Il matrimonio segreto

Il matrimonio segreto

Dramma giocosa per musica in zwei Akten

Libretto

Giovanni Bertati

Uraufführung

7. Februar 1792, Wien (Burgtheater)

Besetzung

GERONIMO, ein Kaufmann (Bass)
FIDALMA, seine Schwester, Witwe (Alt)
ELISETTA, seine Tochter (Mezzosopran)
CAROLINA, seine Tochter (Sopran)
GRAF ROBINSON (Bariton)
PAOLINO, Gehilfe bei Geronimo (Tenor)

Ort

Bologna

Zeit

um 1780

Cimarosa, Domenico

Cimarosa, Domenico
17.12.1749 Aversa, (Napoli) - 11.1.1801 Venezia


Bühnenwerke
mit Datum/Ort der Uraufführung:

Le stravaganze del conte [Le magie di Merlina e Zoroastro; Le pazzie di Stelladaura e Zoroastro] (1772 Napoli)
La finta parigina (1773 Napoli)
I sdegni per amore (1.1776 Napoli)
I matrimoni in ballo (1776 Napoli)
La frascatana nobile [La finta frascatana] (1776 Napoli)
I tre amanti [Le gare degl'amanti] (1777 Roma)
Il fanatico per gli antiche romani (1777 Napoli)
L'Armida immaginaria (1777 Napoli)
Gli amanti comici, o sia La famiglia in scompiglio [Il matrimonio in commedia; La famiglia stravagante, ovvero Gli amanti comici] (1778? ?Napoli; 1796 Crema)
Il ritorno di Don Calandrino [Armidoro e Laurina] (1778 Roma)
Le stravaganze d'amore (1778 Napoli )
Il matrimonio per industria (1778? Napoli?) [?]
La contessina (1778 Bologna) [?] [+ G. Astaritta, F.L. Gassmann]
Il matrimonio per raggiro [La donna bizzarra] (1778/9? Roma?; 1798 Napoli)
L'italiana in Londra [La virtù premiata] (28.12.1778 Roma)
La Circe (1779 Roma)
L'infedeltà fedele (1779 Napoli)
Le donne rivali (1780 Roma) [et al.]
Cajo Mario (1780 Roma)
I finti nobili (1780 Napoli)
Il falegname [L'artista] (1780 Napoli)
L'avviso ai maritati (1780? ?Napoli) [?]
Il pittor parigino [Le brame deluse] (4.1.1781 Roma)
Alessandro nell'Indie (1781 Roma)
L'amante combattuto dalle donne di Punto [La biondolina; La giardiniera fortunata] (1781 Napoli)
Giunio Bruto (1781 Verona)
Il capriccio drammatico (1781? Torino?; 1794 London)
Giannina e Bernardone [Il villano geloso] (11.1781 Venezia)
Il convito [Der Schmaus] (27.12.1782 Venezia)
L'amor costante [Giulietta ed Armidoro] (1782 Roma)
L'eroe cinese (13.8.1782 Napoli)
La ballerina amante [L'amante ridicolo] (1782 Napoli)
I due baroni di Rocca Azzurra [Dve nevesty; I due baroni; La sposa in contrasto; Il barone deluso] (1.1783 Roma)
La villana riconosciuta [La villanella rapita] (1783 Napoli)
Oreste (13.8.1783 Napoli )
Chi dell'altrui si veste presto si spoglia [Nina e Martuffo] (1783 Napoli)
Il vecchio burlato (1783 Venezia) [?]
I matrimoni impensati [La bella greca] (1784 Roma)
L'apparenza inganna, o sia La villeggiatura (1784 Napoli)
La vanità delusa [Il mercato di Malmantile] (1784 Firenze)
L'Olimpiade (10.7.1784 Vicenza)
I due supposti conti, ossia Lo sposo senza moglie [Lo sposo ridicolo] (10.10.1784 Milano)
Artaserse (26.12.1784 Torino)
Il barone burlato [rev. Il pittor parigino] (1784 Napoli) [+ F. Cipolla]
Il marito disperato [Il marito geloso; Die bestrafte Eifersucht] (1785 Napoli)
Li finti conti (1785 Torino)
I fratelli papamosche (1785 Torino)
Le statue parlante (1785 Correggio)
La donna sempre al suo peggior s'appiglia (1785 Napoli)
Il credulo [La baronessa stramba; Il credulo deluso] (1786 Napoli)
Le trame deluse[L'amor contrastato; Li raggiri scoperti] (1786 Napoli)
L'impresario in angustie [Die theatralischen Abenteuer] (1786 Napoli)
La baronessa stramba (1786 Napoli N) [rev. I matrimoni in ballo] [Il credulo]
Gli amanti alla prova (1786 Napoli)
L'impostore punito (1786/7 Torino)
Volodimiro (1787 Torino)
Il fanatico burlato [La burla felice; Der adelsüchtige Bürger] (1787 Napoli)
La felicità inaspettata (3.1788 St Peterburg)
La vergine del sole (1788? ?St Peterburg ; 6.11.1789 St Peterburg)
La scuffiara (1788) [?]
La Cleopatra [Cleopatra e Marc'Antonio] (8.10.1789 St Peterburg)
Il matrimonio segreto (7.2.1792 Wien)
Sophie et Dorval [rev. Il matrimonio segreto] ()
Il matrimonio per susurro ()
La calamità dei cuori (1792/3 Wien)
Contrattempi (1793 Bonn)
Amor rende sagace (1.4.1793 Wien)
I traci amanti [Il padre alla moda, ossia Lo Sbarco di Mustanzir Bassà; Gli turchi amanti; Les amants turcs](19.6.1793 Napoli)
Le astuzie femminili (26.8.1794 Napoli)
La pupilla astuta (1794 Napoli)
La serva innamorata (1794 Napoli)
Penelope (1795 Napoli)
Le nozze in garbuglio (1795 Messina)
L'impegno superato (1795 Napoli)
I nemici generosi [Il duello per complimento] (26.12.1795 Roma)
La finta ammalata (1796 Lisboa)
Gli Orazi ed i Curiazi (26.12.1796 Venezia)
La morte di Assalonne [rev. Gli Orazi ed i Curiazi] (? Firenze)
Achille all'assedio di Troja (1797 Roma)
L'imprudente fortunato (2.1797 Roma V)
Artemisia regina di Caria (1797 Napoli)
Attilio Regolo (1797 Reggio)
Le nozze di Lauretta (1797? Torino)
L'apprensivo raggirato (1798 Napoli)
Il secreto (1798 Torino)
Semiramide (1799 Napoli)
Il conte di bell'amore ()
L'arte contro l'arte (1800 Alexandria)
Artemisia (carn.1801 Venezia )
Il nuovo podestà (1802 Bologna)
Tiro Vespasiano (1821 Lisboa)
La discordia fortunata () [
L'ajo nell'imbarazzo ()
Le donne vendicate ()
Il cavalier del dente ()
La Molinara (inc)
rev = Bearbeitung / inc = Fragment



Die heimliche Ehe



ERSTER AKT
Der reiche Geronimo erhofft sich für seine Töchter adlige Schwiegersöhne. Carolina, seine jüngere Tochter, liebt einen Angestellten ihres Vaters, Paolino, und hat ihn heimlich geheiratet, in der Hoffnung, nachträglich den Segen ihres Vaters zu bekommen, wenn dieser Elisetta, die ältere Tochter, mit dem Grafen zusammengibt. Der adlige Schwiegersohn wird erwartet. Er ist mit Paolino bekannt und fördert ihn. Elisetta ist, im Gegensatz zu ihrer Schwester, hochmütig und spielt bereits die Gräfin. Als der Graf eintrifft, will er nichts mehr von der eitlen Elisetta wissen und ist von Carolina begeistert. Kompliziert wird die Angelegenheit, als Fidalma erklärt, sie wolle bald Paolino heiraten.

ZWEITER AKT
Geronimo ist mit der Absicht des Grafen, Carolina zu heiraten, einverstanden, nicht jedoch Ellsetta, die ihrer Schwester heftige Vorwürfe macht. Carolina und Paolino wissen nicht, was sie tun sollen, und wollen Fidalma in alles einweihen. Diese aber fasst Paolinos ungeschickten Versuch, die Lage zu klären, als Antrag für sich auf und ist begeistert. Da kommt plötzlich Carolina dazwischen. Fidalma, die ihre Absichten gestört sieht, verlangt von ihrem Bruder, Carolina in ein Kloster zu schicken, um sie von ihrem angeblichen Verlobten fernzuhalten. Geschehe das nicht, werde sie ihr Vermögen aus der Firma ziehen. Carolina und Paolino wissen nicht mehr weiter und wollen in der nächsten Nacht fliehen. Spät abends geht Paolino in das Zimmer seiner Frau, um ihr beim Packen zu helfen. Dies bemerkt die eifersüchtige Elisetta und ruft Tante und Vater herbei. Als der Graf ahnungslos aus seinem Zimmer kommt, erkennen alle ihren Irrtum. Carolina und Paolino, die bei ihren Fluchtvorbereitungen überrascht werden, gestehen ihre heimliche Ehe. Weil sich jedoch der Graf endlich bereiterklärt, Elisetta zu heiraten, wird Carolina und Paolino verziehen. Alles endet in Harmonie.
The Secret Marriage

ACT I
Geronimo, a wealthy and deaf Bolognese merchant, has two daughters, Elisetta and Carolina, and a sister, Fidalma, who runs the house. Fidalma loves Paolino without realizing that he has been secretly married to Carolina.
Elisetta is to marry Count Robinson, but when he arrives, he falls in love with her sister. Carolina fails to dissuade him. Geronimo remains oblivious.

