Suor Angelica

Suor Angelica

Libretto

Giovacchino Forzano

Uraufführung

14. Dezember 1918, New York (Metropolitan Opera)

Besetzung

SCHWESTER ANGELICA (Sopran)
DIE FÜRSTIN, ihre Tante (Alt)
Die ÄBTISSIN (Mezzosopran)
DIE NOVIZIN-LEHRMEISTERIN (Mezzosopran)
DIE SCHWESTER EIFRERIN (Sopran)
SCHWESTER GENOVEVA (Sopran)
SCHWESTER OSMINA (Sopran)
SCHWESTER DOLCINA (Mezzosopran)
SCHWESTER PFLEGERIN (Sopran)
DIE ALMOSENSUCHERINNEN (Mezzosopran)

Schwestern, Novizinnen

Ort

Zeit

gegen Ende des 17. Jahrhunderts

Puccini, Giacomo

Puccini, Giacomo (Antonio Domenico Michele Secondo Maria)
22.12.1858 Lucca - 29.11.1924 Brussel


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Le Villi (31.5.1884 Milano)
Le Villi [rev] (26.12.1884 Torino)
Edgar (21.4.1889 Milano)
Edgar [rev] (28.2.1892 Ferrara)
Manon Lescaut (1.2.1893 Torino)
La Bohème (1.2.1896 Torino)
Tosca (14.1.1900 Roma)
Madama Butterfly (17.2.1904 Milano)
Madama Butterfly [rev] (28.5.1904 Brescia)
Edgar [rev 2] (8.7.1905 Buenos Aires)
Madama Butterfly [rev 2] (10.7.1905 London)
Madama Butterfly [rev 3] (28.12.1905 Paris)
La fanciulla del West (10.12.1910 New York)
La rondine (27.3.1917 Monte Carlo)
Il trittico (14.12.1918 New York):
- Il tabarro
- Suor Angelica
- Gianni Schicchi
Turandot [inc} (25.4.1926 Milano)
rev = Bearbeitung / inc = Fragment



EINZIGER AKT
Schwester Angelica lebt seit sieben Jahren in einem abgelegenen, streng geführten Kloster, in das sie ihre unbarmherzigen Verwandten wegen eines Fehltritts gesperrt haben. Angelicas Eltern sind vor zwanzig Jahren gestorben und haben ihre Kinder der Fürstin, einer Schwester der Mutter Angelicas, anvertraut. Diese, eine unnachsichtige Frau, kommt jetzt ins Kloster, um Angelica zum Verzicht auf ihr Familienerbe zugunsten ihrer jüngeren Schwester Anna Viola zu bewegen. Als Angelica von der Fürstin erfährt, dass ihr Sohn, ohne dass man sie benachrichtigt hat, gestorben ist, bricht sie zusammen und unterschreibt. Die Tante entfernt sich ohne ein Wort. Angelica ist verzweifelt und vergiftet sich, bittet aber sterbend um ein Gnadenzeichen: Visionär sieht sie die Gottesmutter mit ihrem Kind. Engelsstimmen ertönen, die der verzückten Angelica, die ihr Kind in die Arme nehmen will, verzeihen.


--> Highlights
In un monastero, sul finire del XVII secolo. Mentre le campane rintoccano, suor Angelica attraversa il chiostro e raggiunge le consorelle raccolte in preghiera nella piccola chiesetta. All’uscita dalla funzione, la zelatrice punisce due converse giunte in ritardo; non Angelica, che ha fatto umilmente atto di contrizione. Poco per volta escono allo scoperto le dure regole della vita di clausura, fatta di privazioni e umiliazioni, come quella che tocca poco dopo a suor Osmina, rea di aver tenuto due rose nelle maniche e costretta a rinchiudersi in cella. Ma ci sono anche giovani monache, come Genovieffa (“O sorelle, sorelle, io voglio rivelarvi”) capaci di entusiasmarsi alla vista di un raggio del sole che getta una luce dorata sull’acqua della fonte. La maestra spiega alle novizie che, per via degli orari rigidi di uscita dal coro, solo per tre sere di maggio le suore possono vedere il tramonto. Le monache si rendono allora conto che è passato un anno dalla morte di una sorella, e Genovieffa le invita a portare sulla tomba un secchiello d’acqua di fonte, pensando che l’estinta lo gradirebbe. Angelica le ricorda che i morti non coltivano desideri, ma hanno finalmente trovato la pace (“I desideri sono i fiori dei vivi”). Genovieffa, che pascolava le pecore prima di entrare in convento, desidera vedere un agnellino (“Soave Signor Mio”), mentre suor Angelica, interpellata, dichiara di non avere desideri. Mente, affermano le suorine, e narrano sottovoce quanto sanno sul suo conto: di origine nobile, ella vive da sette anni in clausura senza aver notizie della famiglia, che l’ha rinchiusa in convento per punizione, e vorrebbe aver notizie dei suoi parenti. Il pettegolezzo viene interrotto dalla suora infermiera, che ottiene da Angelica, che «ha sempre una ricetta buona fatta coi fiori», un rimedio a base di erbe per suor Chiara, punta dalle vespe. Rientrano poi le cercatrici portando buone provviste, che scatenano la gola di suor Dolcina. Mentre tutte beccano un tralcetto di ribes, la cercatrice descrive una ricca berlina parcheggiata fuori del parlatorio: subito Angelica viene colta dall’ansia, che cresce sinché la campanella annuncia una visita. Le monachelle sperano che sia un loro parente, ma Genovieffa si rivolge ad Angelica, che se ne sta tormentata in un angolo, e a nome di tutte le augura che sia quella visita che attende da tanti anni. La badessa chiama l’affannata protagonista al parlatorio, invitandola a calmarsi; poi la vecchia zia principessa entra, e con atteggiamento altero comunica alla nipote che è venuta a farle firmare una carta per dividere il patrimonio da lei amministrato dopo la morte dei genitori. Angelica invoca la sua clemenza, ma la zia prosegue implacabile, spiegandole che l’atto serve alla sorella minore che sta per sposarsi, nonostante il disonore che Angelica ha gettato sulla casata, procreando un figlio al di fuori del matrimonio. Spiega poi all’infelice madre che, quando si raccoglie in preghiera, le riserba un solo pensiero: che abbia a espiare la colpa commessa (“Nel silenzio di quei raccoglimenti”). Ma Angelica, affranta, è tormentata dal desiderio di conoscere la sorte di quel figlio che le è stato strappato: prima di uscire la vecchia, rimamanendo impassibile com’era entrata, le rivela che è morto di una malattia incurabile. Angelica dà sfogo allora a tutta la sua atroce disperazione (“Senza mamma”), e sogna il figlio in ogni luogo. Non le resta che preparare una pozione di erbe velenose per togliersi la vita e dare addio al piccolo mondo che l’ha ospitata per sette anni. Ma all’improvviso si pente del suo gesto: mentre sta per spirare le appare, come in una visione, la Vergine, che spinge un bambino verso di lei, in segno di perdono.
--> Highlights


Aus Gründen des Copyrights darf dieses Libretto leider noch nicht veröffentlicht werden.

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Partitur

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