sprachlos in dieser Stellung.
Aufstehend.


JULIA
Göttin des Herzen durchforschenden Blicks,
Die ich schaudernd verehre! –
Das Flehn deiner Priesterin höre!
Erbarm' dich ihres Mißgeschicks!
Du kennst meine trostlose Leiden!
Den Gram, der mich verzehrt; meinen Kampf, meinen Schmerz!
Nur du kannst, errettend mein Loos entscheiden!
O läutre du selbst mein strafbares Herz! –

Sie besteigt mit frommer Scheu die Stufen des Altars, und schürt mit der goldnen Ruthe das Feuer an.

Diesen geweihten Ort schändend durch freche Klagen,
Berühr' ich den Altar nur mit angstvollem Zagen!
Unter strafbarer Hand
Scheint die heilige Glut zu erbleichen! –
Ich fühl's, daß mich die reine Göttin verbannt! –
Daß sie zürnend mir heißt, vom Altare zu weichen!

Sie verläßt den Altar und durchirrt verwildert den Tempel.

Wohlan! dir sey mein Herz, Sohn Cytherens, geweiht!
Was wag' ich, zu thun! – Banges Entsetzen
Vermehrt der Pflichten innern Streit!
Welche Macht reißt mich hin, meinen Eid zu verletzen!
Sie ergreift – sie entflammt mich! – Ihr Götter!
Erbarmt euch! – Noch ist's Zeit! –
Schon öffnet sich mein Grab! – Schon thürmt sich das drohende Wetter

Nach langer Pause

Licinius ist nah'! – Nur bei mir steht die Wahl,
Ihn zu sehn, zu sprechen! – Und ich soll mir's versagen?
Nein! jede Pflicht verstummt! – Mein Herz, der Sehnsucht Qual
Sind mächt'ger, als die Furcht; – heißen alles mich wagen!

Im innern Kampf gegen den Altar gewandt.

Götter voll Strafbegier!
Thut ihm Einhalt dem rachsücht'gen Triebe!
Nur einen Wunsch gewährt der Liebe!
Nur seinen Anblick gönnet mir!
Gern biet' ich dann mein Leben dem rächenden Gesetze!
Heil'ge Pflichten, die schwer ich verletze!
Der mir willkommne Tod sey die Söhnung, der Preis dafür.
Mein Urtheil ist gefällt! – meine Wahl das Verderben!
Komm, geliebtester Freund! – Dir getreu, will ich sterben!

Sie wankt wie bewußtlos zum Altar zurück.

DRITTER AUFTRITT
Julia. Bald darauf Licinius.

LICINIUS
eintretend leise rufend
Julia!

JULIA
aufgeschreckt lauschend
Horch! sein Ton!

LICINIUS
näher kommend
Julia!

JULIA
erschütternd emporblickend
Die Mauern beben!

LICINIUS
sich ihr nahend
Seh' ich dich?

JULIA
Aber – wo?

LICINIUS
Wir sind vereint für's Leben!
Als beschützender Gott sichert Amor dein Loos! –

JULIA
Ach! ich zittre für dich! –

LICINIUS
Die Gefahren sind groß,
Die unser Glück umschweben,
Doch desto kühn'rer Muth muß unsre Seele heben!
Manchen Zufluchtsort bieten uns Felskluft und Hayn!
Das entlegenste Land soll die Freistatt uns geben! –
Sprich ein Wort! und mein Muth soll vor Göttern nicht beben,
Sich deiner Rettung zu weihn!

JULIA
Nein! – Ach nein! –

LICINIUS
Die Gottheit sieht gerührt unser schuldloses Leiden!
Erbarmungsvoll, versöhnt, ruht ihr Blick auf uns Beiden!
Du, die mein Herz als Himmelskind verehrt;
Du kannst allein mein Glück entscheiden!
Wann mir, als theuerm Gatten, dein Herz Treue schwört,
Dann müssen selbst die Götter mich beneiden!
O Cypris, die das Flehn aller Liebenden hört,
Sey hold dem liebevollsten Paare!

JULIA
Zurück! Zurück vom heiligen Altare! –
Die Flamme stirbt! –

Sie eilt die Stufen hinauf und schürt das Feuer an.

LICINIUS
Göttin lauterster Glut!
Entferne die drohenden Zeichen! –
Meine Liebe darf dir sich an Reinheit vergleichen!
Wer dein Ebenbild liebt, leistet dir selbst Tribut.

JULIA
Saturns erhabne Tochter scheint Huld uns zu zeigen!
Dem Altar seh' ich leuchtend die Flamme entsteigen!
Ihr Glanz macht uns die Gnade der Göttin bekannt!

LICINIUS
Nie zweifelte mein Herz an der Allmacht des Schönen!
Dein Gram muß das Geschick versöhnen!
Der Liebe sanftem Flehn thut kein Gott Widerstand.

JULIA
kommt wieder herab
Neues Glück durchströmt mein Wesen!
Was ich litt, dünkt mir jetzt ein hingeschwundner Traum.
Meine Zukunft erscheint als dunkler, öder Raum!
Doch von Zweifel und Furcht fühlt sich mein Herz genesen.

BEIDE
Ihr Götter! welch Gefühl! Uns winkt ein ew'ges Band!

LICINIUS
Dies Glück belohnt mein kühnstes Streben!

JULIA
Dies Glück gewährt mir neues Leben!

BEIDE
Hand in Hand feierlich gegen den Altar gewandt.
Vor Vesta's heil'gem Thron empfange Herz und Hand!
Glück der Liebe! Seel'ges Entzücken!
Dem Götterglück bist du verwandt!
Mir strahlt Vergött'rung aus Blicken,
Wo Liebe der / die Liebende fand!
Dir allein, dir ewig ergeben,
Bin ich dein durch heil'ges Band!
Nur deiner Liebe will ich leben!
Vor Vesta's reinem Thron empfange Herz und Hand!

In dem Augenblick, da beide in selbstvergeßnem Entzücken, sich umarmend, gegen den Altar sich wenden, erlischt das allmählich schwächer gewordene Feuer und die Bühne verdunkelt sich bis zu schwacher Dämmerung.

JULIA
Welche Nacht!

LICINIUS
O Geschick!

JULIA
schaudervoll die Stufen hinan eilend.
Kein Gott wird mein Befreier!
Schon ergreift mich das Grab! – Erloschen ist das Feuer!

LICINIUS
Ha! – dein Loos?

JULIA
Ist der Tod!

LICINIUS
Wie mich dies Wort entmannt.

VIERTER AUFTRITT
Die Vorigen. Cinna.

CINNA
O Freund!

LICINIUS
Ha! wer kommt?

CINNA
Laß uns flüchten!
Nahender Stimmen Laut weckt gerechten Verdacht!
Nur die heilige Scheu vor der göttlichen Macht
Schreckt noch die Späher ab, hieher den Schritt zu richten!
Noch beschirmt unsre Flucht die Dunkelheit der Nacht;
Doch, der Augenblick drängt! – Zögern heißt: ihn vernichten!

LICINIUS
Betrachte den Altar! – Ihm starb die heil'ge Glut!
Und du willst, daß ich sie verlasse?

JULIA
Deine Gegenwart hier mehrt meines Schicksals Wuth!
Sie bewirkt, daß der Tod ohne Rettung mich fasse!

LICINIUS
Wohlan! – Hinaus! – Wir fliehn

CINNA
hält ihn zurück
Was beginnst du! – Halt ein! –
Du förderst ihr Verderben!

LICINIUS
O, welche Todespein!

JULIA
Ach! war ich je dir theuer;
So entfleuch der Gefahr, die dir droht!
Dann erst athme ich freier! –
Dies Herz ist dein, mein Getreuer!
Ist dein – für Leben und Tod!
Beim Schwur, der mein Herz dir ergeben! –
Fleuch diesen Schreckensort!
Die Angst um dich verzehrt mein Leben!

CINNA
Fleuch diesen grausen Ort!
Schnell laß uns fliehn! – Kein Widerstreben!

LICINIUS
Flöh' ich von hier auch fort;
In diesem Tempel bleibt mein Leben!

CINNA
Fort!

LICINIUS
Ich von ihr mich trennen?

CINNA
Es ist Pflicht!

LICINIUS
Rauher Mann!

CINNA
Du siehst, ihr Herz erliegt der Angst!

LICINIUS
Wohlan!
Muth der Verzweiflung soll mich leiten!
Dein Verderben schuf Ich! – Erwart' auch Schutz von mir!
Sollt' ein strenges Geschick Vernichtung dir bereiten:
Ich gelobe dir Rettung – oder – Tod mit dir! –

Es erschallt Lärmen entfernter Volksstimmen. Alle schaudern zusammen.

JULIA, LICINIUS UND CINNA
Götter! – Weh uns! – Man hört Geschrei erheben!

JULIA
Hinaus von hier! – Eilet fort. –
Beim Schwur, der mein Herz dir ergeben!
Fleuch diesen Schreckensort!

LICINIUS
Dieser Ton deutet Blutgier und Mord!

CINNA
Komm! verlaß diesen schrecklichen Ort!

CHOR DES VOLKS
ausserhalb der Bühne
Der Zorn der Gottheit heischt Rache!
Verrath entweiht ihren Ruhm!
Weh! Weh! in Vesta's Heiligthum
Hält der Meineid Wache!
Meineid entwürdigt Vesta's Heiligthum!

JULIA
Beim Schwur, der mein Herz dir ergeben!
Rette dich, Entfleuch diesem Ort!
Welch Geschrei hört man wild sich erheben!
Hinweg! – dieser Ton deutet Mord!

CINNA
Welch Geschrei hört man wild sich erheben!
Dieser Ton deutet Blutgier und Mord!
Hinweg! laß uns fliehn diesen furchtbaren Ort!