ACT II
Geronimo agrees to the count's marriage to Carolina. Paolino is distraught and approaches Fidalma for help. She interprets his pleas as a proposal, causing Paolino to faint into her arms.
Naturally, Carolina enters to see Fidalma cradling the young man and she is only just won round by her husband's protestations of love. The count, endeavouring to distance Elisetta from him, behaves apallingly. Carolina and Paolino try to run off together, but are caught by Elisetta who, assuming the man to be her count, summons the others.
The plot is then unravelled, Geronimo blesses the marriage of Paolino and Carolina, and the count agrees to honour his obligation to Elisetta.
Rispetto ai vari precedenti, il libretto di Bertati comporta una semplificazione e un adeguamento alla tradizione dell’opera comica italiana. Il matrimonio segreto è quello contratto da un giovane di negozio (Paolino) con la figlia del padrone (Carolina). Il padre Geronimo, ricco mercante, smania di maritare le due figlie ad altrettanti titolati, cominciando dalla primogenita (Elisetta), per la quale ha già combinato le nozze con il conte Robinson dietro promessa di una lauta dote. Può dunque annunciare tutto trionfante alla famiglia l’accordo concluso (“Udite, tutti udite”) e rassicurare Carolina che anche per lei arriverà il momento di sposare un aristocratico. Giunge frattanto il conte Robinson e subito lascia intendere di essere più attratto da Carolina che dalla sposa, suscitando lo sconcerto degli astanti (quartetto “Sento in petto un freddo gelo”). Riesce poi a rimanere per qualche tempo solo con la prediletta fra le due sorelle e ne approfitta per avanzare proposte di matrimonio. Nell’intento di scoraggiarlo, Carolina gli dice di essere una ragazza semplice, per nulla interessata alla nobiltà e alla bella vita (“Perdonate, signor mio”). Il conte non si perde d’animo e rinnova poco dopo le avances , ma viene questa volta sorpreso da Elisetta, che grida al tradimento e chiama a soccorso tutta la gente di casa. In un colloquio privato con Geronimo, il conte dichiara di non voler rispettare l’impegno preso, ma si dice pronto a rinunciare a metà della dote se in cambio di Elisetta potrà sposare Carolina. L’idea di un così consistente risparmio calma la furia del vecchio e spiana la strada a un nuovo accordo (duetto “Se fiato in corpo avete”). La novità viene appresa con sgomento dai due sposi segreti, anche perché Paolino aveva sperato proprio nell’aiuto del conte, suo antico padrone, per svelare a Geronimo l’unione contratta con la figlia. Nasce poi un altro intoppo: Fidalma, zia delle ragazze, vedova in cerca di nuovo marito, ha messo gli occhi su Paolino e in seguito a un equivoco si è convinta che egli ricambi il suo interesse. La situazione sembra precipitare. Paolino convince Carolina a tentare con lui la fuga di casa (“Pria che spunti in ciel l’aurora”). Fidalma ed Elisetta convincono invece Geronimo a mandare Carolina in un ‘ritiro’ e a insistere perché il conte mantenga il primo impegno. Si farà tutto il giorno dopo. È notte e ognuno va nella propria stanza, ma nessuno dorme davvero: Paolino e Carolina si apprestano a fuggire, quando un rumore li fa indietreggiare; Elisetta crede che il conte e la sorella si siano chiusi in camera e chiama a testimoni padre e zia; il conte si sente accusato ed esce a chiederne conto. L’andirivieni sfocia nella scoperta dei due sposi, che finalmente rivelano a Geronimo il loro segreto. A quel punto il conte accetta di sposare Elisetta e intercede in favore di Paolino e Carolina. Lo stesso fanno Elisetta e Fidalma, fino a che la collera di Geronimo cede il passo al perdono e all’allegria generale.

Personaggi:
GERONIMO, ricco mercante, padre di Elisetta e Carolina (Basso comico)
ELISETTA, figlia maggiore, promessa sposa al Conte Robinson (Soprano)
CAROLINA, figlia minore, sposa segreta di Paolino (Soprano)
FIDALMA, sorella di Geronimo, vedova (Mezzo-Soprano)
IL CONTE ROBINSON (Baritono)
PAOLINO, giovine di negozio di Geronimo (Tenore)



ATTO PRIMO

SCENA PRIMA
Sala, che corrisponde a vari appartamenti. Paolino e Carolina

PAOLINO
Cara, non dubitar;
Mostrati pur serena:
Presto avrà fin la pena
Che va a turbarti il cor.

CAROLINA
Caro, mi fai sperar;
Mi mostrerò più lieta:
Ma sposa tua segreta
Nasconderò il dolor.

PAOLINO
Forse ne sei pentita?

CAROLINA
No, sposo mio, mia vita.

PAOLINO
Dunque perchè non mostr
Il tuo primier contento?

CAROLINA
Perchè vieppiù pavento
Quello che può arrivar.
Se m'ami, deh! t'affretta
L'arcano a palesar.

PAOLINO
Sì, sposa mia diletta.
Ti voglio consolar.

PAOLINO, CAROLINA
Se amor si gode in pace,
Non v'è maggior contento;
Ma non v'è ugual tormento,
Se ognor s'ha da tremar.

CAROLINA
Lusinga, no, non c'è. La nostra unione
Lungo tempo segreta
Non può durar e se si scopre avanti
Di quel che ha da scoprirsi,
Quale schiamazzo in casa,
Qual bisbiglio di fuori, o sposo amato!
Nè un trasporto d'amor sarà scusato.

PAOLINO
Dici il ver: vedo tutto.

CAROLINA
Il padre mio
E' un uom rigido, è ver, ma finalmente
E' d'un ottimo cor. In sulle furie
Monterà al primo istante
Che saper gliel farai:
Ma dopo qualche dì, certa poi sono
Che pien d'amor ci accorderà il perdono.

PAOLINO
Sì: questa sicurezza
La sola fu che a stringere c'indusse
Il nodo clandestino.
Ma senti: oggi la sorte
Occasione propizia a me presenta
Di svelare il segreto
Con meno di timore.

CAROLINA
Dimmi, su, presto. Ah! mi consoli il core!

PAOLINO
Mi è riuscito alla fine
Di poter soddisfare
All'ambizione del signor Geronimo,
Che fanatico ognor s'è dimostrato
D'imparentarsi con un titolato.

CAROLINA
E così?

PAOLINO
Sarà sposa
Del Conte Robinson, mio protettore,
Tua sorella maggiore
Con cento mila scudi. Or io, d'entrambi
Avendo gl'interessi maneggiati,
Spero così d'avermeli obbligati.

CAROLINA
Bene, sì,bene assai.
Il Conte impegnerai
Perchè sveli a mio padre il nostro arcano.
Ma quando egli verrà?

PAOLINO
Non è lontano.
Lo spero in questo giorno, anzi a momenti.
Ecco qua la sua lettera
Che al signore Geronimo
Io devo presentar. Ma parmi appunto
Di sentir la sua voce.
A casa è ritornato.

CAROLINA
E' vero, è vero.
D'esser presto tranquilla io dunque spero.
Io ti lascio, perché uniti
Ch'ei ci trovi non sta bene ...
Per partire, poi ritorna
Ah, tu sai ch'io vivo in pene
Se non son vicina a te!

PAOLINO
Vanne, sì, non è prudenza
Di lasciarci trovar soli ...
Per partire, poi ritorna
Ah! tu sai che il cor m'involi
Quando vai lontan da me.

CAROLINA
No, non viene ...

PAOLINO
Sì, sì; adesso.

PAOLINO, CAROLINA
Dammi, dammi un altro amplesso.
Ah! pietade troveremo
Se il ciel barbaro non è
Carolina parte


SCENA II
Paolino, poi Geronimo

PAOLINO
Ecco che qui sen vien. Bisogna intanto
Ch'io mi avvezzi a parlar in tuon sonoro
Per farmi intender bene.
Di sordità patisce assai sovente,
Ma dice di sentir s'anche non sente.

GERONIMO
ad alcuni servi
Non dovete sbagliar, gente ignorante.
Che cosa è questo: lei, signor Geronimo!
In Italia, i mercanti
Che han dei contanti han titol d'illustrissimo:
Illustrissimo io sono e va benissimo;
Se poi ... (ad ogni costo
Voglio avere un diploma
Che della nobiltà mi metta al rango,
Chè chi ha dell'oro ha da sortir dal fango.)
Oh! Paolino caro.

PAOLINO
Ecco una lettera
Del conte Robinson, che, per espresso
Inclusa in una mia, venuta è adesso.

GERONIMO
Sì, son venuto adesso. E questa lettera
Di chi è? Chi la manda?

PAOLINO
forte
Il conte Robinsone.

GERONIMO
Il conte Robinson, sì, sì, ho capito.
La leggo volentieri.
Legge sottovoce
Ah, ah, ... comincia bene ...
Oh oh, ... séguita meglio ...
Ih ... di gioia mi balza il cor in petto!

PAOLINO
Ah ah, oh oh, ih ih, così ha già letto?

GERONIMO
Venite, Paolino,
Venite, ch'io v'abbracci. E' vostro merito
La buona rïuscita;
Io vi sono obbligato della vita.

PAOLINO
(Questo mi dà conforto.)

GERONIMO
Fra poco il conte genero
Sarà qui a sottoscrivere il contratto:
Elisetta è contessa: il tutto è fatto.
Con Carolina or poi se mi riesce
Di fare un matrimonio eguale a questo,
Colla primaria nobiltà m'innesto.

PAOLINO
(Questo poi mi dà affanno.)

GERONIMO
Che avete voi? Siete di tristo umore?

PAOLINO
Io? Signor no.

GERONIMO
Che?

PAOLINO
Allegro anzi son io
Per queste nozze.

GERONIMO
Bene. Andate dunque
A stare in attenzione
Per l'arrivo del Conte; ed ordinate
Tutto quel che vi par che vada bene
Per poterlo trattar come conviene.
Paolino parte


SCENA III
Geronimo, indi Carolina, Elisetta, Fidalma e Servitori.

GERONIMO
Orsù, più non si tardi
A dar sì lieta nuova alla famiglia.
Elisetta! Fidalma! Carolina!
Figlie, sorella, amici, servitori,
Quanti in casa vi son, vengano fuori.

CAROLINA
Signor padre?

ELISETTA
Signor? ...

FIDALMA
Fratello amato? ...

CAROLINA
Che avvenne?

ELISETTA
Cosa c'è?

CAROLINA
Che cosa è stato?

GERONIMO
Udite, tutti udite,
Le orecchie spalancate,
Di giubilo saltate:
Un matrimonio nobile
Per lei concluso è già.
Signora Contessina
Quest'oggi ella sarà.
Via, bacia, mia carina,
La mano al tuo papà.
Che saltino i denari:
La festa si prepari:
Godete tutti quanti
Di mia felicità.
Sorella mia, che dite?
Che dici tu, Elisetta?
A Carolina
Con quella bocca stretta
Per cosa stai tu là?
Via, via, che per te ancora
Tuo padre ha già pensato:
Un altro titolato
Sua sposa ti farà.
E stai col ciglio basso?
Non muovi ancor la bocca?
Che sciocca! ohimè, che sciocca!
Fai rabbia in verità.
L'invidia fai conoscere,
Che dentro il cor ti sta.
Parte


SCENA IV
Elisetta, Carolina e Fidalma.

ELISETTA
Signora sorellina,
Se io le rammenti un poco ella permetta,
Ch'io sono la maggior, lei la cadetta:
Che perciò le disdice
Quell'invidia che mostra;
E che in questa occasion meglio faria
Se mi pregasse della grazia mia.

CAROLINA
Ah, ah! della sua grazia,
Quantunque singolare,
In verità non ne saprei che fare.

ELISETTA
Sentite la insolente?
Io son Contessa, e siete voi un niente.

FIDALMA
Eccoci qua: noi siamo sempre a quella.
Tra sorella e sorella,
Chi per un po' di fumo,
Chi per voler far troppo la vivace,
Un solo giorno qui non si sta in pace.

ELISETTA
Qual fumo ho io? parlate.

CAROLINA
Qual io vivacità che condannate?

ELISETTA
Non ho fors'io ragione?

FIDALMA
Sì, deve rispettarvi.

CAROLINA
Ho dunque torto io?

FIDALMA
No, non deve incitarvi.

ELISETTA
Che? forse io la incito?

CAROLINA
Che? fors'io la strapazzo?

FIDALMA
No, niente no, non fate un tal schiamazzo.

CAROLINA
Io di lei non ho invidia;
Non ho rincrescimento
Del di lei ingrandimento:
Sol mi dispiace che in questa occasione
Ha di sè stessa troppa presunzione.
per partire

ELISETTA
Il voltarmi le spalle in questo modo
E' un'altra impertinenza.

CAROLINA
Perdoni se ho mancato a Sua Eccellenza.
Le faccio un inchino,
Contessa garbata;
Per essere Dama
Si vede ch'è nata;
Per altro, per altro
Lei rider mi fa.

ELISETTA
Strillate, crepate.
Son Dama e Contessa.
Beffar se volete,
Beffate voi stessa.
Per altro, per altro
Creanza non ha.

FIDALMA
ad Elisetta
Quel fumo, mia cara,
E' troppo eccedente.
a Carolina
Voi siete, carina,
Un poco insolente.
Vergogna! vergogna!
Finitela già.

CAROLINA
Sua serva non sono.

ELISETTA
Son vostra maggiore.

CAROLINA
Entrambe siam figlie
D'un sol genitore.

ELISETTA
Stizzosa ....

CAROLINA
FAmosa ...

FIDALMA
Finiam questa cosa,
Tacetevi là.

FIDALMO, CAROLINA, ELISETTA
Non posso soffrire
La sua inciviltà.

FIDALMA
Codesto garrir
Tra voi ben non sta.

Carolina parte


SCENA V
Fidalma ed Elisetta

FIDALMA
Chetatevi, e scusatela. Tra poco
Voi già andate a marito, ella qui resta:
Così non vi sarà mai più molesta.
Io mi consolo intanto
Del vostro matrimonio, e voi tra poco ...
Ma zitto, a voi il confido. Ah, non lo dite,
Per carità ....

ELISETTA
Fidatevi,
Che segreta son io.

FIDALMA
Ve ne consolerete ancor del mio.

ELISETTA
Del vostro?

FIDALMA
Padrona di me stessa,
Ricca pel testamento
Del mio primo marito,
E in età giovanil, non crederei
Che mi diceste stolta
Se voglio maritarmi un'altra volta.

ELISETTA
No, cara la mia zia,
Anzi fate benissimo e vi lodo.
Ma un dispiacer ben grande
Ne sentirà mio padre
Che vi dobbiate allontanar da lui,
Ei che v'apprezza al par degli occhi sui.

FIDALMA
Eh, quanto a questo poi, potrebbe darsi
Che non m'allontanassi.

ELISETTA
Posso saper chi sia?

FIDALMA
No, è troppo presto.
Ancor con chi vogl'io
Non mi sono spiegata.

ELISETTA
Ditemi questo almeno: è giovanotto?

FIDALMA
Giovane affatto, affatto.

ELISETTA
E' bello?

FIDALMA
Di Cupido egli è un ritratto.

ELISETTA
E' nobile?

FIDALMA
Non voglio
Spiegarmi d'avvantaggio.

ELISETTA
E' ricco? ... rispondete.

FIDALMA
Troppo curiosa, o cara mia, voi siete.
(Se mi stuzzica ancora un pocolino,
Vado or or a scoprir ch'è Paolino.)
E' vero che in casa
Io son la padrona,
Che m'ama il fratello,
Che ognuno m'onora,
E' vero ch'io godo
La mia libertà.
Ma con un marito,
Via, meglio si sta.
Sto fuori di casa?
Nessun mi dà pena;
All'ora che voglio
Vo a pranzo, vo a cena.
A letto men vado
Se n'ho volontà.
Ma con un marito,
Via, meglio si sta.
Un qualche fastidio
E' ver che si prova;
Non sempre la donna
Contenta si trova.
Bisogna soffrire
Qualcosa, si sa.
Ma con un marito,
Via, meglio si sta.
Mia cara ragazza
Che andate a provarlo,
Fra poco saprete
Se il vero vi parlo.
E poi mi direte,
Son certa di già,
Che con un marito,
Via, meglio si sta.
Partono


SCENA VI
Geronimo e Carolina

GERONIMO
Prima che arrivi il Conte,
Io voglio rallegrarti;
Vuol da tutte le parti
Oggi felicitarmi la mia sorte.
Senti .... Ma ridi prima, e ridi forte.

CAROLINA
Non farei, s'io ridessi,
Che una cosa sforzata, e senza gusto.

GERONIMO
Sicuro, ci avrai gusto.
Sposa d'un cavalier tu pur sarai;
Ora mi venne la proposizione,
E in oggi s'ha da far la conclusione.
Ridi, ridi, ragazza.

CAROLINA
(Oh me meschina!
Qui nasce una rovina
Se Paolin non fa presto.)

GERONIMO
E perchè mò non ridi, e te ne stai
Con quella faccia mesta?

CAROLINA
Ho dolore di testa.

GERONIMO
S'egli è un signor di testa? E' un cavaliere;
E non vuoi che sia un uom ch'abbia talento?

CAROLINA
(Ah, mi manca il consiglio in tal momento!)


SCENA VII
Paolino e detti; poi il Conte, Elisetta, indi Fidalma.

PAOLINO
forte
Signore, ecco qua il Conte.

GERONIMO
Il Conte? Oh! presto, presto ...
Rimettiamo il discorso ...
Scendiamo ad incontrarlo fin abbasso.

PAOLINO
Ecco che ha più di noi veloce il passo.

CONTE
Senza tante cerimonie,
Alla buona, vengo avanti.
Riverisco tutti quanti.
Non s'incomodin, non voglio,
Complimenti far non soglio:
Sol do al suocero un abbraccio;
a Fidalma
Servitore a lei mi faccio:
Dal dover non m'allontano;
ad Elisetta
Bacio a lei la bella mano ...
a Carolina
Vengo a lei, sì, vengo a lei,
Che ha quegli occhi così bei ...
Paolino, amico mio,
Qui sol regna grazia e brio.
Bravo padre! brave figlie!
Siete incanti, meraviglie,
Siete gioie .... Ma scusate;
Ch'io respiri almen lasciate,
O il polmon mi creperà.

ELISETTA, CAROLINA, FIDALMA
Prenda pure, prenda fiato,
Seguitare poi potrà.

PAOLINO
(Che fa troppo il caricato
Non s'accorge, non lo sa.)

GERONIMO
(L'ho sentito l'ho ascoltato,
Ma capito non l'ho già.)

PAOLINO, GERONIMO, ELISETTA, CAROLINA, FIDALMA
(Che un tamburo abbia suonato
Mi è sembrato in verità.)

CONTE
Senza essere affettato,
Mi distinguo in civiltà.
Orsù, senza far punto cerimonie,
Ch'io le abborrisco già, suocero caro,
Benchè la prima volta
Questa sia che permesso
Mi è di veder l'amabile mia sposa,
Pur dicendomi il core
Quale fra le tre Dive
La mia Venere sia,
Con vostra permissione allegro e franco
Io me le vado a situare a fianco.

GERONIMO
Certo sarete stanco, io ve lo credo,
Conte, genero amato. Ehi, da sedere!

CONTE
No, no, non dico questo:
No, vo' seder. Son fresco, e son robusto,
E il correr per le poste a me non nuoce.

PAOLINO
Convien che alziate un poco più la voce.

CONTE
Con vostra permissione,
Vado appresso alla sposa
Per farle un conveniente complimento.

GERONIMO
Oh, servitevi pure,
Chè questo, Conte mio, ci va de jure.
Ed io, che so che in tali incontri il padre
Importuno diventa,
Me ne andrò con Paolino
A far qualche altra cosa
La sorella e la zia stian con la sposa.
Parte con Paolino


SCENA VIII
Il Conte, Carolina, Fidalma ed Elisetta

CONTE
accostandosi a Carolina
Permettetemi dunque,
Cara la mia sposina ...

CAROLINA
Oh, no, signore:
Sbagliate; io non sono quella.
Quella che ha tanto onore è mia sorella.

CONTE
Sbaglio?

ELISETTA
Sicuramente.

CAROLINA
Di là, di là convien che vi voltiate.

FIDALMA
Di qua, di qua.

CONTE
Signora mia, scusate.
A Fidalma
Voi dunque ...

FIDALMA
No, signor, sbagliate ancora.

CONTE
Sbaglio ancora?

ELISETTA
Sicuro.
Ma che faccia da scherzo io mi figuro.
Quella son io che il Ciel vi diede in sorte;
Quella son io, che merita l'onore
Di stringervi la man, di darvi il core.

CONTE
(Diamine!) Voi la sposa?

ELISETTA
Che vuol dir tal sorpresa?

CONTE
Eh! niente, niente.
Perdonatemi: io credo
Che vogliate qui far, mie signorine,
Un poco di commedia. Or via, vi prego
Di non voler tirar più a lungo il gioco.
A Carolina
Mi inganno, o non m'inganno?
Siete voi la mia sposa, o non la siete?

CAROLINA
No, signor, ve l'ho detto, è mia sorella.

FIDALMA
E' questa, è questa.

ELISETTA
Io, sì signor, son quella,
E vi par forse ch'io ...