LICINIUS
Welcher Gott wird Schutz dir geben? –
Dieser Ton deutet Blutgier und Mord!
Welch Geschrei hört man wild sich erheben!
Zur Rettung treibt Muth der Verzweiflung mich fort!

Licinius und Cinna eilen hinaus.

FÜNFTER AUFTRITT
JULIA allein.

JULIA
Er wird leben! – Ohne Zagen
Erwart ich nun mein Loos: – der Rache Wetterstrahl!
Mein ganzes Daseyn war endlose Quaal!
Einen Pulsschlag voll Glück hat mein Herz nun geschlagen!
Mein Leben ist erschöpft! – Man kommt! – Ahnung voll Schmerz!
O mein Gemahl! wär'st du's? – Dieser Angst erliegt mein Herz!

Sie sinkt ohnmächtig auf die Stufen des Altars.

SECHSTER AUFTRITT
Julia ohnmächtig.
Der Oberpriester mit Priestern linker Hand; die Ober-Vestalin mit den Vestalen rechter Hand eindringend.
Ein starker Volkschor wird ausserhalb der Bühne gehört. Die Scene erhellt sich durch mitgebrachte Fackeln.


ALLGEMEINER CHOR
Die Rache
erwache
Der Hochverrath
Verübt entweihende That!
Ha! Rache! –

OBERPRIESTER
O Frevel! O Nacht voll Graun! – das mächt'ge Rom! es fällt! –
Erloschen ist die Gluth! – die Vestalin im Sterben! –
Ein Gott bedroht ergrimmt diesen Staat mit Verderben!
Die Wiederkehr der Urnacht bedrohet die Welt.

JULIA
Weh' mir! athm' ich noch Leben?

OBER-VESTALIN UND VESTALEN
Aermste! du bist verloren!

OBERPRIESTER
Ein Bösewicht drang ein zu dieses Tempels Thoren!
Der Göttin entweihtes Gebot
Heischt des Verbrechers Blut! hat ihn zur Rach' erkohren!
Doch auch du warst mit ihm verschworen!
Leugne nicht deine Schuld!

JULIA
Ich erwarte den Tod!
Er ist Trost! ist mein Wunsch! – Weshalb sollt' ich ihn scheuen?
Er allein kann mein Herz von langer Quaal befreyen!
Er entreißt mich den Fesseln eurer Sclaverei!
Das Grab löst meinen Eid! im Grabe werd' ich frey!
Hört, ihr Geweihten Jupiters! hört es! – Ich liebe! –

Alle stehen voll Entsetzen.

OBERPRIESTER
Läst'rung ist dieses Wort! Weh, wenn straflos es bliebe!
So frevelnd wird von dir dieser Tempel entweiht? –
Ohne Scheu, deine Pflicht als Priest'rin zu verletzen,
Brachst du Vesta's Gelübd' und den furchtbarsten Eid?

JULIA
Ich bin treu der Natur allherrschenden Gesetzen!

SIEBENTER AUFTRITT
Die Vorigen.
Der bisher ausserhalb gebliebene Chor von Volk, Lictoren und Matronen dringt herein und füllt den Hintergrund.


CHOR VON PRIESTERN
Ihr Mund bekennt den Hochverrath!
Den Tod verwirkt die Frevelthat!

JULIA
Göttin, die gern das Flehn der Unglückseel'gen höret,
Latona! – die mein Gram beschwöret; –
Blicke mitleidsvoll auf mein Loos herab! –
Wenn ich zur Grabkluft niedersteige,
Sey nicht Er davon Zeuge,
Der geliebteste Freund, für den ich hin mich gab!

OBERPRIESTER
Ha! nenne den kühnen Verbrecher,
Der, ohne heil'ge Scheu vor dem ewigen Rächer,
Bis zu Vesta's Altar verruchten Zugang fand!
Sag an! – Wer ists? –

JULIA
Nie werd' er dir genannt!

OBERPRIESTER
Als Geweihter des Gotts,
Dessen Zorn ich verkünde;
Ruf ich Fluch deinem Trotz
Mit dem Bannfluch der Sünde!

JULIA
Mein Leben ist verwirkt! – Von Quaal bin ich bedroht!
Schon berührt mein Haupt mit kalter Hand der Tod!

OBERPRIESTER
Fort aus diesen heiligen Mauern!
Entweihte Priesterin! der Tod ist dein Loos:
Die Grabnacht, mit all' ihren Schauern,
Empfang' dich in furchtbaren Schooß! –

Zu den Vestalen

Schmachvoll sey ihre schamlose Stirne
Des Schmucks und des heiligen Schleiers beraubt!
Fluch und Tod der strafbaren Dirne!
Die Nacht umhüll' ihr schuld'ges Haupt!

Während des folgenden Schlußchores wird Julia von den Vestalen, die ihre Theilnahme kaum zu äußern
wagen, des Hauptschmucks und des Schleiers beraubt, und ihr an dessen Stelle vom Oberpriester ein schwarzer Schleier übergeworfen.


SCHLUSSCHOR ALLER ANWESENDEN
Schmachvoll sey ihre schamlose Stirne
Des Schmucks und des heiligen Schleiers beraubt!
Fluch und Tod der strafbaren Dirne!
Die Nacht umhüll' ihr schuld'ges Haupt!

Zuletzt übergiebt sie der Oberpriester den Lictoren, welche sie gefangen wegführen.


DRITTER AUFZUG

Ein freier Platz. – Linker Hand durch das Collinische Thor und die Ringmauer Roms beschränkt.
Auf dem Platze selbst sind drei piramidenförmige Grabmäler sichtbar. Zwei davon sind mit einem Stein
verschlossen, auf welchem ein weiblicher Name und eine römische Jahrzahl bemerkbar sind.
Das dritte ist offen und eine Treppe führt in seine Tiefe hinab.


ERSTER AUFTRITT
LICINIUS allein, durch das Thor eintretend und verwildert umherblickend.

LICINIUS
Welches Graun rings umher! – Welch ein Schauplatz der Wuth!
Erbittrung füllt mein Herz! – Von Grimm entflammt mein Blut!
Wildes Grausen ergreift die Seele!
Ich spür' es – die Erde erbebt! –

Die off'ne Gruft erblickend

Ha! dies ist die furchtbare Höhle,
Die bald mein Alles begräbt! –
Diese Kluft Julia's Grab? –
Nein, nein! Noch lebt ihr Retter!
Mich biet' ich als Befreier ihr dar!
Trotzend dem Zorn der unbarmherz'gen Götter
Bekämpft der Liebe Muth verzweifelnd die Gefahr!

ZWEITER AUFTRITT
Der Vorige. Cinna.
Aus dem Hintergrunde herbei eilend.


LICINIUS
ihm rasch entgegen eilend.
Ha! Freund! – Wie stimmt das Heer?

CINNA
Nicht auf dies mußt du bauen!

LICINIUS
Die Feigen!

CINNA
Ihren Muth fesselt heil'ges Grauen.
Nur eine kleine, treue Zahl
Weiht sich dir, voll Vertrauen,
Voll Entschluß, den Gefahren in's Auge zu schauen.
Diese Schaar, der ich still sich zu sammeln befahl,
Harrt, bereit meinem Wink, auf des Angriffs Signal.

LICINIUS
ihn feurig umarmend
Freund in der Noth! –

CINNA
Muth! ist die Losung heute.
Mit dem Tode vertraut ward ich an deiner Seite!
Wo die Hoffnung schwindet, da kann,
Da muß nicht träge Klugheit rathen!
Entschlossenheit bewährt den Mann!
Nun gilt es Kampf; nun gilt es Thaten!
Der Gottheit höchste Macht
Mag unsrer Kühnheit widerstreben!
Wann aller Götter Zorn erwacht,
Soll dennoch mein Herz nicht erbeben!
Dem Verhängniß biet' ich mein Haupt!
Doch Trennung bedroht uns vergebens!
Denn der Tag, der dich mir raubt,
Ist auch der letzte meines Lebens!
Doch – bevor dieser ungleiche Kampf sich entflammt,
Muß man streben, den Oberpriester zu gewinnen!

LICINIUS
Der Barbar achtet Mord für sein geweihtes Amt!
Nimmer läßt Priesterwuth ihr Opfer sich entrinnen.

CINNA
Nur durch Ihn, den Vermittler beim strengen Geschick,
Wird von Julia's Haupt der Todesbann genommen!

LICINIUS
Wohlan! – Es sey versucht! –

CINNA
in die Scene blickend
Ha! – Schon seh' ich ihn kommen!
Vielleicht ist eben dies der günst'ge Augenblick!
Ich entferne mich Freund! –

Ab im Hintergrunde.

DRITTER AUFTRITT
Licinius.
Der Oberpriester und der Ober-Zeichendeuter kommen durch das Colliner Thor.


LICINIUS
Geweihter des Geschicks!
Welch ein entsetzliches Fest wird den Göttern bereitet! –
Als Opfer, das der Fluch begleitet,
Sinkt Reiz, sinkt Jugend, erstarrenden Blicks
In den Abgrund der Nacht – zu den Ufern des Styx! –

OBERPRIESTER
So will's der Gottheit heil'ger Zorn!

LICINIUS
Doch ihre Gnade
Giebt dir Macht, daß ihr Zorn sich mit Schonung entlade!
Dein Mitleid, deine Huld sey für Julia erfleht! –

OBERPRIESTER
Welch ein strafbarer Wunsch, der das Staatswohl verräth!
Rom ist durch Sie entweiht! – Ihr Tod nur kann es rächen! –

LICINIUS
Nicht die Wohlfahrt des Staats wanket durch ein Verbrechen!

OBERPRIESTER
auf die verschlossenen Gräber deutend
Sieh diese Gräber an! – Sie geben dir Bescheid,
Daß Vesta's Reinheit nie solche Frevel verzeiht.