CONTE
No ... ma ... scusatemi ...
Voi dunque certamente?

ELISETTA
Certo.

FIDALMA
Sicuro.

CAROLINA
Indubitatamente.

CONTE
Il core m'ha ingannato,
E rimango dolente e sconsolato.
Da sè
Sento in petto un freddo gelo
Che cercando mi va il cor;
Sol quell'altra, giusto cielo!
Può ispirarmi un dolce ardor.

ELISETTA
da sè
Tal sorpresa intendo appie
Cosa vuol significar;
Sento in petto un rio veleno
Che mi viene a lacerar.

CAROLINA
da sè
Freddo, freddo egli è restato,
Lei confusa se ne sta.
Così un poco castigato
Il suo orgoglio resterà.

FIDALMA
da sè
In silenzio ognun qui resta,
E so ben quel che vuol dir.
Una torbida tempesta
Già mi sembra di scoprir.

CONTE, ELISETTA, CAROLINA, FIDALMA
Un orgasmo ho dentro il seno,
Palpitando il cor mi va.
Più non veggo il ciel sereno,
Più non so quel che sarà.
Partono


SCENA IX
Gabinetto; Paolino, poi Carolina.

PAOLINO
Più a lungo la scoperta
Non deggio differir. Il Conte alfine
E' un uom di mondo, un uom d'esperïenza,
Mi vuol del bene, e mi darà assistenza.

CAROLINA
Ah, Paolino mio ...

PAOLINO
Sposa mia cara ...

CAROLINA
Di poterti aver solo
Io non vedevo l'ora.
Sappi che ogni dimora
E' omai precipitosa;
Mio padre a un Cavalier va a farmi sposa.

PAOLINO
Ci mancava anche questa
Per più inasprirlo al caso!
Ma non perdo il coraggio. Al conte subito
Vado a raccomandarmi.

CAROLINA
Ma se sdegnasse il Conte
D'entrar in questo impegno?

PAOLINO
Di lui punto non dubito;
Ma al caso disperato, o cara mia,
A pie' mi metterei della tua zia:
Sa essa cos'è amore,
E del fratello suo possiede il core.

CAROLINA
E te ne fideresti?

PAOLINO
Sì: con bontà mi tratta, e con dolcezza,
Anzi, quasi direi che m'accarezza.

CAROLINA
In qualunque maniera
Non devi differir. Vedi là il Conte,
Cogli questo momento.
Datti coraggio; io mi ritiro intanto
Tutta, tutta agitata.
Ti assista amor che la cagion n'è stata.

PAOLINO
Cara, son tutto vostro. Amor pietoso,
Quanto grato ti sono. Anima mia,
Della gioia l'eccesso
Quasi quasi mi trae fuor di me stesso,
Brillar mi sento il core,
Mi sento giubilar;
Ah! più felice amore
Di questo non si dà.
Datemi, o cara, un pegno
D'amore e fedeltà;
Io sono un impaziente
Che tollerar non sa.
Carolina parte


SCENA X
Paolino, poi il Conte.

PAOLINO
Sì, coraggio mi faccio
Giacchè solo qui viene.

CONTE
Amico mio,
Io vo di te cercando,
Smanioso, ansioso, ch'è di già mezz'ora.
Ho di te gran bisogno.

PAOLINO
Ed io di voi.

|CONTE
Sì: quello che tu vuoi. – Per te son io,
Ma prima dir mi lascia il fatto mio.

PAOLINO
Sì, signore, parlate.

CONTE
All'amor, Paolino,
Che sempre t'ho portato,
Sempre tu fosti grato.
Però non serve qui di far preamboli;
Ma veniamo alla breve,
Chè, senza far un giro di parole,
Ciascheduno può dir quello che vuole.

PAOLINO
Benissimo. Veniamo dunque al fatto.

CONTE
Tu sai che ho già disposto
Di richiamarti a casa
Fra pochi mesi, e darti del contante
Perchè tu pur divenga un buon mercante.
Sì, già lo sai, non serve un tal racconto;
Ma, alla breve, alla breve,
Quello che si vuol dir, dire si deve.

PAOLINO
Ebbene, signor mio,
Lo sbrigarvi sta a voi.

CONTE
Sentimi dunque.
Sia com'esser si voglia,
O per l'una o per l'altra
Delle ragioni che non si comprendono,
O sia come si sia,
Perchè fare gran chiacchiere non soglio;
La sposa non mi piace, e non la voglio.

PAOLINO
Che cosa dite adesso?

ONTE
Dico assolutamente
Che non la voglio.

PAOLINO
E come mai potreste
Oggi disimpegnarvene?

CONTE
Facilissimamente.
Invece di sposare la maggiore
Sposerò la cadetta:
Dei cento mila invece per la dote,
Sol di cinquanta mila io mi contento.
Ecco tutto aggiustato in un momento.
Quella, quella mi piace,
Quella m'ha innamorato. Ora, da bravo:
Vanne, fa presto, al padre ciò proponi.
Sciogli, conchiudi, e poi di me disponi.

PAOLINO
(Me infelice!)

CONTE
Cos'hai?

PAOLINO
Niente, signore.

CONTE
Va dunque, va, fa presto.

PAOLINO
(Misero me, che contrattempo è questo!)
Signor, deh concedete ...
Sdegnarvi io non vorrei ...
Pensate, riflettete ...
Il dispiacer di lei ....
La civiltà, l'onore ...
Di tutti lo stupore ...
Ah, che mi vo' a confondere!
Ah, più non so che dir!

CONTE
Tu cosa vai dicendo,
Tu cosa vai seccando?
Non star più discorrendo,
A te mi raccomando.
L'amabile cadetta
Mi stimola, m'affretta;
Non posso più resistere,
Mi sento incenerir.

PAOLINO
Quel fuoco che v'accende,
Un altro forse offende ....
Ah, sento proprio il core
Che in sen mi va a languir!

CONTE
Il fuoco che m'accende
Da me più non dipende:
Non sposo la maggiore
Se credo di morir.
Partono


SCENA XI
Carolina, poi il Conte.

CAROLINA
Paolino ritarda
Con la risposta; ed io l'aspetto ansiosa;
E allor che qualche cosa
Con ansietà si aspetta,
Ogni minuto vi diventa un'ora.
Ma cosa fa che non ritorna ancora?
Quel pur che vedo è il Conte. Un segno è questo
Che il discorso è finito.
Ed ei qui viene senza mio marito!

CONTE
(Non trascuro il momento.) Oh, Carolina!
La sorte mi è propizia,
Perchè lontani dall'altrui presenza
Io vi posso parlar con confidenza.

CAROLINA
Oh! questo è quell'appunto
Che bramavo ancor io.

CONTE
Lo bramavate, sì? (Ciò mi consola.)
Veramente Paolino
Ve lo dovea dir lui;
Ma pronta l'occasion trovando adesso,
Quello ch'ei vi diria vel dico io stesso.

CAROLINA
Dite, dite, parlate, e voglia il cielo
Che le vostre parole
Dieno al mio core di speranza un raggio.

CONTE
(Questa già m'ama anch'essa. Orsù, coraggio.)
Ah, mia cara ragazza,
Amor ha un gran poter! Voi che ne dite?

CAROLINA
Quello che dite voi.

CONTE
E quelle debolezze
Che vengono d'amor, se ancor son strane,
S'hanno da compatir fra genti umane.

CAROLINA
Io sono certamente
Del vostro sentimento. Or seguitate,
Ditemi tutto il resto.
Se conoscete amor, mi basta questo.

CONTE
Quand'è così, stringiamo l'argomento.

CAROLINA
Veniamo pure al punto.

CONTE
Io son venuto
Per sposar Elisetta, ma che serve
Ch'io venuto ci sia,
Quando non ho per lei che antipatia?
E quando a prima vista
M'avete fatto voi vostra conquista?

CAROLINA
Io! cosa avete detto?

CONTE
Voi! cosa avete inteso?

CAROLINA
E' questo solo quel che avete a dirmi?

CONTE
Questo, sì, questo. E voi
Che ben sapete compatir l'amore,
Scusando il mio trasporto,
Darete all'amor mio qualche conforto.

CAROLINA
E nel momento istesso
Di dover adempire a un sacro impegno
Manchereste di fede? Io scuso bene,
Chiunque si lascia trasportar d'amore;
Ma non uno che manca al proprio onore.

CONTE
Oh, oh, voi date in serio. Ed io tutt'altro
Mi aspettava da voi.

CAROLINA
Tutt'altro anch'io mi credea di sentire.

CONTE
Di sentir cosa?

CAROLINA
Io non ve l'ho da dire.

CONTE
All'onor si rimedia
Sposando voi per lei.

CAROLINA
Questa cosa accordar io non potrei.
Perdonate, signor mio,
Se vi lascio e fo partenza.
Io per essere Eccellenza
Non mi sento volontà.
Tanto onore è riservato
A chi ha un merto singolare,
A chi in circolo sa stare
Con sussiego e gravità.
Io meschina vo alla buona,
Io cammino alla carlona,
Son piccina di figura,
Io non ho disinvoltura;
Non ho lingua, non so niente,
Farei torto veramente
Alla vostra nobiltà.
Se mi parla alla francese,
Che volete ch'io risponda?
Non so dire che monsieur.
Se qualcun mi parla inglese,
Ben convien che mi confonda.
Non intendo che auduiudu.
Se poi vien qualche tedesco,
Vuol star fresco, vuol star fresco,
Non intendo una parola.
Sono infatti una figliuola
Di buon fondo e niente più.
Parte


SCENA XII

CONTE
solo
Io resto ancora attonito.
Ha equivocato lei?
Ho equivocato io? Che cosa è stato?
Un granchio tutt'e due qui abbiam pigliato.
Ma io son uom di mondo, e ben capisco
Da quel suo dir sagace e simulato
Ch'ella già tiene qualche innamorato.
Ma voglio seguitarla.
Ma il vo' saper da lei
Per poter pensar meglio a' casi miei.
Parte


SCENA XIII
Geronimo, Elisetta, Fidalma, poi Paolino.

GERONIMO
Tu mi dici che del Conte
Malcontenta sei del tratto:
Quello è un uomo molto astratto,
Lo conosco e ben lo so.

ELISETTA
Ma un'occhiata almeno graziosa
Ottenuta pur non ho.

FIDALMA
Veramente colla sposa
Trattar peggio non si può.