LICINIUS
War Romulus nicht selbst der Sohn einer Vestalin?
War Rhea Silvia nicht des Kriegesgotts Gemahlin?

OBERPRIESTER
Julia's Loos ist – der Tod! –

LICINIUS
Nein! bei den Göttern! Nein!
Ich schuf ihr Verderben! –
Ich will sie befrei'n,
Oder selbst mit ihr sterben! –

OBERPRIESTER
Stirb dann mit ihr! – Rettung ist Wahn! –
Den Göttern widerstrebt umsonst dein frecher Plan!
Dein Stolz weckt den Trotz deiner Lippe!
Doch nah' beim Kapitol ist auch Tarpeja's Klippe!

LICINIUS
Ha! so zittre, Barbar!
Meine Wuth trotzt den Göttern!
Dein blut'ger Altar
Soll, im Sturz, dich zerschmettern.

OBERPRIESTER
Schaudre du vor Gefahr!
Vor Zeus entflammten Wettern!

LICINIUS
Förderst du Julia's Tod, dann fürchte meine Wuth!

OBERPRIESTER
Der Götter Allmacht zähmt frevelnden Uebermuth.

LICINIUS
Freunde sind mein, die mir ihr Leben weihen!
Rom sey gefüllt mit Leichen und Blut!
Durch Kampf und Gewalt will ich das Opfer befreien.

OBERPRIESTER
Freunde sind dein, die kein Verbrechen scheuen?
Erbebt! erbebt, verworfne Brut!
Zu spät wird der Trotz euch gereuen!

Auf die Gruft deutend

Dies Grab wird bald der Rachaltar
Für deine Meuterschaar,
In verzweifelndem Schmerz!

LICINIUS
Wo nicht; so mord' ich dich, Barbar,
Samt deiner Priesterschaar,
Dann durchbohr' ich mein Herz.

Er geht wüthend im Hintergrunde ab.

VIERTER AUFTRITT
Der Oberpriester und Oberzeichendeuter.

OBERZEICHENDEUTER
Weiser Priester! nicht jetzt darf man dies Fest bereiten!
Er hat Gewalt und Macht.

OBERPRIESTER
Haupt der Opfergeweihten;
Mein Priesteramt genügt zur Schutzwehr für den Staat,
Zur Vernichtung des Plans vermeßner Frevelthat!

OBERZEICHENDEUTER
Doch – wenn mit ihm das Heer und das Volk sich empören?

OBERPRIESTER
Der Götter heil'gen Dienst kann kein Verräther stören!
Befolgt sey unsre Pflicht! die Gottheit straft Verrath!

FÜNFTER AUFTRITT
Die Vorigen.
Der Trauerzug kommt durch das Collinische Thor. Krieger voran, dann Priester und Vestalen, Julia schwarz verschleiert, vor welcher ein Altar ohne Flamme getragen wird, von trauernden Verwandten, Matronen und jungen Mädchen begleitet.
Die Vestalen tragen Julia's Ordenskleidung und Schleier, die ihr vorhin abgenommen wurden.
Consuln, Senatoren, Lictoren, Volk.


CHOR DES VOLKS
hinter der Scene
Die frevelnde Vestalin sterbe;
Den Göttern und Menschen verhaßt!
Daß sie uns Heil erwerbe,
Wo die Gruft sie umfaßt!

CHOR DER OBER-VESTALIN, VESTALEN UND JUNGER MÄDCHEN
im Zuge
Voll Reiz der Jugend, voll Glanz des Schönen,
Sinket sie hin zur Grabesnacht!
Götter! verzeiht den Klagetönen,
Die unser Schmerz verzeihlich macht!

CHOR DES VOLKS
auf der Bühne
Die frevelnde Vestalin sterbe;
Den Göttern und Menschen verhaßt!
Daß sie uns Heil erwerbe,
Wo die Gruft sie umfaßt!

JULIA
Lebt wohl, geliebte Schwestern!
Zur Obervestalin
Und du, mir Hochverehrte,
Versöhne durch dein Flehn das erzürnte Geschick!
Mütterlich schlug dein Herz, das warnend mich belehrte! –
Ihr zu Füßen sinkend
Segne, Mutter, dein Kind im letzten Augenblick!

OBER-VESTALIN
wehmüthig sie segnend
Mütterlich liebt' ich dich, eh' dich dein Herz bethörte!
Als Mutter segne ich mein Kind, mit Thränen im Blick!

OBERPRIESTER
feierlich zu den Vestalen
Auf entweihtem Altar der erzürnten Allreinen
Laß den Schleier der Schuld'gen erscheinen!
Der Gottheit Spruch wird dann erklärt! –
Wenn Vesta ihr verzeiht, so zeigt sich dies am Schleier!
Dann wird schnell durch himmlisches Feuer
Dies ihr Gewand entzündet und verzehrt!

Die Vestalen breiten den Schleier Julia's über den Tragaltar. Die Vestalen knieen neben dem Altar; die Mädchen, Verwandten und Matronen etwas entfernter von ihm nieder.

CHOR DER VESTALEN UND MÄDCHEN
Dich, Vesta, flehn wir an, deinen Zorn zu erweichen!
Send' uns, durch flammenden Strahl, von Erbarmung ein Zeichen!

OBERPRIESTER
den Altar beobachtend
Kein Wunder lös't den Bann, der ihren Tod begehrt!
Gerecht ward ihr das Grab bereitet!

Zu den Lictoren

Lictoren! – Zur Gruft hinab sey das Opfer geleitet.

Während Julia's folgendem Gesange werden unter des Oberpriesters Anweisung die letzten Vorbereitungen gemacht. Man läßt ein Ruhebette, ein Brod, ein Trinkgefäß in die Gruft hinab u.s.w.

JULIA
Du, den ich trostlos hier verlasse,
Freund – nie der Welt genannt! –
Reine Liebe wird für Schuld erkannt!
Doch dich lieb' ich, bis ich erblasse! –

Schauderhaft die Gruft anstarrend

Weh mir, in hoffnungslosem Schmerz
Wird dort, im nächt'gen Grabe, der Tod mein Gefährte! –
Doch von der Liebe Glut, die lebend mich verzehrte,
Flammt noch dann mein brechendes Herz! –
Dir gilt, o Freund, im letzten Augenblick,
Dir gilt der Wunsch, den ich dann sterbend nährte!
Mein letzter Seufzer noch schwebt treu zu dir zurück.

Alle Anstalten sind gemacht, und man überreicht ihr eine angezündete Lampe, mit welcher sie in die Gruft hinab steigt.

SECHSTER AUFTRITT
Die Vorigen.
Indem Julia einige Stufen schon hinunter gestiegen ist, stürzen Licinius, Cinna und ein Trupp bewaffneter Krieger aus dem Hintergrunde hervor.


LICINIUS
wild vordringend
Haltet ein, ihr Sclaven blinder Wuth!

JULIA
Seine Stimme!

LICINIUS
Mordet nicht eine schuldlose Schwache,
Als Schuld'gen treffe mich der keuschen Göttin Rache!
Nicht auf Julia, auf mir ruht Schuld unheil'ger Glut!
Laßt sie frei, und empfangt zur Versöhnung mein Blut.

Er setzt die Spitze des Schwerdts auf sein Herz.

CHOR DES VOLKS
Licinius! – Götter! –

Cinna fällt ihm in den Arm.

JULIA
Nur Mitleid ist der Grund, daß er sich schuldig spricht!
Seine Worte sind Trug! – Römer! ich kenn' ihn nicht! –

LICINIUS
Freunde! seyd Retter! –

OBERPRIESTER
Ihr Römer schützt den Staat! vertheidigt den Altar! –

LICINIUS
zu den Seinigen
Erkämpft der Unschuld Schutz und Rettung aus Gefahr!

Julia ist schnell vollends hinab gestiegen, und schon beginnen die Lictoren, die Oeffnung der Gruft mit der Steinplatte zu verschließen.
Volk und Krieger, die mit dem Trauerzuge gekommen sind, ordnen sich vor dem Grabmal zur Gegenwehr.
Licinius, Cinna und ihr Gefolge stürmen zum Angriff heran.
Plötzlich verdunkelt|sich der Himmel durch ein Gewitter, und die Scene wird nur zuweilen durch die Blitze erhellt. Die beiderseitigen Streiter mischen sich erschrocken, ohne Kampf, im Getümmel.
Licinius und Cinna steigen ins Grabmal hinunter.


ALLGEMEINER CHOR
Welches Graun! – Welch ein Wetter!
Welche Nacht sinkt schwarz herab!
Des Donnerhalls Geschmetter!
Ist's Grimm, ist's Huld der Götter,
Was ihm die Stimme gab?
Seht – der Blitze Getümmel!
Seht! der lodernde Himmel
Wird rings ein Flammengrab!

Gegen den Schluß des Chors hat sich das Gewitter verstärkt. –
Ein Strahl fährt auf den Altar herab und entzündet den Schleier, der hell auflodert und eine brennende Flamme auf dem Altar zurückläßt.


CHOR
während des letzten heftigen Schlages
Welch ein Schlag! – Helft ihr Götter! –

Das Gewitter hört auf und der Himmel erheitert sich wieder.

OBERPRIESTER
erstaunt den Altar beobachtend
O Volk! – Fülle von Glück! –
Glanzvolles Götterzeichen! –
Dies Wunder ohne Gleichen
Sendet uns das günst'ge Geschick! –
Auf Vesta's Altar flammt hell das heil'ge Feuer!

In diesem Augenblick haben Licinius und Cinna, aus dem Grabe heraufkommend, die ohnmächtige Julia wieder herauf gebracht und hören die letzten Worte des Oberpriesters.

LICINIUS UND CINNA
O Glück!

JULIA
Wo bin ich?

OBERPRIESTER
zu Julia
Ein Gott wird dein Befreier!
Er löset deinen Bann und endet deine Qual!
Mars macht Vesta's Herzen dich theuer!
Sie zerreißt deinen Ordensschleier
Und gönnt, für Glück der Liebe, deinem Wunsch freie Wahl.