GERONIMO
Voi credete che i signori
Faccian come i plebei;
Voi credete che gli sposi
Faccian come i cicisbei.
No, signore, tante cose,
Non le fanno, signor no.

PAOLINO
Mio signore, se vi piace
Di vedere l'apparato:
Tutto quanto è preparato
Con gran lustro e proprietà.

GERONIMO
Come? quando? cos'hai detto?

PAOLINO
parola per parola forte
Tutto quanto ... è preparato ...
Nella sala ... del banchetto ...
Con gran lustro e proprietà.

GERONIMO
Vanne al diavolo, balordo,
Forse credi ch'io sia sordo?
Non patisco sordità.

ELISETTA, FIDALMA, GERONIMO, PAOLINO
Andiam subito a vedere
La gran tavola e il dessere
Che onor grande mi / vi farà.
Partono


SCENA IV
Carolina ed il Conte.

CAROLINA
Lasciatemi, signore,
Non state a infastidirmi.

CONTE
Se libero è quel core
Vi prego sol di dirmi.

CAROLINA
Che non ho amante alcuno
Vi posso assicurar.

CONTE
Voi dunque la mia brama
Potete contentar.

CAROLINA
Lasciatemi, vi prego,
Lasciatemi, deh! andar.

CONTE
Non lasciovi, mia bella,
Sortir da questa stanza,
Comparisce Elisetta che si tiene in disparte
Se un raggio di speranza
Non date a questo cor.

CAROLINA
Tornate, deh! in voi stesso.

CONTE
Io v'amo già all'eccesso.

CAROLINA
Pensate a mia sorella.

CONTE
Per lei non sento amor.
S'io sposo voi per quella
Non manco già al mio onor.


SCENA XV
Elisetta che si avanza e detti, poi Fidalma.

ELISETTA
No, indegno, traditore.
No, anima malnata:
No, trista disgraziata,
Mai questo non sarà.
Per questo tradimento
Che mi si viene a fare,
Io voglio sussurrare
La casa e la città.

CONTE
Strillate, non mi curo.

CAROLINA
Sentite ...

ELISETTA
No, fraschetta.

CAROLINA
Ma prima ...

ELISETTA
Vo' vendetta.

CAROLINA, CONTE
In mei / lei non c'è reità.

FIDALMA
Che cosa è questo strepito?

ELISETTA
Di fede il mancatore
Con essa fa all'amore,
Ed io l'ascoltai qua.

FIDALMA
Uh! uh! che mancamento!
Non credo a quel che sento.


SCENA XVI
Geronimo che sopraggiunge, e detti, poi Paolino.

FIDALMA
Silenzio, silenzio,
Che vien mio fratello;
Non s'ha per prudenza
Da fare un bordello;
L'affar delicato
E' troppo da sè.

GERONIMO
Sentire mi parve
Un strepito, un chiasso!
Che fate? gridate?
Ovvero è per spasso?
Che cosa è accaduto?
Ognun qui sta muto?
Di dirmi vi piaccia
Che diavolo c'è.

PAOLINO
(La cara mia sposa
Dal capo alle piante
Mi sembra tremante:
Oh povero me!)

CONTE, CAROLINA, FIDALMA, ELISETTA
Che tristo silenzio!
Così non va bene,
Parlare conviene,
Parlare si de'.

PAOLINO - GERONIMO
Che tristo silenzio!
Sospetto mi viene;
Vi son delle scene,
Saperlo si de'.

GERONIMO
Orsù, saper conviene
Che fu. Che cos'è stato?

CAROLINA
Il fatto sol proviene
D'avere mal inteso.
additando Elisetta
Equivoco ha lei preso
E il Conte il motivò.

ELISETTA
Ciò non è vero niente,
Il fatto è differente:
Parlate con mia zia,
Che anch'io poi parlerò.

FIDALMA
Sappiate, fratel mio,
Che qua ci sta un imbroglio;
Ma adesso dir nol voglio,
Chè bene ancor nol so.

GERONIMO
Io non capisco affatto.

CONTE
tirandolo da una parte
Sappiate, con sua pace,
La sposa non mi piace;
La sua minor sorella
Mi sembra la più bella.
Ma poi, ma poi con comodo
Il tutto vi dirò.

GERONIMO
Eh, andate tutti al diavolo!
Ba, ba, ce, ce, sì presto ...
Un balbettare è questo,
Che intender chi lo può?

PAOLINO
Ma che mistero è questo?
Chi intendere lo può?

CAROLINA – CONTE
Le orecchie non stancate.

ELISETTA – FIDALMA
Affanno non vi date;
Da me, da me saprete
Qual sia la verità.

GERONIMO
La testa m'imbrogliate,
La testa mi fendete:
Tacete, deh! tacete,
Andate via di qua.

PAOLINO
Per imbrogliar la testa,
Che confusione è questa!
Capite, se potete,
Qual sia la verità!

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA
Sala come nell'atto primo; Geronimo, poi il Conte.

GERONIMO
Questa invero è curiosa:
Sembran d'accordo in masticar parole
Perchè io non intenda.
Ma voglio ben scoprir questa faccenda.
Venite, sì, venite, o conte amato;
Mi volete ora dir quello ch'è stato?

CONTE
Anzi men vengo apposta, e dico il tutto
Senza riguardo alcuno.

GERONIMO
No, non c'è alcuno.

CONTE
Alcun riguardo, ho detto,
Non ho di dirvi il tutto, e parlo schietto.
Vi dirò in primo luogo in stil laconico,
Che pel mio gusto armonico
Cosa non ha Elisetta
Che possa, qual vorrei,
Accender il mio cor, gli affetti miei;
E che mancando in me l'inclinazione,
Impossibil divien fra noi l'unione.

GERONIMO
Che armonico? che affetti?
Che unione? E cosa adesso
Mi andate voi dicendo?

CONTE
Che Elisetta sposar più non intendo.

GERONIMO
Che? cosa avete detto?

CONTE
Ho detto, che non trovo
Cosa in lei che mi piaccia,
E che più non la voglio.

GERONIMO
Non la volete più, mia figlia? Quella
Per cui steso è il contratto?
Non la volete più? Voi siete matto!
La vorrete benissimo,
La sposerete. Signor sì. A Geronimo
Non se ne fan di queste. E non è un uomo
Geronimo da prendersi
Per un qualche babbeo.
E Geronimo dice e vi ripete,
Che la vorrete, e che la sposerete.

CONTE
Ed al signor Geronimo
Io pur dico e ripeto
Che non la sposerò; ma che lo prego
Di mostrarsi contento
Che fra noi segua un accomodamento.

GERONIMO
Ed io vi torno a dire in brevi accenti
Che non si parli di accomodamenti.
Se fiato in corpo avete,
Sì, sì, la sposerete.
Un bambolo non sono,
Veder ve la farò.

CONTE
Se mi ascoltate un poco,
Si calmerà quel fuoco;
Ma poi se vi ostinate,
Anch'io mi ostinerò.

GERONIMO
La sposerete, amico.

CONTE
Io non la sposerò.

GERONIMO
Sì, sì, sì, sì, io dico.

CONTE
Io dico: no, no, no.

GERONIMO, CONTE
Con questo uom frenetico
Sfiatare non mi vo'.
Si mettono a sedere, uno da una parte e l'altro dall'altra

GERONIMO
(Ora vedete che bricconata!
Chi se l'avrebbe mai immaginata;
Questa è un'azione – da mascalzone:
Ed al suo impegno non dee mancar.)

CONTE
(Ora vedete che uom bilioso!
Come s'accende, com'è impetuoso!
Non vuol sentire – quel che vo' dire,
D'aggiustamento non vuol parlar!)

GERONIMO
(Vediamo un poco se ci ha pensato.)
Si alza

CONTE
(Proviamo un poco se si è calmato.)
Si alza

GERONIMO
Ebben, signore, la sposerete?

CONTE
Ebben, signore, m'ascolterete?
Il mio discorso vi può calmar.

GERONIMO
Via, dite pure quel che vi par.

CONTE
Se invece di Elisetta
Mi date la cadetta,
Cinquanta mila scudi
Vi voglio rilasciar.

GERONIMO
Quest'è per quel ch'io sento,
Quell'accomodamento
Che voi vorreste far?
Lasciatemi, mio caro,
Lasciatemi pensar.
Va di nuovo a sedere

CONTE
Vi lascio, sì, pensar.

GERONIMO
Qua risparmio del bell'oro,
Qua si salva anche il decoro;
Col baratto – che vien fatto,
Sì, signor, che bene andrà.

CONTE
Va l'amico ruminando,
Al risparmio va pensando;
Il boccone – è da ghiottone,
Nè scappar lo lascerà.

GERONIMO
Ci ho pensato, ci ho pensato.
Si alza

CONTE
Sentiremo, sentiremo.
Si alza

GERONIMO
Il baratto, sì, faremo,
Ma con patto ch'Elisetta
Ancor essa accorderà.

CONTE
S'è per questo, vado in fretta
A far sì che m'odierà.

GERONIMO, CONTE
Siamo, siamo accomodati:
Ritorniam di buon umore.
Abbracciamoci di cuore,
E speriam felicità.
Geronimo parte


SCENA II
Il Conte, poi Paolino.

CONTE
Per fare ch'Elisetta mi rifiuti
Il modo è facilissimo.
Oh! Paolino! Paolino!

PAOLINO
In che posso servirvi?

CONTE
Da me stesso
Ho fatto tutto: Il padre è contentissimo
Ch'io sposi Carolina.

PAOLINO
Ma ... lo dite davvero?

CONTE
Certamente. Consolati, e tu stesso
Va a darle questa nuova:
Dille che ogni riguardo è omai finito.
E che disponga il cuore
Ad ubbidir con gioia al genitore.
Parte


SCENA III
Paolino, Fidalma, poi Carolina.

PAOLINO
Ecco che or ora scoppia
Da sè la cosa. Io sono rovinato!
Scacciato colla sposa, e disperato.
Ma no. Mi resta ancora una speranza
Nel buon cuor di Fidalma. A lei men volo
Benchè tutto tremante ...
Ma Fidalma qui giunge ... Ecco l'istante.

FIDALMA
(Egli è qua solo, e questo gabinetto
Fermandosi in disparte
E' un luogo adattissimo
Per parlar di segreti.)

PAOLINO
(Ella mi sembra
Che volga in sè qualche pensier molesto.
Ah, che son disgraziato ancora in questo!)

FIDALMA
(Mi ha guardato sott'occhio, e ha sospirato.)

PAOLINO
(E' turbata senz'altro: il cor mi manca.)

|FIDALMA
(E sospira di nuovo: ah! fosse mai
Che anch'ei per me sentisse
Quel ch'io sento per lui?)

PAOLINO
(Orsù, coraggio!
Il tempo passa, ed io me le avvicino.)
Se mi è permesso ...

FIDALMA
Addio, caro Paolino
Non mi avete veduta altro che adesso?

PAOLINO
Vi vidi pensierosa, e non mi parve
Di dover disturbarvi.

FIDALMA
Voi non mi disturbate.
Pensieroso però, se non m'inganno,
Eravate anche voi.

PAOLINO
Questo è ben vero.

FIDALMA
Paolino?

PAOLINO
Signora.

FIDALMA
I pensier nostri
Da un'istessa cagion per avventura
Sarebbero prodotti?

PAOLINO
E' ciò impossibile.

FIDALMA
Non pensavate a me?

PAOLINO
Non so negarlo.

FIDALMA
Ed io pensava a voi. Femmina esperta
Dal più minimo indizio ancor s'avvede
Di quel che non si pensa e non si crede.

PAOLINO
(Che se ne sia avveduta?)

FIDALMA
Via, non vi confondete.
Parlatemi con tutta confidenza.

PAOLINO
(Se n'è accorta senz'altro.)
Ah! Signora ....

FIDALMA
Mi avrete
Pietosa e non crudel.

PAOLINO
La bontà vostra
Il mio merito eccede, e mi consola,
Ma con vostro fratello ...

FIDALMA
Il fratel mio
Ve bene accordar quel che vogl'io.

PAOLINO
E non farà rumore?

FIDALMA
Quale rumore? Contento ei dee mostrarsi
Quando ancor non lo fosse.

PAOLINO
Ah, mio conforto!
Dunque, quando?

FIDALMA
Prestissimo.

PAOLINO
Anzi, senza dimora.

FIDALMA
Ebbene in questo punto
Vi do la mia parola
Che sarete mio sposo ....

PAOLINO
Sposo?

FIDALMA
Sì, caro mio.

PAOLINO
Io?

FIDALMA
Sì, mio caro,
Sì, mio bene, consolati ...
Ma di color tu cangi? ... E che cos'hai?

PAOLINO
(Qual nuovo contrattempo è questo mai!)
Sento, ahimè! che mi vien male,
Già mi manca quasi il fiato!

FIDALMA
Non è niente, sposo amato,
Questo è effetto del piacer.

PAOLINO
Per pietà, che in svenimento
Io mi sento già cader.

FIDALMA
E' l'effetto del contento,
Passerà, no, non temer.
Mio caro Paolino
Ma! .... certo è svenuto,
Porgiamogli aiuto ...
C'è alcuno di là?
L'amore, il contento
Vedete che fa?

CAROLINA
Ma cosa è accaduto?
Che cosa è mai stato?

FIDALMA
Il povero giovine
Di me innamorato,
Per gioia in deliquio
Vedete che sta.
Io vado a pigliare
Un certo elisire,
Non state a partire.
Restatevi qua.

CAROLINA
(Che creder, che dire
Da me non si sa.)
Giusto Cielo! Quale affanno,
Qual sospetto mi martella!
Su, ti scuoti, su favella!
Io mi sento lacerar.

PAOLINO
Carolina, deh, va via!

CAROLINA
Tu invaghito di mia zia,
E mi vieni ad ingannar.

PAOLINO
Taci, taci, che per ora
Non mi posso qui spiegar.

CAROLINA
Ci mancava questa ancora
Per più farmi delirar.

FIDALMA
entrando
Son qui pronta ... Son qua lesta,
Ma già in piedi ti ritrovo.
Per la gioia che ne provo
Questa man ti do a baciar.

PAOLINO
imbarazzato
Non mi prendo tanto ardire.

CAROLINA
Mia signora, pian pianino.

FIDALMA
Bacia, bacia, Paolino,
a Carolina
Non ci avete voi da entrar.

CAROLINA, PAOLINO
Questa certa confidenza
Di fanciulla alla presenza,
Che stia bene non mi par.

FIDALMA
Di qualunque alla presenza
Posso dar tal confidenza
A colui che ho da sposar.

Fidalma parte. Carolina e Paolino mostrano di
partire, ma poi si arrestano.



SCENA IV
Carolina e Paolino.

CAROLINA
Vanne, vanne: la séguita ... No, arrestati.
Dimmi, tristo, su, dimmi,
Quante pensi sposarne? Ora comprendo
Perchè a svelar non pensi
Il nodo clandestin che ci ha legati.
Lo fai per il piacere
Di tradire due donne a un solo istante,
Me come sposa e l'altra come amante.

PAOLINO
No, Carolina, chetati ed ascoltami.

CAROLINA
E che deggio ascoltar? Non ti ho trovato
Svenuto per amore
Al fianco di mia zia? Non l'ho sentita
Vantarsi del tuo affetto?
E che l'hai da sposar non ha già detto?

PAOLINO
Questo è un inganno, o cara ...

CAROLINA
Eh, sì, un inganno
Che da te si commette.
Se tu amavi mia zia,
Perchè non sposar lei?
Perchè sedurre una fanciulla onesta,
Priva d'ogni esperienza e d'accortezza,
Per farla poi crepar dall'amarezza?

PAOLINO
M'ascolta, per pietà ....

CAROLINA
Che vuoi che ascolti?
Comprendo in questo istante
Il peso del mio fallo.
Ma senti, io corro adesso
A' piedi di mio padre;
Svelerò quel che ho fatto ...
A qualunque castigo
Mi renderò soggetta.
Di te poi, seduttor, tristo, spergiuro,
Segua quel che si voglia, io non mi curo.
Per partire

PAOLINO
Ferma, ferma, ti prego ...

CAROLINA
Oibò ... mi lascia.

PAOLINO
No, ti dico.

CAROLINA
Vo' andar.

PAOLINO
Sentimi, e poi
Subito te ne andrai se andar tu vuoi.

CAROLINA
Ah! Chi poteva mai
Questo da te aspettarsi!

PAOLINO
Ascolta, io dico.

CAROLINA
Io mi sento morir!

PAOLINO
Calmati un poco.

CAROLINA
piangendo
Così resterai libero,
Così la sposerai.

PAOLINO
Ah! no, che tu così morir mi fai.
Nell'inganno tu sei, ragion non senti,
E ti scordi in un punto di furore,
Chi sei tu, chi son io, tutto l'amore?

CAROLINA
Cosa potresti dir?

PAOLINO
Dir che tua zia
Soltanto in quest'istante,
Mi si scoperse amante;
E la sorpresa mia fu che mi tolse
L'uso de' sensi. Or vanne a pubblicarmi
Qual seduttor. Rovinami, ma prima
Prendi questo coltello,
E poichè sei impazzita,
Qui dammi prima una mortal ferita.

CAROLINA
Guarda ch'io te la do.

PAOLINO
Non mi ritiro.

CAROLINA
Ma non disse ella stessa
Che tu l'amavi?

PAOLINO
Equivocò Fidalma.

CAROLINA
Confessa, o fo davvero.

PAOLINO
Se un bugiardo mi credi,
Spingi senza pietade.

CAROLINA
Ah! mi vien freddo ed il coltel mi cade.

PAOLINO
Or sappi, sposa mia, che più maneggio
Non trovo al scoprimento
Per salvar il decoro. A noi non resta
Che di fuggir. Coi buoni uffizi il padre
Farem poi che si plachi.
Quel ch'è fatto è già fatto; ed alla fine
Presto o tardi lo sdegno ha il suo confine.
Pria che spunti in ciel l'aurora
Cheti cheti, a lento passo,
Scenderemo fin abbasso,
Che nessun ci sentirà.
Sortiremo pian pianino
Per la porta del giardino:
Tutta pronta una carrozza
Là da noi si troverà.
Chiusi in quella, il vetturino,
Per schivar qualunque intoppo,
I cavalli di galoppo
Senza posa caccerà.
Da una vecchia mia parente,
Buona donna e assai pietosa,
Ce ne andremo, cara sposa,
E staremo cheti là.
Come poi s'avrà da fare
Penseremo a mente cheta.
Sposa cara, sta pur lieta,
Che l'amor ci assisterà.
Parte


SCENA V

CAROLINA
sola
Fuggir? Palese al mondo
Render il nostro fallo? E far di noi
Parlar con disonor? Questo sarebbe
Render più acerba ancora la ferita
Al seno di mio padre ...
No, no; pria di risolvermi
A così duro passo
Che costerebbe a me troppo dolore,
Voglio tentar quel che mi dice il core.
Parte


SCENA VI
Camera; Elisetta, poi il Conte.

ELISETTA
Qua nulla si conclude,
Qua ognuno sta in silenzio
Ed io mastico intanto amaro assenzio.

CONTE
Qui la ritrovo alfin. Voglio provarmi
Se la posso ridurre a ricusarmi.
Servo, servo umilissimo.

ELISETTA
Venite come sposo o mancatore?

CONTE
Vengo qual mi volete;
Conoscitor del vostro
Merito singolar, degno d'un soglio,
Sol dal vostro voler dipender voglio.

ELISETTA
Voi parlate d'incanto.

CONTE
E più v'incanterò se mi ascoltate.

ELISETTA
Benissimo, parlate.

CONTE
In primo luogo
Creder voi mi dovete
Il più sincero, il più ingenuo di tutti:
Che ho il core sulle labbra, e che son tale,
Che di me pur io dico il bene e il male.

ELISETTA
Vediamone una prova. Per esempio:
Quel di far all'amor con mia sorella,
Essendo a me promesso,
Lo dite male o bene?

CONTE
Male, male, malissimo.
Ecco ch'io lo confesso. In certi incontri
Sono di un naturale
Facile a sdrucciolar. Ma meglio udite,
S'è ver che son sincero. In me sicuro
Che c'è del buon: ma prima
Che i lacci d'Imeneo fra noi sian stretti,
Io vi avverto d'aver de' gran difetti.

ELISETTA
Quando li conoscete, è cosa facile
Che possiate emendarvi.

CONTE
Oh, io credo impossibile
Sempre ho sentito a dire
Che colla vita si mantiene e dura
Quel vizio che nell'uom passa in natura.