JULIA
Was hör' ich? – O Wort voll Entzücken!
Neues Leben erweckt der Liebe Flammenstrahl!
Ja! nur Liebe allein kann dieses Herz beglücken!
Ewig weih' ich's dir, mein Gemahl! –

OBERPRIESTER
zur Obervestalin und den Vestalinnen auf den Tragaltar mit der neu entzündeten Flamme deutend
Eilt zurück im Triumph, ihr des Tempels Geweihte!
Daß dieser Flamme Glanz neues Glück dort verbreite!
Zu Licinius und Julia
Doch du, beglücktes Paar,
Fleuch diesen Ort der Leiden –
Und erneure den Bund an Cytherens Altar,
Der dich der Liebe weiht und den seligsten Freuden!

Die ganze Versammlung trennt und ordnet sich in zwei Züge. Der eine mit dem Oberpriester und Oberzeichendeuter an der Spitze, denen die Obervestalin und die Vestalen, den Altar mit dem heiligen Feuer tragend, und ein Theil der Priester und der Krieger nachfolgen, zieht linker Hand in die Porta Collina. –
Der andere, von Licinius, Hand in Hand mit Julia, angeführt, denen unter Cinna's Vortritt die übrigen Anwesenden folgen, zieht rechter Hand ab. Marschmusik beim Zuge.


SIEBENTER AUFTRITT
Der Schauplatz verwandelt sich in das Innere des Cirkus der Flora, in dessen Hintergrunde eine Rotunde mit dem Altar der Venus Erycina steht.

CHOR
von Cytherens und Floras Geweihten, mit Tanz
Weiht süßen Scherzen,
Schwestern / Brüder die Herzen!
Frohsinn verschöne
Cytherens Heiligthum!
Florens Geschmeide
Kränze die Freude!
Festlich ertöne
Der Liebe-Götterruhm!

Licinius, Julia, Cinna mit ihrem Gefolge sind während des Chors eingetreten und freudig empfangen worden.

JULIA
O Gefühl voll Entzücken!
Neues Leben entströmt der Liebe Götterstrahl!
Ja! nur Liebe allein kann dieses Herz beglücken!
Ewig weih' ich's dir, mein Gemahl!

CHOR DER GEWEIHTEN
Du Paar voll Lieb' und Treue!
Hier an Cytherens Altar,
Treues Paar,
Winket dir Hymens Weihe!

Die Liebenden sind zum Altar Cytherens geführt worden.

JULIA UND LICINIUS
Vor Cypris heil'gem Thron empfange Herz und Hand!

JULIA
Nur deiner Liebe will ich leben!

LICINIUS
Dies Glück belohnt mein kühnstes Streben!

BEIDE
Der Treue heil'ger Eid knüpft unser ew'ges Band!
Vor Cypris Thron empfange Herz und Hand!

SCHLUSS-CHOR
mit Tanz
Hymnen der Weihe!
Preiset Lieb' und Treue!
Dies Glück erneue
Der Erde goldne Zeit!
Dann herrscht Cythere,
Vesta's Altäre
Glühn dann zur Ehre
Schuldloser Zärtlichkeit!

Das fortwährende Ballet macht den Beschluß.

Übersetzung: Berlin, 1812, ohne Nennung des Autors

Personnages

LICINIUS, général romain
CINNA, chef de légion
LE SOUVERAIN PONTIFE
LE CHEF DES ARUSPICES
UN CONSUL
JULIA, jeune vestale
LA GRANDE VESTALE

CHOEUR

La scène est à Rome.



ACTE PREMIER

Le théâtre représente le forum. A gauche l'atrium, ou logement particulier des vestales, qui communique par une colonnade au temple de Vesta; sur le même côté et vis-à-vis l'atrium le palais de Numa et une partie du bois sacré qui l'entoure. Le fond représente le mont Palatin et les rives du Tibre.
On voit sur la place les préparatifs d'une fête triomphale. Le jour commence à peine.


SCÈNE PREMIÈRE
Licinius, Cinna.

Pendant la ritournelle, Licinius est appuyé contre une des colonnes de l'atrium; Cinna sort du bois
sacré.


CINNA
Prés de ce temple auguste à Vesta consacré,
Pourquoi Licinius devance-t-il l'aurore?
D'ennuis et de chagrin ton cœur est dévoré;
Confie à l'amitié ton secret qu'elle ignore.
Licinius veut s'éloigner.
Tu me fuirais en vain, j'accompagne tes pas.

LICINIUS
montrant l'atrium
Ces murs, ces murs sur moi ne s'écrouleront pas!
Suis-je assez malheureux!

CINNA
Toi! lorsque la victoire
A consacré ton nom au temple de mémoire;
Quand ton bras, signalé par d'immortels exploits,
De nos murs ébranlés chasse enfin les Gaulois;
Quand tu rentres vainqueur au sein de ta patrie?

LICINIUS
Eh! que me font de vains honneurs,
De stériles lauriers, d'importunes grandeurs?
Que me fait Rome entiere, et ma gloire, et ma vie?

CINNA
Quels vœux, Licinius, peux-tu former encor?
Ne vois-je pas déjà ta pompe triomphale,
Et sur ton front le laurier d'or
Attaché par les mains de la jeune vestale?

LICINIUS
Que dis-tu, malheureux?

CINNA
D'où vient que tu frémis?
Quel trouble, quel transport égarent tes esprits?

Air

Dans le sein d'un ami fidele
Tu crains d'épancher ton secret;
Tu ne me vois plus qu'à regret:
Voilà donc le prix de mon zele!
Ta réserve à mon cœur
Serait moins importune,
Si tu me cachais ton bonheur;
Mais d'un ami dans l'infortune
Je veux partager la douleur.

LICINIUS
Eh bien! partage donc mon crime et ma fureur;
Partage de mes feux la violence extrême,
Et dispute à Vesta sa prêtresse que j'aime.
Tu connais mon destin.

CINNA
Tout mon sang s'est glacé
Des plus affreux malheurs je te vois menacé.
Quel démon t'inspira cette ardeur sacrilège?

LICINIUS
Elle était pure alors. Ami, te le dirai-je?
Julia, cet objet de tendresse et d'effroi,
Par sa mere jadis fut promise à ma foi;
Mais le chef orgueilleux d'une illustre famille
Ne pouvait consentir à me donner sa fille,
Quand la gloire ignorait et ma race et mon nom?
Je volai dans les camps; ma noble ambition
Par des travaux heureux a signalé ma vie:
Vainqueur, après cinq ans je revois ma patrie,
Je m'enivre en espoir du bonheur que j'attends!
Revers cruel, affreuse destinée!
Par un pere expirant aux autels enchaînée,
Julia de l'amour a trahi les serments.

CINNA
Que je te plains!

LICINIUS
C'est trop peu de me plaindre.

CINNA
Eh! qu'esperes-tu?
LICINIUS
Rien; mais je suis las de craindre.

CINNA
Ne t'abandonne pas à ce fatal transport;
Songe aux lois, songe aux dieux que ton amour offense
Terrible est leur courroux, terrible est leur vengeance.

LICINIUS
Eh bien! je subirai mon sort.
Je connais le péril, j'ai mesuré l'abyme;
Et, pour m'arracher à mon crime,
Cinna, ton amitié ferait un vain effort.
De mes coupables feux telle est la violence,
Que des dieux même la puissance
Ne peut à mon amour opposer que ma mort.

CINNA
J'ai montré les dangers où ta fureur s'engage;
L'amour veut les braver, l'amitié les partage.

Duo

LICINIUS
Quand l'amitié seconde mon courage,
De quels périls pourrais-je être alarmé?
Repousse au loin ce funeste présage;
Vois mon bonheur, Cinna; je suis aimé!

CINNA
Puissent les dieux éloigner le présage
Oui vient saisir mon esprit alarmé!

LICINIUS
Vois mon bonheur, Cinna; je suis aimé!

LICINIUS, CINNA
Non, de ma flamme criminelle
Si de ta flamme criminelle
Rien ne peut arrêter le cours,
Cinna / O toi de tes / mes périls le compagnon fidele,
A tes hardis projets prêtera son secours
Dans mes hardis projets prête-moi ton secours.
Unis par l'amitié d'une chaîne éternelle,
A quel autre aujourd'hui pourrais-je avoir recours.
Sur la terre à moi seul tu dois avoir recours.

CINNA
Mais aujourd'hui du moins souffre que la prudence
Te rappelle ta gloire, et l'honneur qui t'attend:
Suis-moi; déja l'heure s'avance
Où tu dois en ces lieux revenir triomphant.

LICINIUS
Je la verrai, voilà mon espérance.

Ils sortent.

SCÈNE II
La Grande Vestale, Julia, Les Vestales.
Elles sortent de l'atrium, et chantent cet hymne dans le bois sacré, avant de se rendre au temple.


Hymne du Matin

LA GRANDE VESTALE
Fille du ciel, éternelle Vesta,
Répands ici tes clartés immortelles;
Conserve aux mains de tes vierges fideles
Le feu divin que ton souffle alluma.

LES VESTALES
Fille du ciel, etc.

Pendant cet hymne, Julia paraît absorbée dans la plus profonde méditation, et n'en sort que pour
s'appliquer les menaces que cet hymne renferme contre la prêtresse infidèle.


LA GRANDE VESTALE
Chaste déesse, à la seule innocence
Tu confias le soin de tes autels;
Les vœux impurs, les désirs criminels
N'osent soutenir ta présence.

LES VESTALES
Fille du ciel, etc.

LA GRANDE VESTALE
De ce lieu saint où l'univers t'adore
La vierge impie est bannie à jamais;
La flamme éteinte accuse ses forfaits;
La terre aussitôt la dévore.