ELISETTA
Voi mi sgomentereste
Se vi credessi in tutto.

CONTE
Basta ... credete pure
Quello che sol vi piace. Io con voi tratto
Da galantuomo e in termini assai schietti.
Io vi avverto di aver de' gran difetti.

ELISETTA
Poichè me lo avvertite,
Obbligata vi son. Ma ... non temete,
Cercherò d'adattarmi.

CONTE
Oh, questo poi
Sarà difficilissimo.
Ve ne sono di fisici,
Ve ne son di morali. Insomma, io parlo
Ingenuamente e tocca a voi, signora,
Di far poi riflessione a questi detti,
Ch'io vi avverto d'aver de' gran difetti.

ELISETTA
(A mettermi comincia
Un poco in apprensione.) Orsù, signore,
Giacchè siete sincero anche vi piaccia
Di dirmi quali sono
Per poter regolarmi.
(Alla fin non vorrei sacrificarmi.)

CONTE
Sentite io ve li dico
Perchè voi lo volete e vi ubbidisco;
Per altro in verità, me ne arrossisco.
Son lunatico, bilioso;
Son soggetto all'emicrania,
Ho sovente certa smania,
Che in delirio mi fa andar.
Son sonnambulo perfetto,
Che dormendo vo a girar.
Sogno poi, se sono a letto,
Di dar calci e di pugnar.

ELISETTA
Tutto questo, tutto questo?
Bagattelle, bagattelle!
Qua ci va della mia pelle,
Ma saprommi riguardar.

CONTE
Piano piano; non è tutto.
Per gli amori ho un gran trasporto.
Per le donne casco morto;
E di questo che vi par?

ELISETTA
Quest'è un vizio troppo brutto,
Ma il potrete un dì lasciar.

CONTE
Ma aspettate, mia signora,
Tutto detto non ho ancora.
Son vizioso giocatore,
Crapulone, bevitore,
M'ubbriaco spesso spesso,
Che vo fuori di me stesso;
Casco in terra o pur traballo,
Son più strambo d'un cavallo,
Vado tutti a maltrattar.

ELISETTA
Ora poi non credo niente,
Voi lo dite per scherzar.

CONTE
Quando poi non lo credete,
Dico questo e ve lo giuro:
Che a me nulla voi piacete,
Che non v'amo, non vi curo,
Non vi posso tollerar.
Parte


SCENA VII
Elisetta, Fidalma, poi Geronimo.

ELISETTA
Potea parlar quell'anima incivile
Con più di escandescenza!

FIDALMA
Elisetta mia cara,
Vi vedo ben turbata.

ELISETTA
Se dagli occhi del Conte
Non si toglie ad un tratto Carolina,
Qui nasce una rovina.
Convien togliergli affatto ogni speranza
Di poterla sposar.

FIDALMA
Dite benissimo;
Ma se voi la credete
vaghita del Conte, io poi vi dico
Che forse forse con ragion fondata
La credo di Paolino innamorata.

ELISETTA
Di quello non mi curo.

FIDALMA
Me ne curo ben io; nè più mi sento
Di tenerlo celato.

ELISETTA
Dunque, facciam che debba
Passar in un ritiro,
Acciò non ci disturbi.

FIDALMA
Ottimamente.
Quest'è il pensier che anch'io volgeva in mente.
Lasciate fare a me; la fraschettina
Mandata vi sarà doman mattina.

GERONIMO
Ebben? Sei persuasa
Di rinunziare a questo matrimonio?

ELISETTA
Non sarà vero mai ch'io vi rinunzi,
Perchè poi mia sorella
Debba sposar il CONTE

GERONIMO
Si può fare un baratto
Per te vantaggiosissimo.

FIDALMA
Non si fanno baratti.
Anzi, mi meraviglio
Che un uomo come voi, prudente e saggio,
Proponga adesso un altro maritaggio.

GERONIMO
Sì, un altro maritaggio. Ecco, tua zia
E' della mia opinione.

FIDALMA
Anzi, dico di no. Si deve togliere
La causa del disordine.
Carolina fomenta
La passione del Conte; onde si deve
Farla sparir, mandarla in un ritiro;
E acchetati che sian tutti i rumori,
Allora poi, sì, allor tornerà fuori.

ELISETTA
Avete ben capito?

GERONIMO
Sì, sì: parlate pure.

FIDALMA
E se questo non fate, il mio decoro
Non vuol che in questa casa
Io me ne resti più. Voi mi farete
De' capitali miei restituzione,
E così finiremo ogni questione.

ELISETTA
Avete inteso bene?

GERONIMO
Sordo non son. Farò quanto conviene.

FIDALMA
Cosa farete?
Via, su, parlate.

ELISETTA
Via, risolvete.
Via, non tardate.

FIDALMA – ELISETTA
Presto, anzi sùbito
Si deve far.

GERONIMO
Ma non strillate
Tutte due unite;
Sento che il timpano
Voi mi ferite.
Parlate piano,
Senza gridar.

FIDALMA – ELISETTA
Diremo dunque,
Diremo piano,
Che in un ritiro
Di qua lontano,
Per metter ordine
Al gran disordine
La Carolina
Si dee mandar.
Voi ci sentite?

GERONIMO
Che cosa dite?

FIDALMA – ELISETTA
Abbiam parlato,
Vi abbiamo detto ...

GERONIMO
Sia maledetto
Questo strillar!

ELISETTA
In un ritiro – la Carolina ...

GERONIMO
Già l'ho capito, – cara signora ...

FIDALMA
Mandar dovete – doman mattina ...

GERONIMO
Già l'ho capito – ch'è un quarto d'ora.
Senza far chiasso,
Senza fracasso
Si può ben dire,
Si può parlar.

ELISETTA, FIDALMA
Oh, che fracasso
Di Satanasso!
Tutta la casa
Farà tremar.
Elisetta e Fidalma partono


SCENA VIII

GERONIMO
solo
In un ritiro! e perchè in un ritiro
La devo far passar? Se l'interesse
Anzi vuol ch'io permetta
Che il Conte se la sposi?
No. Piano. E mia sorella,
Se sdegnata perciò dal mio negozio
Leva i suoi capitali? Ella è una scossa,
Ch'oggi io non so se sostener la possa ...
Dunque anderà in ritiro.
Pensiamo or dunque in qual miglior maniera
Devo darle la nuova innanzi sera.


SCENA IX
Carolina in disparte, e detto

CAROLINA
Son risoluta io stessa
Di vincer il rossor. Io sudo ... io gelo ...
Ma farlo, oh Dio! convien ... M'aiuta, o cielo!
Ah, signore! a' pie' vostri ecco una figlia ...

GERONIMO
Che cos'hai? Cosa c'è? Cos'è accaduto?
Alzati, e parla in piedi ...

CAROLINA
Ah! no, signore ...

GERONIMO
Alzati, ed ubbidisci al genitore.
Io però ti prevengo
In quello che vuoi dirmi.
Tua sorella e tua zia t'hanno già detto,
Che devi in un ritiro
Passar doman mattina; e tu ten vieni
Tremante e sbigottita,
Quasi ci avessi da restar in vita.

CAROLINA
Io in un ritiro? Ah! mio signor ...

GERONIMO
Tu devi
Far la mia volontà.

CAROLINA
Fuori di tempo
E' un ritiro per me ...

GERONIMO
Soli due mesi,
Ci starai e non più.

CAROLINA
Deh! padre mio,
Altro è quel che mi affanna ...

GERONIMO
Il mio interesse
Lo vuole, e la mia pace ...

CAROLINA
Ah! permettete
Che a' vostri pie' mi getti e che implorando
La pietade paterna ...

GERONIMO
Orsù, mi secchi.
Signora fraschettina,
Nel ritiro anderai doman mattina.
Parte


SCENA X
Carolina, indi il Conte.

CAROLINA
E possono mai nascere
Contrattempi peggiori!
Il padre mio sedotto,
Mia sorella e mia zia con me alterate,
Tutti in orgasmo. E come mai poss'io
Svelar in tai momenti il fallo mio!
Come tacerlo poi, se in un ritiro
Ad entrar son costretta!
Misera, in qual contrasto
Di pensieri mi trovo; io son smarrita.
Cielo! deh! tu m'addita
Il consiglio miglior; qualche speranza
Rendi al cor mio; ma il core, oh Dio! mi dice:
Carolina infelice,
Pietà di te non sente il ciel tiranno.
Ah! disperata io vo a morir d'affanno!

CONTE
Dove? dove, mia cara,
Con tanta agitazione? Ohimè! parlate.
Che avete? che chiedete? Io son per voi
Col cor, col sangue, colla vita istessa;
Più di voi nulla al mondo or m'interessa,

CAROLINA
Ah, potessi parlar!

CONTE
Chi vi trattiene?

CAROLINA
Mi trattiene il decoro,
E quella diffidenza
Che deggio aver nel caso mio importante:
D'uno che già mi si è scoperto amante.

CONTE
Diffidar d'un che v'ama!
Oh, questo caso esser non può che quello
Di scoprirgli un rival. Ma udite, o cara:
Un uom di mondo io sono:
S'egli è prima di me, ve lo perdono.
D'esser tardi arrivato incolperò
La sorte mia rubella.

CAROLINA
E dareste la mano a mia sorella?

CONTE
Questo poi no.

CAROLINA
Sposata pur l'avreste
Senza contraddizion, s'io più di lei,
Per un gioco del caso, in quel momento.
Non vi fossi piaciuta?

CONTE
Sì, è ver; ma mi piaceste, ed il cor mio
Or non vorria che voi.

CAROLINA
Ma però tutto quello che il cor vorrebbe
Non è sempre possibil.

CONTE
Ve l'accordo anche questo.

CAROLINA
Dunque se l'ottenermi
Impossibile fosse, ah! signor mio,
Perchè coltivereste un tal desio?
Perchè, se voi m'amaste,
Mi vorreste infelice,
Quando potreste invece
Rendermi voi con un'eroica azione
Oggi la vita e la consolazione?

CONTE
In orgasmo mi mette
Questo vostro parlar, che par d'incanto.
Però non mi confondo;
Sì, v'amo; e questo amor; se a voi ciò piace,
D'ogni più bella azion sarà capace.

CAROLINA
Giuratemelo,

CONTE
Io ve lo giuro
In questo compariscono Elisetta, Fidalma ed il signor Geronimo, che osservano
Sull'onor mio, su questa bella mano,
Ch'io vo' baciar. Sentiamo ora l'arcano.