LES VESTALES
Fille du ciel, etc.

LA GRANDE VESTALE
Prêtresses, dans ce jour, Rome victorieuse
Présenté à son héros le prix de la valeur:
C'est à vous qu'appartient l'honneur
De ceindre de lauriers sa tête glorieuse.
Vous verrez à vos pieds, sous ces arcs triomphaux,
Tout le peuple romain, et le sénat lui-même;
Vous verrez des consuls la majesté suprême
S'incliner devant vos faisceaux.
Allez au temple, et par des sacrifices
D'Astrée et de Janus faites des dieux propices.
Julia, demeurez.

Les vestales se rendent au temple par la colonnade qui y conduit.

SCÈNE III
Julia, la Grande Vestale.

LA GRANDE VESTALE
Pour la dernière fois,
Je viens de vos dangers vous présenter l'image,
De votre cœur ranimer le courage,
Et du devoir faire entendre la voix.
Vous portez à regret la chaîne qui vous lie,
Jusqu'au pied des autels vos regards éplorés
Attestent les chagrins dont votre ame est remplie:
Le culte de Vesta, ses mysteres sacrés,
Ne peuvent dissiper l'horreur qui vous assiege.
Un noir démon dans vos sens égarés
A versé le poison du desir sacrilege,
Et dérobe à vos yeux l'abyme où vous courez.

JULIA
Qu'exigez-vous de moi? Victime infortunée
Par la force enchaînée,
J'obéis à vos lois en pleurant sur mon sort.

LA GRANDE VESTALE
Sur la terre en est-il de plus digne d'envie?
C'est à nous que Rome confie
Du saint palladium le précieux trésor:
Les respects, les honneurs enchantent notre vie.

JULIA
à part
Et l'erreur d'un moment nous condamne à la mort.

LA GRANDE VESTALE
Dans une paix profonde,
Au sein du plus heureux séjour,
Nous recevons les hommages du monde,
Et nous bravons les dangers de l'amour.

JULIA
Hélas!

LA GRANDE VESTALE

Air

L'Amour est un monstre barbare,
Perfide ennemi de Vesta;
C'est dans les gouffres du Ténare
Que Tisiphone l'enfanta:
Par lui, de malheurs et de crimes
Ce monde impie est inondé;
Sur des tombeaux, sur des abymes
Son trône sanglant est fondé.
L'Amour est un monstre barbare,
Perfide ennemi de Vesta;
C'est dans les gouffres du Ténare
Que Tisiphone l'enfanta.

JULIA
avec effroi
Au nom des dieux, au nom de Vesta que j'adore,
Prêtresse, accordez-moi la grace que j'implore;
Souffrez que dans ces murs, cachée à tous les yeux,
Du triomphe sans moi la fête se dispose.

LA GRANDE VESTALE
Rien ne peut vous soustraire aux soins religieux
Que la loi vous impose.
C'est vous qui de Vesta, dans l'ombre de la nuit,
Surveillez la flamme éternelle;
C'est à vos pieds que le vainqueur conduit
Doit recevoir la couronne immortelle.

La grande vestale entre dans le temple.

SCÈNE IV

JULIA
seule
O d'un pouvoir funeste invincible ascendant!
C'en est fait, et des dieux je suis abandonnée.
Rebelle à mon amour, j'ai voulu vainement
Echapper à ma destinée:
J'ai voulu me priver du suprême bonheur
De voir à mes genoux Licinius vainqueur,
D'acquitter envers lui la dette de l'empire:
Déesse, à tes rigueurs cet effort doit suffire.

Air

Licinius, je vais donc te revoir;
J'entendrai de ta voix la douce mélodie;
Ton regard dans mon cœur va rallumer l'espoir;
Et du moins de ma triste vie,
Que les dieux au malheur condamnent sans retour,
J'aurai pu consacrer ce moment à l'amour.
Que dis-tu, perfide vestale? ....
Où t'emporte une erreur fatale? ....
Quel nom t'échappe en ce séjour!
Grace, dieux bienfaisants!

UNE VESTALE
sur les marches du temple
Prétresse, votre absence
Suspend le sacrifice; et déjà vers ces lieux
Du héros triomphant le char victorieux
Suit le cortege qui s'avance.

Julia entre au temple.

SCÈNE V
Julia, Licinius, Cinna, La Grande Vestale, Le Souverain Pontife, Consuls, Sénateurs, Dames Romaines, Vestales, Gladiateurs, Musiciens, Cortege Triomphal, etc.

Le cortège s'avance sur la place de divers côtés; il est précédé d'une foule de peuple qui remplit le fond de la scene. Viennent ensuite les prêtres des différents temples, à la tête desquels marchent le grand pontife, le chef des aruspices, le sénat, les consuls, les matrones, et les guerriers. Quand cette premiere partie du cortege a pris place, les vestales sortent du temple: la grande vestale porte le palladium. En sa qualité de vestale préposée à la garde du feu, on porte devant Julia un autel allumé.
Les vestales passent devant les troupes, qui leur rendent les honneurs suprêmes; le peuple s'agenouille, le sénat s'incline, les faisceaux des consuls s'abaissent devant ceux des vestales, portés par quatre licteurs: elles prennent place au sommet d'une estrade élevée près de l'atrium; les consuls et le sénat sont placés au-dessous d'elles. Le char du triomphateur paraît; il est précédé par les musiciens, les tibiaires, etc., et traîné par des esclaves enchaînés. D'autres chefs ennemis prisonniers suivent le char. Licinius est revêtu de la robe triomphale; il tient en main le bâton de commandant. Cinna marche à la tète des troupes.


Final

CHOEUR GÉNÉRAL
De lauriers couvrons les chemins;
Ornons le temple de Cybele;
Dans nos murs glorieux la paix enfin rappelle
Le vainqueur des Gaulois, le vengeur des Romains.

UN CORYPHÉE
Le trépas ou l'esclavage
Allait être le partage
Des enfants de Romulus;
Un héros à l'aigle altiere
Rend son audace premiere:
Nos ennemis sont vaincus.

CHOEUR GÉNÉRAL
De lauriers couvrons les chemins, etc.

GUERRIERS
Il est l'arbitre de la guerre,
Que son nom soit honoré!

FEMMES
Il donne la paix à la terre,
Que son nom soit adoré!

LICINIUS
sur son char
Mars a guidé nos pas aux champs de la victoire,
Nos étendards sont triomphants;
Les Romains sont encor les enfants de la gloire,
L'honneur des nations, et l'effroi des tyrans.
Des succès que leur main dispense
Rendons grace aux dieux immortels,
Et que l'encens de la reconnaissance
Brûle sur leurs autels.

Les consuls aident Licinius à descendre de son char, et le conduisent sous un trophée élevé sur la droite de l'avant-scene.

CHOEUR
Il est l'arbitre de la guerre,
Que son nom soit honoré! etc.

LA GRANDE VESTALE
à Julia
Sur le dépôt de la flamme immortelle,
Vous qui veillez dans la nuit solennelle
Qu'annonce au monde un jour si glorieux,
Consacrez, Julia, ce laurier précieux.

Elle lui remet la couronne d'or.

LICINIUS
à part à Cinna
Tu l'entends .... cette nuit .... Julia .... dans le temple ...

CINNA
à part à Licinius
Observe-toi, la foule nous contemple.

LA GRANDE VESTALE
à Julia
Au héros des Romains remettez en ce jour
Le noble prix de la victoire,
Et que pour lui le gage de la gloire
Le soit aussi de notre amour.

JULIA
prend la couronne, qu'elle passe sur le feu sacré.
Grands dieux! soutenez ma faiblesse.

LICINIUS
à part
C'est elle, ô transports pleins d'ivresse!

Pendant les cérémonies, auxquelles préside Julia, le peuple chante le chœur suivant.

CHOEUR
De Vesta chaste prêtresse,
Ornez son front radieux,
Et que nos chants d'alégresse
Portent son nom jusqu'aux cieux.

JULIA
Pendant le chœur précédent, elle traverse la scene, et monte sur l'estrade d'un pas chancelant.
Licinius s'agenouille devant elle. En lui mettant la couronne sur la tête, elle chante d'une voix altérée:


Jeune héros, de la gloire
Reçois le gage en ce jour;
Monument de ta victoire,
Qu'il le soit de notre amour.

LICINIUS
à Julia
Ecoute ... Julia ... sous ces portiques sombres ...

Ensemble

LA GRANDE VESTALE
regardant Julia
Son cœur est tourmenté;
Les pensers les plus sombres
Sur son front attristé
Ont répandu leurs ombres.

CINNA
à part à Licinius
Ton regard attristé
Trahit tes pensers sombres;
Une affreuse clarté
Peut sortir de ces ombres.

LE PONTIFE
d'un ton prophétique, et les yeux fixés sur l'autel des libations
Au sein de la clarté,
Quelles funestes ombres!
L'autel est attristé
De feux mourants et sombres.

JULIA
avec égarement
O moment redouté!
Sous ces portiques sombres
Mon œil épouvanté
Ne voit plus que des ombres.

LICINIUS
bas à Julia
Ecoute, Julia ... sous ces portiques sombres,
J'irai cette nuit même .... à la faveur des ombres,
T'arracher ....

JULIA
effrayée
Que dis-tu?

UN CONSUL
allant à Licinius
Magnanime héros,
La paix est en ce jour le fruit de vos conquêtes,
Jouissez dans son sein de vos nobles travaux,
Et comme à nos destins présidez à nos fêtes.

Julia va reprendre sa place auprès du feu sacré, et Licinius entre les deux consuls.
Les jeux, les danses, les combats de luteurs et de gladiateurs se succedent, et les vestales distribuent les prix aux vainqueurs.


LE PONTIFE
après les jeux
Peuple, cessez vos jeux; à Jupiter sauveur
Allons au Capitole immoler nos victimes,
Et des mains du triomphateur
Suspendre à son autel les dépouilles opimes.

Le cortege retourne au Capitole dans l'ordre où il est arrivé.


ACTE DEUXIÈME

Le théâtre représente l'intérieur du temple de Vesta, de forme circulaire. Les murailles sont décorées delames de feu. Le feu sacré brûle sur un vaste autel de marbre, au centre du sanctuaire. La vestale de garde a un siège ménagé dans le massif de l'autel, auquel on arrive par des gradins circulaires. Une porte de bronze occupe le fond de la scène; d'autres portes plus petites conduisent au logement particulier des vestales, et dans les autres parties du temple. Le palladium est placé sur un socle derrière l'autel.

SCÈNE PREMIÈRE
Julia, La Grande Vestale; Les Vestales.

Hymne du Soir

VESTALES
autour de l'autel
Feu créateur, ame du monde,
De la vie emblème immortel,
Que ta flamme active et féconde
Brille à jamais sur cet autel.

LA GRANDE VESTALE
en remettant à Julia la verge d'or qui sert à attiser le feu
Du plus auguste ministère,
Le signe révéré que je mets en vos mains,
Cette nuit, Julia, vous rend dépositaire
De la faveur des Dieux et du sort des Romains.
Cette heure auguste et solennelle
Vous met en présence des dieux;
Songez qu'ils puniront un soupir infidèle,
Et que ces voûtes ont des yeux.

LES VESTALES
en sortant
Feu créateur, âme du monde, etc.

SCÈNE II
Julia seule, dans l'attitude du plus profond accablement; elle s'agenouille sur les marches de l'autel, où elle reste un instant prosternée.

Air

JULIA
Toi que j'implore avec effroi,
Redoutable déesse,
Que ta malheureuse prêtresse
Obtienne grace devant toi.
Tu vois mes mortelles alarmes,
Mon trouble, mes combats, mes remords, ma douleur,
Laisse-toi fléchir par mes larmes,
Etouffe ma funeste ardeur.

Elle se lève, monte sur l'autel, et attise le feu.

Sur cet autel sacré, que ma priere assiege,
Je porte en frémissant une main sacrilege.
Mon aspect odieux
Fait pâlir la flamme immortelle:
Vesta ne reçoit point mes vœux,
Et je sens que son bras me repousse loin d'elle.

Elle parcourt la scene d'un pas égaré.

Eh bien! fils de Vénus, tu le veux, je me rends!
Où vais-je? ô ciel! quel délire
S'est emparé de mes sens! ...
Un pouvoir invincible à ma perte conspire;
Il m'entraîne, il me presse .... Arrête, il en est temps;
La mort est sous tes pas, la foudre sur ta tête ....

Avec délire

Licinius est là, je pourrais le revoir,
L'entendre, lui parler; et la crainte m'arrête! ....
Non, je n'hésite plus; l'amour, le désespoir
Prononcent mon arrêt.

Air

Suspendez la vengeance,
Impitoyables dieux!
Que le bienfait de sa présence
Enchante un seul moment ces lieux,
Et Julia, soumise à votre loi sévère,
Abandonne à votre colere
Le reste infortuné de ses jours odieux.
Le sort en est jeté, ma carriere est remplie:
Viens, mortel adoré, je te donne ma vie.

Elle ouvre la porte du temple, et va s'appuyer contre l'autel.

SCÈNE III
Julia, Licinius.

LICINIUS
au fond
Julia!

JULIA
C'est sa voix.

LICINIUS
Julia!

JULIA
L'autel tremble!

LICINIUS
Enfin je te revois!

JULIA
Dans quel temps! dans quels lieux!

LICINIUS
Le dieu qui nous rassemble
Veille autour de ces murs, et prend soin de tes jours.

JULIA
Je ne crains que pour toi.

LICINIUS
Des dangers que tu cours
J'ai repoussé l'image.
Par ce terrible effort, juge de mon courage.

JULIA
Licinius ....

LICINIUS
s'approchant
Reçois le serment que je fais;
Je vivrai pour t'aimer, te servir, te défendre.

JULIA
Au bonheur d'un instant je puis du moins prétendre.

LICINIUS
N'est-il donc point d'asile au milieu des forêts,
Sous un ciel étranger, dans quelque antre sauvage?
Dis un mot, un seul mot; d'un affreux esclavage
Je puis t'affranchir.

JULIA
Non, jamais.
Dispose de mes jours, je te les sacrifie:
Je dois compte des tiens aux dieux, à la patrie;
Et, parmi les périls qu'il m'est doux de braver,
Ta gloire est tout pour moi, je la veux conserver.

LICINIUS

Air

Les dieux prendront pitié du sort qui nous accable;
Ils ont jeté sur nous un regard favorable.
Fille du ciel, idole de mon cœur,
Sois à jamais l'arbitre de ma vie;
Un seul de tes regards est pour moi le bonheur;
Va, c'est aux immortels à nous porter envie:
Que puis-je desirer auprès de Julia?

JULIA
Auprès de celle qui t'adore,
Qui frémit de t'aimer en le jurant encore ....

LICINIUS
Vénus un jour nous unira;
C'est elle que mon cœur atteste.

JULIA
regardant l'autel
Eloigne-toi de cet autel funeste,
Le feu pâlit.

Julia monte sur l'autel, attise le feu. Licinius se retire avec frayeur dans le fond.

LICINIUS
Chaste divinité,
Dissipe un sinistre présage.
Tout mon crime, Vesta, c'est d'aimer ton image,
Et nos feux ont des tiens toute la pureté.

LICINIUS, JULIA
L'amour qui brûle dans notre âme
Ne saurait être criminel;
Nous avons épuré sa flamme
En l'allumant sur ton autel.

JULIA
La fille de Saturne entend notre priere:
De l'autel embrasé l'éclatante lumiere
Signale autour de nous la céleste faveur.

LICINIUS
Ah! je ne doutais pas d'un pouvoir que j'adore.
Quel dieu, quand Julia l'implore,
Pourrait, en l'écoutant, conserver sa rigueur!

JULIA
descend de l'autel, et s'approche de Licinius
Au bonheur je viens de renaître;
Du passé je n'ai plus qu'un faible souvenir,
Un nuage à mes yeux s'étend sur l'avenir,
Et l'instant où je suis réunit tout mon être.
Quel trouble!

Duo

LICINIUS
Quels transports!

JULIA
Je suis auprès de toi.

LICINIUS
De tes regards mon cœur s'enivre;
Sur cet autel sacré viens recevoir ma foi.

JULIA
A l'amour mon ame se livre;
Sur cet autel sacré viens recevoir ma foi

LICINIUS, JULIA
Dans l'ivresse du bien suprême,
J'oublie et la terre et les dieux.
O douce moitié de moi-même!
Le ciel est pour moi dans tes yeux.

LICINIUS
A l'amour mon ame se livre;
L'univers n'est plus rien pour moi.

JULIA
C'est pour toi seul que je veux vivre.

LICINIUS
Pour toi Licinius veut vivre.

JULIA ET LICINIUS
Sur cet autel sacré viens recevoir ma foi.

Au moment où les deux amants vont pour monter à l'autel, le feu, qui s'est affaibli par degré, s'éteint tout-à-coup, et le théâtre n'est plus éclairé que de la faible clarté qu'on peut supposer venir du dehors.

JULIA
Quelle nuit!

LICINIUS
Justes dieux!

JULIA
sur l'autel
Ma perte est assuré:
Plus d'espoir, j'ai vécu; la flamme est expirée.

LICINIUS
Que dis-tu?

JULIA
C'en est fait.

LICINIUS
Tu me glaces d'effroi.

SCÈNE IV
Les Mêmes, Cinna.

CINNA
se précipitant dans le temple.
Licinius!

JULIA
Quelle voix! ....

CINNA
Le temps presse:
Vers la premiere enceinte on entend quelque bruit;
Nous pouvons échapper dans l'ombre de la nuit;
Profitons des moments que le destin nous laisse.

LICINIUS
à Cinna
Regarde cet autel; le feu céleste est mort,
Et tu veux que je l'abandonne!

JULIA
Ta présence en ces murs, loin de changer mon sort,
Des horreurs du trépas sans espoir m'environne.

LICINIUS
à Julia, d'un ton égaré
Eh bien! suis-moi .... sortons.

CINNA
l'arrêtant
Que dis-tu, malheureux?
Tu vas creuser sa tombe.

LICINIUS
O désespoir affreux!
Julia!

CINNA
Quel délire!

Trio

JULIA
Ah! si je te suis chere,
Prends pitié de tes jours:
A ses maux étrangere,
Mon âme est tout entiere
Aux dangers que tu cours.
Au nom du saint nœud qui nous lie,
Quitte ces tristes lieux;
En t'éloignant, sauve ma vie.

LICINIUS
Dans ce temple odieux,
Je laisserais toujours ma vie.

CINNA
De ces funestes lieux
Eloignons-nous, je t'en supplie.
Viens.

Il le saisit.

LICINIUS
Moi, que je la quitte!

JULIA
Il le faut.

LICINIUS
Je ne puis.

CINNA
Un seul moment encore, elle meurt ....

LICINIUS
avec fureur, à Cinna
Je te suis.
Je n'en crois plus que mon audace.
à Julia
Mon amour t'a perdue, il doit te protéger:
Quel que soit aujourd'hui le sort qui te menace,
Je saurai t'y soustraire ou bien le partager.

CINNA
écoutant.
Les cris du peuple se font entendre en dehors.

Des sons lointains se font entendre,
Hâtons-nous de sortir.

LICINIUS
Dieux immortels, quel parti prendre?

CINNA
Fuyons.

JULIA
Fuyez.

LICINIUS
Que vas-tu devenir?

JULIA
Au nom de l'amour le plus tendre!