SCENA XI
Fidalma, Elisetta, Geronimo e detti.

ELISETTA
Côlti vi abbiam.

FIDALMA
Côlti vi abbiam sul fatto.

ELISETTA
a Geronimo
Vedete la sguaiata?

FIDALMA
Vedete la fraschetta?
Tutti gli uomini alletta;
E la mano si lascia
Baciar da ognun che amore a lei protesta.

GERONIMO
Ora da dubitar più non mi resta.

CAROLINA
Ma signor ...

GERONIMO
Taci là.

CONTE
Ma non sapete ...

ELISETTA
Tacete voi, che ben vi sta.

FIDALMA
Tacete.

GERONIMO
Domani nel ritiro. E voi, signore,
O doman sposerete
Quella cui prometteste, o dell'affronto
Noi la vedrem se mi farò dar conto.

CONTE
Ma se ...

GERONIMO
Non vi do ascolto.

CAROLINA
Ma io ...

ELISETTA
Voi in un ritiro.

FIDALMA
In un ritiro.

CAROLINA
(Ah, ch'io pazza divento! Io già deliro.)
Deh! lasciate ch'io respiri,
Disgraziata, meschinella.
Io rival di mia sorella?
No, non sono, il ciel lo sa.
Incolpata sono a torto;
Deh! parlate voi, signore,
Sincerate il genitore,
Che a voi più si crederà.

CONTE
Quest'amabile ragazza ...

FIDALMA – ELISETTA
E' un'astuta, una sguaiata.
Siete parte interessata.

GERONIMO
Nel ritiro andar dovrà.

CAROLINA
Sol tre giorni alla partenza
Io vi chiedo per pietà.
Palesar la mia innocenza
Qualche cosa vi potrà.

FIDALMA, ELISETTA, GERONIMO
No, il ritiro e preparato / destinato.
Se cadesse ancora il mondo
Deve andarci e ci anderà.

CONTE
Io divengo furibondo
S'anche un poco resto qua.

CAROLINA
Ma voi siete tanti cani,
Senza amor, né carità.
Ah, mi perdo, mi confondo,
Il cervel da me sen va.
Carolina, il Conte e Geronimo partono


SCENA XII
Elisetta e Fidalma

ELISETTA
Sarete or persuasa,
Ch'è il Conte e non Paolino
Quel di cui è invaghita?
Ma non ci penso più: sarà finita.

FIDALMA
Ed io credo benissimo
Che sia una civettina:
O che piuttosto una di quelle sia
Che s'innamoran sol per debolezza
Di ciascun che le guarda e le accarezza.

ELISETTA
Se son vendicata,
Contenta già sono.
Al Conte perdono
La sua infedeltà.
Se tolto è l'oggetto
Che il cor gl'incatena,
Con faccia serena
La man mi darà.
Partono


SCENA XIII
Sala, tavolino con lumi accesi; Geronimo e Paolino.

GERONIMO
Venite qua, Paolino. Questa lettera
Spedite per espresso
A Madama Intendente del ritiro
Che vedete qui scritto, acciò le arrivi
Domani di buon'ora.
Sia cura vostra ancora,
Prima di andar a letto
D'avvertire la posta, acciò non manchi
Di qui mandarmi all'alba
Quattro buoni cavalli ... Eh? cosa dite?

PAOLINO
Io non parlo, signor.

GERONIMO
Bene, eseguite,
Io mi ritiro adesso. Andate pure.
Stanco oggi son di tante seccature.
Prende un lume ed entra nella sua stanza


SCENA XIV

PAOLINO
solo
E a risolversi adesso
Ad una pronta fuga,
Forse ancor tarderà la sposa mia?
Forse ancora potria
In queste circostanze
Lusingarsi, e sperar favore, o aiuto?
Da chi? come? in qual modo? ... Io son perduto!
No, no, risolverà. Per affrettarnela,
Vado nella sua stanza.
Non v'è più tempo: più non v'è speranza.
Prende un lume, ed entra nella stanza di Carolina


SCENA XV
Il Conte, poi Elisetta.

CONTE
Il parlar di Carolina
Penetrato m'è nel seno;
Ah, saper potessi almeno
Il segreto del suo cor!
Per sì amabile ragazza
Io non so quel che farei;
E salvarla ben vorrei
Dal domestico livor.

ELISETTA
(Ritirato io lo credeva
E lo trovo or qui vagante.
Un sospetto stravagante
Mi fa nascere nel sen.)

CONTE
(A trovarla me ne andrei,
Se credessi di far ben.)

ELISETTA
Signor Conte, serva a lei.
Che vuol dir che qui la trovo?

CONTE
Vuol dir questo, ch'io mi movo.

ELISETTA
Che stia solo non convien.

CONTE
Grazie, grazie, mia signora:
Vada pur, ch'io vado ancora;
Tempo è già di riposar.
Ciascuno si prende un lume

ELISETTA
Buona notte, signor Conte.

CONTE
Dorma bene, Madamina.

ELISETTA
(Finchè venga la mattina
In sospetto devo star.)

CONTE
(Questa furba sopraffina,
Non vo' farla sospettar.)
Si ritirano nelle loro stanze; la scena resta oscura.


SCENA ULTIMA
Paolino e Carolina dalla stanza di lei, indi Elisetta, Fidalma, poi Geronimo, ed infine il Conte, tutti dalle loro stanze

PAOLINO
Deh, ti conforta, o cara,
Seguimi piano, piano.

CAROLINA
Stendimi pur la mano.
Che mi vacilla il pie'.

PAOLINO, CAROLINA
Oh, che momento è questo
D'affanno e di timore!
Ma qui dobbiam far core,
Ch'altro per noi non c'è.
S'avviano per partire

PAOLINO
Zitto ... mi par sentire ...
Si sente un uscio aprir ...

CAROLINA, PAOLINO
Potrebbe alcun venire;
Si tardi un po' a partir.
Rientrano nella stanza

ELISETTA
Sotto voce qua vicino
Certo intesi a favellar.
Una porta pian pianino
Ho sentito poi serrar ...
Ho scoperto ... vo' scoprire ...
Va ad ascoltar alla porta di Carolina
A parlar pian pian si sente ...
Vi sta il Conte certamente ...
Io li voglio svergognar.
Va a battere alla porta di Fidalma
Sortite, sortite,
Venite qua in fretta.

FIDALMA
Chi batte? chi chiama?

ELISETTA
Son io, Elisetta
Va a battere alla porta di Gerronimo
Aprite! deh! aprite,
Sortite, signore.

GERONIMO
di dentro
Chi picchia sì forte?
Chi fa tal rumore?

ELISETTA
Venite qua fuori,
Si tratta d'onor.
Sortono Fidalma e Geronimo con lume in mano

FIDALMA
Che cosa è accaduto?

GERONIMO
Che cosa è mai nato?

FIDALMA
Io sono tremante.

GERONIMO
Io son sconcertato.

ELISETTA
Il Conte sta chiuso
Con mia sorellina;
Si faccia rovina
Di quel traditor

GERONIMO, FIDALMA, ELISETTA
gridando alla porta di Carolina
Conte perfido, malnato,
Conte indegno, scellerato:
Fuori, fuori vi vogliamo,
Che scoperto siete già.

CONTE
uscendo dalla sua stanza
Qui dal Conte che si vuole?
Che indegnissime parole?
Ecco il Conte, eccolo qua.

I TRE SUDDETTI
Quale sbaglio, qual errore ...
Perdonate, mio signore,
Qui un equivoco ci sta.

CONTE
Ubriachi voi sarete.

GERONIMO, FIDALMA
Io no certo: sarà lei.
Additando Elisetta

ELISETTA
No, signor, lo giurerei:
Qualcun altro vi starà.

CONTE, GERONIMO, FIDALMA
Stando in piedi, questa sogna:
Ma confonderla bisogna
E rossor ne proverà.

GERONIMO
Carolina, fuori, fuori ...
Anche questa si vedrà.

CAROLINA, PAOLINO
Ah! Signore, ai vostri piedi
A implorar veniam pietà.

CONTE
(Oh che vedo! resto estatico.)

GERONIMO, ELISETTA
Quest'è un'altra novità.

FIDALMA, GERONIMO
Cosa s'intende?

FIDALMA
Cosa vuol dire?

CAROLINA, PAOLINO
Vi supplichiamo di compatire,
Chè, d'amor presi, – son già due mesi,
Il matrimonio fra noi seguì.

GERONIMO, FIDALMA
Il matrimonio!

CAROLINA – PAOLINO
Ah, signor sì.

GERONIMO
Ah, disgraziati! qual tradimento!
Andate, o tristi; pietà non sento:
Più non son padre: vi son nemico:
Io vi discaccio, vi maledico:
Raminghi andate lontan da me.

CAROLINA – PAOLINO
Pietà, perdono: colpa è d'amore.

FIDALMA
Pietà non s'abbia d'un traditore.

CONTE – ELISETTA
Deh! vi calmate: deh! vi placate:
Rimedio al fatto più già non c'è.

FIDALMA
Sian discacciati, sian castigati:
Azion sì nera punir si de'.

CONTE
Ascoltate un uom di mondo!
Qui il gridar non fa alcun frutto,
Ma prudenza vuol che tutto
Anzi s'abbia d'aggiustar.
Il mio amor per Carolina
M'interessa a suo favore:
Perdonate a lor di core,
Ch'io Elisetta vo' sposar.

ELISETTA
M'interesso anch'io, signore;
Deh! lasciatevi placar.

GERONIMO
a Fidalma
Voi che dite?

FIDALMA
Voi che fate?

PAOLINO, CAROLINA, ELISETTA
Perdonate, – perdonate.
Tutti ginocchioni

CONTE
Già che il caso è disperato,
Ci dobbiamo contentar.
GERONIMO
Bricconacci ... furfantacci ...
Son offeso ... son sdegnato ...
Ma vi voglio perdonar.

PAOLINO, CAROLINA, CONTE, ELISETTA
Che trasporto d'allegrezza!
Che contento, – che dolcezza!
Io mi sento – giubilar.

TUTTI
Oh che gioia! oh che piacere!
Già contenti tutti siamo!
Queste nozze noi vogliamo
Con gran festa celebrar.
Che si chiamino i parenti,
Che s'invitino gli amici,
Che vi siano gli stromenti,
Che si suoni, che si canti;
Tutti quanti – han da brillar!

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