JULIA, LICINIUS, CINNA
Des sons lointains se font entendre,
Sortons / Sortez pour la / me défendre.

LICINIUS
Je vais te sauver, ou mourir.

Ils sortent.

SCÈNE V

JULIA
seule
Il vivra .... D'un œil ferme
Je puis de mon destin envisager l'horreur;
Mes jours étaient comptés par la douleur,
Un instant de bonheur en a marqué le terme,
Ne les regrettons pas .... On vient. Quelles clameurs!
Licinius! Grands dieux! s'il étoit .... Je me meurs.

Elle tombe évanouie sur les marches de l'autel.

SCÈNE VI
Julia, Le Souverain Pontife, Prêtres, Vestales.

Les prêtres entrent par la porte à droite, les vestales par celle de gauche. Licinius est sorti par le fond.
Le théâtre s'éclaire.


CHOEUR DE PEUPLE
en dehors
Les dieux demandent vengeance:
Deux sacrileges mortels
Ont souillé les saints autels
De leur indigne présence.

LE PONTIFE
O crime! ô désespoir! ô comble des revers!
Le feu céleste éteint! .... la prêtresse expirante!
Les dieux, pour signaler leur colere éclatante,
Vont-ils dans le chaos replonger l'univers?

Des vestales s'empressent autour de Julia.

JULIA
Eh! quoi je vis encore?

UNE VESTALE
O fille infortunée!

LE PONTIFE
Du temple de Vesta l'enceinte est profanée
Les dieux et le peuple d'accord
Poursuivent le forfait, réclament la victime.
Est-ce à vous d'expier le crime?
Répondez, Julia.

JULIA
Qu'on me mene à la mort:
Je l'attends, je la veux; elle est mon espérance,
De mes longues douleurs l'affreuse récompense:
Le trépas m'affranchit de votre autorité,
Et mon supplice au moins sera ma liberté.
Prêtre de Jupiter, je confesse que j'aime.

LE PONTIFE
Sous ces portiques saints, quel horrible blasphème!
Ainsi, du temple auguste outrageant tous les droits,
A vos vœux infidele, à vos serments parjure,
Votre cœur a trahi la plus sainte des lois.

JULIA
Est-ce assez d'une loi pour vaincre la nature?

Final

CHOEUR DE PRÊTRES
Sa bouche a prononcé l'arrêt;
La mort est due à son forfait.

Air

JULIA
O des infortunés déesse tutélaire!
Latone, écoute ma priere;
Mon dernier vœu doit te fléchir:
Daigne, avant que j'y tombe,
Ecarter de ma tombe
Le mortel adoré pour qui je vais mourir.

LE PONTIFE
Nommez ce mortel téméraire
Qui, de Vesta sur vous attirant la colere,
Dans l'enceinte sacrée osa porter ses pas.
Quel est son nom?

JULIA
Vous ne le saurez pas.

LE PONTIFE
Interprète suprême
Du céleste courroux,
Ma voix lance sur vous
Le terrible anathême.

JULIA
Le temps finit pour moi, mes jours sont effacés;
De la mort sur mon front je sens les doigts glacés.

LE PONTIFE
De ces lieux prêtresse adultere,
Préparez-vous à sortir pour jamais:
Allez dans le sein de la terre,
Allez au jour dérober vos forfaits.
Aux vestales
De son front, que la honte accable,
Détachez ces bandeaux, ces voiles imposteurs,
Et livrez sa tête coupable
Aux mains sanglantes des licteurs.

On dépouille Julia de ses ornements de vestale, qu'on lui donne à baiser.

CHOEUR GÉNÉRAL
De son front que la honte accable
Détachons / Détachez ces bandeaux, ces voiles imposteurs,
Et livrons / livrez sa tête coupable
Aux mains sanglantes des licteurs.

Le grand Pontife jette un voile noir sur la tête de Julia, qui sort escortée des licteurs, par la porte du fond;
les vestales et les prêtres sortent par les portes latérales.



ACTE TROISIÈME

Le théâtre représente le champ d'exécration, borné à gauche par la porte Colline et les remparts de Rome;
à droite par le cirque de Flore et le temple de Vénus Ericine.
On voit au fond le mont Quirinal, au sommet duquel s'éleve le temple de la Fortune.
Sur la porte du champ on lit Sceleratus ager.
On remarque sur la scene trois tombes de forme pyramidale: deux sont fermées d'une pierre noire, sur laquelle on lit en lettres d'or le nom de la vestale qu'elle renferme, et le millésime de sa mort.
La troisième, destinée à Julia, est ouverte; un escalier conduit dans l'intérieur.


SCÈNE PREMIÈRE

LICINIUS
seul et dans le plus grand désordre
Qu'ai-je vu! quels apprêts! quel spectacle d'horreur!
Mon ame s'abandonne à toute sa fureur.
Un aveugle transport me guide,
La terre frémit sous mes pas.
Allant vers la tombe ouverte
Le voilà ce gouffre homicide
Qui doit dévorer tant d'appas!

Air

Julia va mourir! .... Non, non, je vis encore,
Je vis pour défendre ses jours;
Contre des dieux cruels qu'en vain le faible implore,
L'amour, le désespoir me prêtent leur secours.

SCÈNE II
Licinius, Cinna.

LICINIUS
Cinna, que fait l'armée?

CINNA
Il n'en faut rien attendre.
On gémit, on te plaint, on n'ose te défendre.

LICINIUS
Les lâches!

CINNA
Tout le camp semble glacé d'effroi.
Mais pour mourir auprès de toi,
Je t'amene à ma suite
De guerriers et d'amis une troupe d'élite;
Rassemblés en secret sur le mont Quirinal,
De ton ordre avec eux j'attendrai le signal.

LICINIUS
O digne ami!

LICINIUS
Compte sur mon courage.
Des dangers près de toi j'ai fait l'apprentissage.

Air

Ce n'est plus le temps d'écouter
Les vains conseils de la prudence:
Mon bras, tu n'en saurais douter,
S'arme toujours pour ta défense.
Les dieux peuvent sur nous
Appesantir leur main puissante;
Mais tout l'effort de leur courroux
N'a rien dont mon cœur s'épouvante.
Il n'est pas au pouvoir du sort
De rompre le nœud qui nous lie,
Et le jour témoin de ta mort
Verra le terme de ma vie.
Mais avant de tenter un combat inégal,
Du pontife suprême invoque la puissance.

LICINIUS
De ce prêtre cruel l'aveuglement fatal
A de mon triste cœur banni toute espérance.

CINNA
Seul, il peut, détournant la colere des dieux,
Arracher la vestale au sort qu'on lui destine.

LICINIUS
Il doit se rendre ici.

CINNA
De la porte Colline
Je le vois s'avancer dans ces funestes lieux;
Je te laisse avec lui.

Il sort.

SCÈNE III
Licinius, Le Souverain Pontife, Le Chef des Aruspices.

LICINIUS
D'un sacrifice affreux
L'appareil se prépare:
Victime d'une loi barbare,
La beauté, la jeunesse est livrée aux bourreaux,
Et vivante descend dans la nuit des tombeaux.

LE PONTIFE
Tel est l'ordre des dieux.

LICINIUS
Cependant leur clémence
Peut laisser à ta voix désarmer leur vengeance.
Je viens pour Julia réclamer ton appui.

LE PONTIFE
Quoses-tu demander, quand l'état aujourd'hui,
Quand le salut de Rome exige une victime?

LICINIUS
Le salut des états ne dépend pas d'un crime.

LE PONTIFE
Ces tristes monuments te disent que jamais
Vesta n'a pardonné de semblables forfaits.

LICINIUS
Romulus en naissant bravait ta loi fatale;
Mars lui donna le jour au sein d une vestale.

LE PONTIFE
Julia doit mourir.

LICINIUS
Elle ne mourra pas.

LE PONTIFE
Les dieux demandent son trépas:
Qui pourrait s'opposer à leur ordre suprême?
Qui pourrait à leurs coups la soustraire?

LICINIUS
Moi-même.

LE PONTIFE
Téméraire, quel crime oses-tu concevoir?

LICINIUS
Connais-moi tout entier, connais mon seul espoir.
Je suis sou amant, son complice;
Et je dois l'arracher ou la suivre au supplice.

LE PONTIFE
Tu périras sans la sauver:
Contre un pouvoir divin, que tu prétends braver,
Ta gloire est une arme frivole.
La roche Tarpéienne est près du Capitole.

Duo

LICINIUS
C'est à toi de trembler:
Dans ma juste colere,
Mon bras peut ébranler
Ton autel sanguinaire.

LE PONTIFE
C'est à toi de trembler;
Le ciel a son tonnerre.

LICINIUS
Si Julia périt, redoute mes transports.

LE PONTIFE
Les dieux arrêteront tes criminels efforts.

LICINIUS
J'ai des amis que ma fureur anime:
Nous couvrirons ces champs de morts,
Et nous sauverons la victime.

LE PONTIFE
Tremble, tremble, tes vains efforts
Ne sauveront pas la victime.

Ensemble

LICINIUS
C'est à toi de trembler.
Dans ma juste colere,
Mon bras peut ébranler
Ton autel sanguinaire.
Si Julia périt, redoute mes transports:
Je veux qu'un horrible hécatombe
Signale ces moments affreux,
Et j'immolerai sur sa tombe
Toi, tes prêtres cruels, et moi-même après eux.

LE PONTIFE
C'est à toi de trembler:
Ta fureur téméraire
Ne saurait m'ébranler;
Le ciel a son tonnerre.
Les dieux arrêteront tes criminel efforts:
Ils ont accepté l'hécatombe;
Et, pour satisfaire à tes vœux
Bientôt ici sur cette tombe
Tes amis périront, et toi-même avec eux.

Licinius sort.

SCÈNE IV
Le Souverain Pontife, L'aruspice.

L'ARUSPICE
Différons, croyez-moi, l'instant du sacrifice.
Il est puissant, vainqueur ....

LE PONTIFE
Vénérable aruspice,
Reposez-vous sur moi du soin religieux
D'arrêter les efforts d'un jeune furieux.

L'ARUSPICE
Du peuple et des soldats si la foule égarée ....

LE PONTIFE
De nos divins autels la gloire est assurée.
Suivons notre devoir, et laissons faire aux dieux.

SCÈNE V
Julia, La Grande Vestale, Les Précédents, Peuple, Prêtres, Soldats, Dames Romaines, Jeunes Filles, Vestales, Consuls, etc.

Julia, conduite par des licteurs, est entourée par ses parents el par un chœur de jeunes filles. On porte devant elle un autel éteint. Les vestales portent les ornements de la vestale condamnée.


CHOEUR DE PEUPLE
pendant la marche du cortège
Périsse la vestale impie
Objet de la haine des dieux;
Que son trépas expie
Son forfait odieux!

CHOEUR DE JEUNES FILLES ET DE VESTALES
Tant de jeunesse, tant de charmes
Vont périr au sein des douleurs.
Dieux cléments! pardonnez les larmes
Que nous arrachent ses malheurs.

JULIA
Aux vestales, à la grande vestale
Adieu, mes tendres sœurs. O vous que je révere,
Du ciel en ma faveur désarmez le courroux;
A mes derniers moments tenez-moi lieu de mère;
Bénissez votre fille embrassant vos genoux.

Elle tombe à ses pieds.

LA GRANDE VESTALE
Ah! je le sens, pour toi j'ai le cœur d'une mere,
Et je bénis ma fille embrassant mes genoux.

JULIA
Plus heureuse, à présent, je puis quitter la terre.

Après ce mouvement, les licteurs séparent Julia de ses compagnes.

LE PONTIFE
auprès de l'autel de Jupiter, où il fait des libations
De Jupiter auguste sœur,
Vesta, déesse protectrice,
Ecoute nos chants de douleur,
Et que le sacrifice
Qu'exige ta justice
Soit le garant de ta faveur.

CHOEUR GÉNÉRAL
Ecoute nos chants de douleur, etc.

JULIA
sur le devant
Le désespoir, la honte, un supplice effroyable,
Dieux immortels, voilà mon sort!
Du sein de ces tombeaux quelle voix lamentable
M'appelle au séjour de la mort?

CHOEUR GÉNÉRAL
Périsse la vestale impie,
Objet de la haine des dieux, etc.

JULIA
Un peuple entier demande que j'expire,
Et presse les tourments qui me sont destinés;
Ma mort importe au salut d'un empire;
Eteignons sans regrets mes jours infortunés.

Air

Toi que je laisse sur la terre,
Mortel que je n'ose nommer,
Tout mon crime fut de t'aimer,
Et la mort ne peut m'y soustraire.
Hélas! dans ces moments d'horreur,
Autour de mon tombeau quand mon ame est errante,
De mon fatal amour la flamme dévorante
Brûle encor au fond de mon cœur.
Des dieux la justice offensée
En vain s'éleve contre moi;
Je t'adresse, en mourant, ma derniere pensée,
Et mon dernier soupir s'exhale encor vers toi.

Pendant cet air, on fait les préparatifs du supplice: on descend dans la tombe un lit, un vase de lait, etc.

CHOEUR DE FEMMES
Tant de jeunesse, tant de charmes,
Vont périr au sein des douleurs, etc.

LE PONTIFE
Dieux de cet empire,
Par un forfait outragés,
Que votre courroux expire;
Vous allez être vengés.

Aux vestales

Sur l'autel profané de la chaste déesse
Que le voile de la prêtresse
Soit suspendu dans ce moment;
Et si Vesta pardonne à son erreur funeste,
Aussitôt la flamme céleste
Va consumer l'indigne vêtement.

Les vestales vont placer la robe sur l'autel; tous les yeux y restent fixés.

CHOEUR DE FEMMES
Vesta, nous t'implorons pour la vierge coupable;
Fais briller à nos yeux ta clarté secourable.

Il se fait un long silence.

LE PONTIFE
remettant à Julia une lampe allumée
Les dieux ont prononcé ton juste châtiment,
La mort doit expier le crime.
Licteurs, dans son tombeau descendez la victime.

JULIA
sur les marches du souterrain
Adieu .... tout! …

SCÈNE DERNIÈRE
Les Mêmes, Licinius, Cinna, Soldats.
Ils se précipitent du mont Quirinal.


LICINIUS
Arrêtez, ministres de la mort!

JULIA
appuyée sur la balustrade qui entoure sa tombe, une partie du corps en terre
C'est sa voix!

LICINIUS
Vous allez immoler l'innocence.
C'est moi qui de Vesta mérite la vengeance:
Je suis seul criminel, ordonnez de mon sort.

CHOEUR
Licinius! ô dieux!

LICINIUS
C'est moi de qui l'audace
Secondant un aveugle amour,
De Vesta, dans la nuit, profana le séjour:
La prêtresse qu'ici votre courroux menace,
Julia, n'eut point part au crime de mes feux.
Qu'elle vive, et mon sang va couler à vos yeux.

Il appuie un glaive sur sa poitrine.

JULIA
Le courage toujours à la pitié s'allie:
Pour suspendre ma mort, il brave le trépas;
Mais à ma faute en vain ce héros s'associe;
Il vous trompe, Romains; je ne le connais pas.

LICINIUS
avec fureur
Tu ne me connais pas!

CHOEUR DE PRÊTRES
Le forfait les rassemble;
Qu'ils périssent ensemble.

CHOEUR DE GUERRIERS
C'est un héros, c'est notre appui.
Avant que du vengeur de Rome
La perte à nos yeux se consomme,
Nous périrons tous avec lui.

CHOEUR DE PRÊTRES ET DE PEUPLE
Le forfait les rassemble;
Qu'ils périssent ensemble.

LE PONTIFE
au peuple
Romains, de vos autels soyez les défenseurs.

LICINIUS
aux siens
De l'innocence, amis, soyez les protecteurs.

CHOEUR DE PRÊTRES
Qu'elle meure!

LICINIUS
Tremblez!

JULIA
De cette lutte impie
Prévenons les dangers en terminant ma vie.

Elle descend dans le souterrain, dont les licteurs ferment aussitôt l'ouverture.
Au même moment le peuple et les soldats qui tiennent pour le grand-prêtre se rangent devant l'entrée du
souterrain, et se préparent à recevoir les soldats de Licinius.


LICINIUS
aux siens
Suivez-moi, compagnons.

Au moment où l'on se prépare à en venir aux mains, le ciel s'obscurcit tout-à-coup; la foudre gronde avec fracas; la scene n'est plus éclairée que du feu des éclairs.

CHOEUR GÉNÉRAL
O terreur! ô disgrâce!
La nuit couvre ces lieux;
La foudre nous menace:
Est-ce justice ou grace
Que vont faire les dieux?
Effroyables tempêtes!
L'air brûlant sur nos tètes
Roule en torrents de feux.
O terreur! ô disgrace, etc.

Les soldats, qui ne se voient plus, et qui sont glacés d'effroi, se mêlent sans combattre.
Licinius et Cinna descendent dans la tombe, et à la fin de la derniere partie du chœur, le fond du théâtre s'ouvre dans sa partie élevée, et laisse voir un volcan de feu d'où la foudre s'échappe et vient embraser sur l'autel la robe de la prêtresse. Le feu reste allumé.


LE PONTIFE
Soldats, peuple, arrêtez!
Quel ravissant spectacle!
Le ciel, par un miracle,
Manifeste ses volontés.
Licinius et Cinna ont ramené sur le devant de la scène Julia évanouie; elle reprend insensiblement
ses esprits.

Voyez sur cet autel la flamme étincelante.

LICINIUS ET CINNA
O ciel!

JULIA
Où suis-je? et qu'est-ce que je vois?

LE PONTIFE
Une déesse bienfaisante,
Révoque en ce moment ses rigoureuses lois;
Mars a désarmé sa colere,
Et Vesta d'une chaîne austere
Délivre sa prêtresse, et couronne ton choix.

JULIA ET LICINIUS
Qu'entends-je? quel espoir!

LE PONTIFE
Sa puissance divine
Vous dérobe l'aspect de ces funestes lieux:
Le temple du pardon va s'ouvrir à vos yeux;
Adorez Vénus Erycine.

Le pontife s'éloigne, et les vestales sortent avec lui, emportant le feu sacré.

Le théâtre change, et représente le cirque de Flore et le temple de Vénus Erycine.

PRÊTRESSES DE VÉNUS
Mortels, renaissez au bonheur;
Parez-vous des fleurs les plus belles:
Vénus de deux amants fideles
En ce jour couronne l'ardeur.

JULIA
O clémence infinie!
Le flambeau de mes jours vient de se rallumer;
Je reçois de l'amour nue nouvelle vie,
à Licinius
Et je la reçois pour t'aimer.

LES PRÊTRESSES DE VÉNUS
conduisant Julia à l'autel
Amante fortunée,
Consacrez vos serments aux autels d'Hyménée.

Duo du deuxième acte

JULIA
à Licinius
Sur cet autel sacré, viens recevoir ma foi.

LICINIUS
De tes regards mon cœur s'enivre;
L'univers est changé pour moi.

JULIA
C'est pour toi seul que je veux vivre;

LICINIUS, JULIA
Sur cet autel sacré, viens recevoir ma foi.

CHOEUR FINAL
L'espoir est rentré dans notre ame;
Nos prieres, nos pleurs ont appaisé les dieux:
Vesta sur son autel a rallumé la flamme
Qu'elle conserve dans les cieux.

La pièce se termine par des jeux et des danses analogues an culte de Vénus Erycine, dans lesquelles on célebre l'hymen de Licinius et de Julia.

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Partitur

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